Tragedia immigrazione: 100 cadaveri gettati a mare dai compagni di viaggio

L'arrivo dei superstiti a Lampedusa

PALERMO -Questa volta il viaggio della speranza è diventato in tutto e per tutto quello della disperazione. Non sono per le centinaia di uomini, donne e bambini che erano stipati su quella carretta del mare, ma anche per tutti coloro che apprendono della loro morte causata anche da un mancato intervento di chi, in nome dell’accoglienza, avrebbe dovuto soccorrerli: a meno di 30 miglia dalla barca in difficoltà si trovava una nave Nato che, nonostante il sollecito della autorità italiane, non ha portato aiuto.

Il barcone navigava alla deriva in acque libiche da giorni, a seguito del guasto del motore poco  dopo la partenza, e i superstiti erano costretti a gettare in mare i corpi di quelli che invece morivano di stenti per mancanza di cibo e acqua. Questo quanto ricostruito dai racconti di chi, sotto choc, è ancora vivo. Sarebbero quindi centinaia i morti, anche se i numeri sono in attesa di conferma e pare che la Guardia Costiera italiana abbia avvistato per ora in acqua soltanto pochi corpi.

Ora il Viminale chiede risposte e chiarimenti sul mancanto intervento della Nato ed ha invitato i ministri della Difesa e degli Esteri ad un intervento con la coalizione.  La loro tempesitività avrebbe permesso di salvare quelle vite che invece il successivo intervento della Guardia Costiera catanese ha potuto solo in parte preservare da un triste destino, trasportando d’urgenza i superstiti nelle strutture sanitarie di Lampedusa?

A pochi giorni da un altro episodio, il ritrovamento di 25 cadaveri di immigrati stipati nella stiva di una nave e morti per soffocamento, la notizia di centinaia di morti gettati in mare dagli stessi compagni di viaggio, nell’indifferenza delle forze militari internazionali, getta più che mai un dubbio su quella che ancora, forse a torto, continuiamo a chiamare ‘civiltà occidentale’.

Redazione

foot via ansa.it

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