Ttip, stretta finale a Strasburgo

Mercoledì 10 giugno il Parlamento Europeo vota il trattato di libero scambio Ue-Usa. Ma non si arresta l’opposizione

Una delle sedi del Parlamento Europeo, a Bruxelles

Una delle sedi del Parlamento Europeo, a Bruxelles

Dopo mesi di inchieste, polemiche e dibattiti seguiti da un insolito silenzio, il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) si avvicina al traguardo. Mercoledì 10 giugno 2015 il Parlamento Europeo di Strasburgo verrà chiamato a votare la risoluzione sui negoziati per l’accordo di liberalizzazione transatlantico, che si propone di abbattere dazi e dogane che separano i mercati europeo e statunitense. L’obiettivo dichiarato è di creare una macro-area di libero scambio comprendente l’Ue e gli Usa. Ma sia fuori sia dentro Strasburgo infuria la protesta.

LA SOCIETA’ CIVILE – A otto mesi dall’inchiesta di Milena Gabanelli e Report che lo hanno portato alla luce, il Ttip continua a essere osteggiato da molti attivisti sia in Usa sia in Europa. La campagna Stop Ttip Italia ha raccolto oltre due milioni di firme per fermare la ratificazione del trattato, e ha aperto un vero e proprio bombardamento email e Twitter sugli europarlamentari italiani per fare pressione su di loro. Stop Ttip, che riunisce diverse organizzazioni non governative, prende di mira soprattutto la segretezza e l’antidemocraticità con cui sono condotti i negoziati, che potranno essere solo accettati o rigettati nella loro interezza dal Parlamento Europeo e dai Parlamenti nazionali. Ma il punto più critico è l’Isds (Investor-State Dispute Settlement) un tribunale internazionale che «consentirebbe alle imprese di citare gli opposti governi se democraticamente introducessero norme, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri». L’accusa è che il trattato nel suo complesso arricchisce solo le multinazionali, che beneficerebbero per prime delle maggiori possibilità di esportazione ai danni delle piccole e medie imprese, abbasserebbe gli standard ambientali, lavorativi e di salute dei cittadini occidentali. Inoltre, concedendo alle imprese la possibilità di citare in giudizio i governi che ledono i loro interessi, un sarebbe fortemente antidemocratico.

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SI SPACCANO I SOCIALDEMOCRATICI – Anche all’interno del Parlamento si è creato un fronte di opposizione. Già 134 parlamentari europei, di cui 22 italiani, si sono dichiarati contrari alla ratificazione dell’accordo.  Sabato 6 giugno i socialisti francesi, parte del partito europeo dei Socialisti & Democratici, hanno attaccato la risoluzione dei loro pari tedeschi, guidati da Lange. I francesi hanno dichiarato che non intendono votare il trattato se conterrà l’Isds, definito «uno strumento che non ha niente a che vedere con la democrazia e serve solo a fare gli interessi delle multinazionali. Gli Stati devono poter legiferare, soprattutto per difendere l’ambiente, la salute pubblica, i diritti dei consumatori o dei lavoratori, i servizi pubblici. È inammissibile… i tribunali dei sistemi europei o americani sono già garanzia di rispetto del diritto votato dai legislatori democraticamente eletti»

Nonostante le varie critiche, a un giorno dal voto la protesta ha dimensioni contenute – la ratificazione del trattato non compare sulle pagine online dei quotidiani nazionali né tra gli hashtag di Twitter. Domani è atteso il riscontro sul Ttip, per alcuni «trattato commerciale del secolo», per altri una catastrofe.

Alessio Perrone
@alessioperrone

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