“Travolti dalla cicogna”, un dramma spacciato per commedia

Sul tema della gravidanza, del rapporto padre/madre, dei problemi nella coppia portati da un nascituro, il cinema ha riservato uno speciale parterre di pellicole, tutte sviluppate sulle difficoltà del parto, in tutti i sensi, portando film commedia, drammi, persino film horror, che catalizzano l’attenzione essendo un problema di molti che riscuote un buon successo al botteghino, senza troppo costruire una trama ben fatta o un prodotto votato al pubblico di sala. Nine Months, Juno o Molto incinta nella commedia, Qui dove batte il cuore o l’italiano Il seme della discordia per il dramma e infine per l’horror Rosemary’s Baby o la prima parte di Twilight: Breaking Dawn. Persino nella fantascienza questo tema è portato a galla come in Alien 3. Il 27 luglio invece è uscito un ibrido del sottogenere appena descritto, Travolti dalla cicogna, che parte come commedia, ma si palesa come inequivocabile dramma.

Barbara (Louise Bourgoin) è un’aspirante docente che si sta preparando a consegnare al suo professore una tesi che le consentirà di iniziare il suo sogno, l’insegnamento. Nicolas (Pio Marmaï) è appassionato di cinema, vorrebbe fare lo scrittore e lo sceneggiatore, ma per il momento si guadagna da vivere in un negozio di noleggio dvd. I due si incontrano proprio nel negozio di lui, flirtando attraverso i titoli dei film che lei affitta e scatta subito l’amore. Basta poco a farli innamorare. Sono spensierati, felici e si gettano con dedizione l’uno nell’altra fino a quando lei acconsente a mettere in cantiere un figlio, abbandonando così i sogni di gloria. Nasce quindi la piccola Lea che già durante la gravidanza aveva allontanato (fisicamente) i due protagonisti, mentre alla nascita lei si adopera con anima e corpo alla nascitura. Il rapporto idilliaco presto si sfalda. Lei è completamente inglobata dalla figlia, non si cura più, non esce più e si limita ad allattare e a cullare Lea. Lui tra lavoro e amici, sembra assente e presto il loro rapporto si rompe del tutto.

Le coppie dall’amore celere, subito fantastico, si notano in alcuni stralci di film dell’ultimo quinquennio, come l’ultimo La memoria del cuore, come se la vita riservasse sempre questi spiacevoli e facili inconvenienti. Qui il regista Remi Bezançon cerca di creare a suo modo un mondo ironico per spiegare l’impatto importante che un figlio ha sua una coppia, maggiormente se questa è giovane, ma cade nell’addentrarsi troppo in questi meandri, palesando un carattere drammatico, mai divertente (se non per una o due scene, poche per collocarlo nella commedia), relegando la pellicola a mero tentativo di analisi monotematica della coppia in crisi. Solo diapositive di una storia cominciata bene e finita male. I due attori si calano bene nella parte, lei è splendida, vista già in L’amore dura tre anni e Adele e l’enigma del faraone, gestisce bene il cambiamento fisico, da bellezza mozzafiato, elegante, sorniona e ammaliante a spettinata, deformata e stanca madre a tempo pieno.

Lui, attore francese di film transalpini mai arrivati in Italia, invece come comprimario protagonista subisce la forza della sua partner, troppo assente come fidanzato e troppo assente come impatto, anche se i suoi ritagli se li prende, equilibrando bene la focalizzazione sull’involuzione della Bourgoin. Una pellicola melodrammatica che sembra un connubio interminabile di foto a ricordare la bellezza dell’amore e l’incidenza della gravidanza sulla coppia. Abituati nell’ultimo anno ad un cinema francese intenso come non si vedeva da tempo (vedi Quasi amici, La guerra è dichiarata, Emotivi Anonimi o La fuga di Martha), questa pellicola ha una vacua intenzione, un pressapochismo che evidenzia falle enormi in una trama che non decolla mai, intervallata e spezzata da quelle diapositive che sono i ritagli della vita di Barbara e Nicolas. Le frasi di circostanza per delineare il decadimento mentale e fisico della madre, sono poco sviscerate, lasciate all’intuizione e all’esperienza filmografica del fruitore in sala. In ogni caso, sentiremo parlare presto a livello internazionale di Louise Bourgoin.

Andrea Bandolin

[youtube]http://youtu.be/zXxE3pskC0o[/youtube]

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