Turchia multa Twitter per contenuti terroristici. Il social la querela

Il governo di Ankara multa Twitter per 'propaganda terroristica'. Il social non paga la sanzione e querela la Turchia per 'azione contraria alla legge'

Turchia vs Twitter (nena-news.it)

Turchia vs Twitter (nena-news.it)

Twitter e Turchia giungono ai ferri corti. Il governo di Ankara multa il social network per non aver rimosso contenuti definiti di “propaganda terroristica“. Ma il social network è pronto a dare battaglia. Non solo questo dichiara di non avere alcuna intenzione di pagare la sanzione di 50mila dollari ma decide altresì di contrattaccare presentando una querela contro lo Stato turco, ritenendo la sua azione “contraria alla legge”. Il termine ultimo per il pagamento della multa è ormai scaduto ma la società di San Francisco resta salda sulle sue posizioni. Per il momento, si esclude comunque l’ipotesi di un blocco della piattaforma.

TURCHIA VERSUS TWITTER - Il ministro delle Comunicazioni, Binali Yildirim, ha assicurato che la Turchia «prenderà qualsiasi misura necessaria» nei confronti di Twitter per sanzionare tale inadempienza. Del resto, per il governo di Ankara, tali pratiche di censura sui social non sono certo una novità. L’ostracismo turco verso il web ha infatti dei precedenti, come quello del blocco di Youtube nel 2014, sempre con l’accusa di mancata rimozione di messaggi terroristici. Anche a seguito della strage di Charlie Hebdo, la Turchia disapprovò apertamente alcuni tweet satirici contro Maometto.

IL CONTROLLO DI ANKARA - La pressione di Ankara sui social network ha talvolta superato i limiti dell’ammissibile, tanto da essere condannata dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. In questa specifica occasione, la pena era dovuta al blocco della diffusione di alcuni video su Youtube contro Ataturk, eroe nazionale in patria e fondatore della Repubblica, in cui era stata riscontrata l’esistenza di una matrice terroristica. In verità, non si trattava che di una manciata di filmati del tutto ironici.

Se si considera che solo nella prima metà del 2015, il 72% delle richieste totali di rimozione di contenuti inviate a Twitter risultano provenire proprio dalla Turchia, non sarà difficile dedurre quanto sia rigida la politica di controllo che Ankara esercita sui mezzi di comunicazione online.

Antonietta Mente

@AntoMente

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