Trattativa Stato-mafia: Riina incontrò ministri e politici?

Riina

Sono a dir poco clamorose le parole dette oggi dal pentito di mafia Antonino Galliano in videoconferenza durante l’udienza di oggi riguardante la trattativa fra Cosa Nostra e lo Stato che avvenne nel terribile biennio 1992-1993.

APPUNTAMENTO CON IL BOSS - «Tra ottobre e novembre 1991», «a ridosso della decisione del maxiprocesso» Totò Riina «ha partecipato in Calabria a una riunione a cui partecipavano anche generali, ministri, politici ed esponenti delle istituzioni». La domanda che sorge spontanea è: quali ministri, quali politici, quali esponenti delle istituzioni? E perché, in tutti questi anni, hanno pensato bene di non dire raccontare nulla?

INTERMEDIARI DI LIVELLO - Gallino parla anche del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi: «Marcello Dell’Utri era l’intermediario tra Berlusconi e la mafia». «Dell’Utri dava dei soldi di Berlusconi che venivano ritirati da Antonino Cinà che poi li portava a Palermo. Mio zio Raffaele Ganci faceva avere questi soldi a Totò Riina. Accadeva negli anni Ottanta». «Poi ci fu la guerra di mafia – ha continuato il pentito – e Berlusconi non volle più dare soldi». «Ci fu un periodo di stasi. Ganci mi raccontava che per fare tornare a pagare Berlusconi ci fu l’interessamento di Riina che tramite i catanesi fecero mettere una bomba per sollecitare Berlusconi a ricercare aiuto in Dell’Utri e così è successo». Riguardo il presunto stalliere di Arcore: «Vittorio Mangano venne mandato a Milano perché Berlusconi aveva paura e chiedeva una copertura».

IL PROCESSO CONTINUA – Domani a deporre al processo sulla trattativa Stato-mafia ci dovrebbe essere il presidente del Senato Pietro Grasso. Il 26 giugno aveva annunciato: «Ho già comunicato che sarò io ad andare a Palermo, l’aula bunker è un pezzo della mia vita. Mi ricordo ancora quando supervisionai i lavori per la sua costruzione e i tre anni passati lì dentro in occasione del maxi processo. Ci torno spesso ancora oggi, soprattutto in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, in compagnia di centinaia di ragazzi. Per me resta il tempio della verità, e avendo la facoltà di scegliere sarò io ad andare in aula bunker».

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: ilgiorno.it

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