Trovato in Australia lo spermatozoo gigante più vecchio del mondo

Lo spermatozoo gigante più vecchio del mondo

Lo spermatozoo gigante più vecchio del mondo

Riversleigh, Australia - È una scoperta straordinaria, di cui non si hanno testimonianze passate e che rappresenta una novità nel panorama scientifico ed rcheologico mondiale, quella avvenuta a Riversleigh, l’incredibile area dell’Australia situata nel Queensland e tutelata dall’UNESCO per la grande presenza di giacimenti fossili.

LO SPERMATOZOO GIGANTE E PIÙ VECCHIO AL MONDO - Ciò che è stato trovato in questa caratteristica e spettacolare area è il fossile di uno spermatozoo gigante, ritrovato all’interno del piccolo corpo di un preistorico gamberetto maschio d’acqua dolce. Lo spermatozoo è molto più grande e lungo del corpo del gamberetto dentro il quale è stato ritrovato (che misura all’incirca 1,3 mm), che però vanta al suo interno, una piccola struttura capace di custodire il seme arrotolato su se stesso.
Il fossile, oltre alle grandi dimensioni, conta anche un’età straordinaria, che lo rende il più antico del mondo, poiché sembra risalire a circa 17 milioni di anni fa; è lo stesso Mike Archer, professore della School of Biological, Earth and Environmental Sciences dell’Università del Nuovo Galles del Sud, in Australia, ad affermarlo, raccontando, con una nota di entusiasmante stupore, l’importanza di questa grande scoperta scientifica.

La zone di Riversleigh è patrimonio dell'UNESCO per la ricchezza di giacimenti fossili

La zone di Riversleigh è patrimonio dell’UNESCO per la ricchezza di giacimenti fossili

LA PERFETTA CONSERVAZIONE DEL FOSSILE - La zona di Riversleigh è nota per la conservazione di grandi quantità di storia archeologica, essendo teatro ideale per scoperte e ritrovamenti di fossili; in passato furono, infatti, ritrovati resti di specie animali straordinarie, come i canguri carnivori, i ratti canguro, i wombat e gli ornitorinchi giganti.
La scoperta dello spermatozoo gigante, però, stupisce ancor di più per l’incredibile stato di conservazione del gamberetto e del suo interno, poiché si sono mantenuti quasi intatti anche i nuclei contenenti il DNA dell’animale ed i cromosomi della specie. La conservazione del piccolo  crostaceo potrebbe essere spiegata con la probabile presenza di una comunità di paleo-pipistrelli, vivente proprio sulla superficie delle acque preistoriche in cui si trovava il gamberetto; le deiezioni fecali del paleo-pipistello avrebbero contribuito ad aumentare la percentuale di fosforo dell’acqua, aiutando così la mineralizzazione degli organismi all’interno.

Alessia Telesca

foto: tmnews.it; en.wikipedia.org

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