Turchia: giornalista in arresto, ha insultato il Presidente su Twitter

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Bülent Kenes, direttore dell’edizione inglese del quotidiano turco Zaman (Repubblica.it)

Istanbul – Emesso un mandato d’arresto contro Bülent Kenes, direttore dell’edizione inglese del quotidiano turco Zaman, con l’accusa di aver insultato su Twitter il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. «Dittatore»: questo l’appellativo con cui il giornalista – caporedattore di una delle testate più diffuse in Turchia – definisce il leader politico del Paese. Kenes si difende sostenendo di aver soltanto espresso il suo diritto di critica.

L’ACCUSA – E così, a tre settimane dalle cruciali elezioni politiche anticipate in Turchia, la stampa di opposizione – che fa capo al magnate e imam Fethullah Gulen, ex sodale e ora nemico numero uno di Erdogan – finisce nel mirino dei giudici. Reato: diffamazione. Mezzo di divulgazione: un social network, nello specifico, Twitter. Movente: Incompatibilità di ideali. Obiettivo dell’azione ingiuriosa: creare uno «stato parallelo» con l’obiettivo di rovesciarlo; almeno secondo quanto dichiarato dallo stesso leader turco.

LA DIFESA – «Vista la terribile situazione in Turchia e il fatto che il principio dello stato di diritto è stato schiacciato, la gente aspetta solo il suo turno. A essere onesto, sono sorpreso che questo tentativo di arresto sia giunto così in ritardo», denuncia Kenes, il quale risulta essere palesemente recidivo. Già a giugno, infatti, il giornalista fu condannato a 21 mesi di prigione a causa di un ennesimo tweet giudicato lesivo della reputazione del presidente. La pena, all’epoca, fu sospesa. Eppure oggi Kenes si ritrova, ancora una volta, a difendere con le unghie e con i denti il diritto di esercitare liberamente la propria professione.

ATTENTATI ALLA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE – Lo scorso dicembre il capo del gruppo editoriale Samanyolu, anch’esso legato a Gulen, è stato arrestato con l’accusa di terrorismo. Nelle stesse ore in cui veniva emesso l’ordine di arresto contro Kenes, l’editorialista del quotidiano Sozcu, Necati Dogru, è stato condannato a 11 mesi e 20 giorni, per aver anch’esso insultato il presidente Erdogan. Che la libertà d’espressione ed il lecito esercizio del diritto di critica siano, in un Paese come la Turchia, apertamente ostacolati – se non addirittura annientatiè evidente; così come palese è la mancata volontà – di chi crede così di poter mantenere le redini della situazione – di effettuare un cambio di rotta.

Antonietta Mente

@AntoMente

 

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