Trattativa Stato-Mafia, Napolitano: “Sul colle solo illazioni”

Nicola Mancino e Giorgio Napolitano (19luglio1992.com)

Nicola Mancino e Giorgio Napolitano (19luglio1992.com)

Roma - Le istituzioni italiane rischiano di finire in una nuova bufera giudiziaria. A meno di un anno dalle dimissioni di Berlusconi, accompagnate dalle inchieste per affari poco trasparenti, rapporti non chiari con la criminalità organizzata oltre che per la sua “non proprio istituzionale” vita sessuale, al centro dell’attenzione dei media è ora la posizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in merito alla presunta trattativa tra Stato e Mafia.

Il sito Dagospia ha pubblicato un documento dal quale si desumerebbe una relazione pericolosa tra l’ex vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. Contemporaneamente, appare sul Fatto Quotidiano un pezzo in cui si afferma tra l’altro: “È il 25 novembre 2011. Alle ore 21.07, Nicola Mancino telefona a Loris D’Ambrosio, consulente giuridico del capo dello Stato Giorgio Napolitano, per segnalare che è stato nuovamente convocato a Palermo, e si lamenta del pm Nino Di Matteo, attribuendogli il ruolo dell’inquisitore più duro durante gli interrogatori. È la madre di tutte le intercettazioni, la prima e la più lunga di dieci telefonate – tutte partite dal cellulare dell’ex presidente del Senato – che secondo l’accusa rivelano, tra novembre 2011 e aprile 2012, l’aspettativa fortissima di Mancino di un “salvataggio” istituzionale da parte del Quirinale rispetto alle iniziative processuali della procura di Palermo, che appare intenzionata a scavare a fondo sul suo coinvolgimento nell’indagine”.

Dalla caserma della Guardia di Finanza di Coppito in provincia dell’Aquila dove ha presieduto alla cerimonia per il 238esimo Anniversario della fondazione del Corpo, Giorgio Napolitano ha usato toni forti contro ciò che si legge in questi giorni su alcuni giornali: “E’ una campagna di insinuazione e sospetto sul Presidente della Repubblica e i suoi collaboratori costruita sul nulla. Si tratta di interpretazioni arbitrarie e tendenziose, talvolta persino versioni manipolate”.

Immediate sono state le reazioni. Sul blog del Popolo Viola, Gianfranco Mascia, ha chiesto all’inquilino del Quirinale di chiarire al più presto la propria posizione e di rispondere subito alle affermazioni del quotidiano di Padellaro e Travaglio, senza nascondersi dietro ad un semplice “tutte illazioni basate sul nulla”.

Decisamente diversa la reazione del Segretario del Pd Pierluigi Bersani, che parla di insinuazioni nei confronti di Napolitano basate su evidenti distorsioni dei fatti, di un’operazione inaccettabile da respingere con fermezza a difesa di un Presidente, che ha dimostrato e dimostra di essere un presidio vero della Repubblica in tempi molto difficili.

Drastica la posizione dell’europarlamentare Sonia Alfano, presidente della neonata commissione Antimafia del Parlamento europeo, la quale ha invitato alle dimissioni il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il comportamento del Quirinale rispetto all’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia. “Napolitano dovrebbe dimettersi perchè ha dimostrato di non essere imparziale. Non è solamente un problema etico. E se non lo facesse io chiederei l’impeachment”. 

Non distante da Sonia Alfano è apparso Antonio Di Pietro il quale, intervistato in merito alla vicenda ha riferito: “Napolitano dovrebbe sapere che nessuno è al di sopra della legge. Invece lui ha avallato l’operato dei suoi più stretti collaboratori che hanno tentato di interferire con un’inchiesta in corso che ha come oggetto fatti gravissimi.”

Davide Lopez

 

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