Turchia, le ragioni della protesta repressa dal governo

I duri scontri registrati ieri in Turchia hanno prodotto mille feriti e due vittime

Ankara – Decine di migliaia di persone che sfilano con la bandiera turca e immagini di Mustafa Kemal Ataturk, padre della Patria. Dall’altro lato della barricata, l’esercito in assetto anti-sommossa che reprime la protesta con lacrimogeni, idranti e manganelli. Questo è lo scenario che la Turchia vive da alcuni giorni, e che coincide con una grande mobilitazione di piazza contro la cosiddetta islamizzazione del paese.

Quasi mille feriti, ma Amnesty International denuncia la presenza di due vittime. Questo il bilancio degli scontri di ieri nella capitale Ankara, trasformatasi improvvisamente nel focolaio di una insoddisfazione popolare finalmente scoppiata in tutta la sua espressione interclassista.

La rabbia dei giovani (e meno giovani) è contro Recep Tayyip Erdoğan - che lo scorso 14 marzo ha “celebrato” il suo decimo anno consecutivo da premier – accusato di ridurre progressivamente quel clima di laicità sul quale è stata fondata la Turchia moderna, attraverso una serie di iniziative che sempre più hanno eroso quella propensione ai costumi occidentali, per ultima una vera e propria moratoria sul consumo di alcolici, che il Corano vieterebbe.

La Turchia, pur essendo un paese a maggioranza musulmana, ha da sempre avuto una struttura istituzionale laica, contravvenendo alle disposizioni della Shari’a, secondo la quale il potere legislativo è di fatto inutile, in quanto è il solo testo islamico e le Sunnah, ovvero le tradizioni tramandate da Maometto, a costituire la base legislativa degli stati islamici. Ciò accade, ad esempio, in Arabia Saudita e in Iran, dove la maggioranza sunnita impone costumi particolarmente restrittivi.

Ciò, se applicato anche in Turchia, rischia di contravvenire a quella libertà individuale da sempre garantita – e che costituisce gran parte degli usi e costumi locali – e riproporre anche dalle parti di Ankara l’annosa questione della divisione Stato-religione, al centro del dibattito islamico sin dalle origini del credo stesso.

Così, la decisione di ammettere le donne con il tradizionale velo nelle università prima, e il divieto di consumare alcolici dopo, costituiscono l’illegittimo e insensato tentativo di Erdogan di trasformare la Turchia in un paese islamico a tutti gli effetti, con il risultato di scatenare la reazione della piazza, che non è abituata ai severi codici coranici, e di certo non vuole adottarli come base della propria vita, pur professando nella larga maggioranza dei casi l’Islam.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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