Tragedia Himalaya: proseguono le ricerche dei dispersi

L'alpinista Alberto Magliano (foto via: ilsole24ore.com)

Nepal – Permane l’incertezza sulle cifre di quanti potrebbero essere rimasti sotto la neve dopo la tragica valanga di ieri sull’Himalaya. Il ministero del Turismo nepalese ha fatto oggi la cifra di sette, ma i media a Kathmandu sostengono che potrebbero essere molti di più. Le fonti nepalesi parlano oggi di un massimo di undici vittime, ma ieri il veterano alpinista italiano Silvio Mondinelli ha detto di avere «personalmente contato 13 cadaveri».

Nella zona del campo base n. 3, a 6.600 metri di quota, le condizioni meteorologiche non sono favorevoli e le ricerche dei dispersi procedono fra grandi difficoltà. Responsabili locali hanno segnalato che nel momento della valanga c’erano 231 fra scalatori e guide impegnati nell’ascensione dell’ottava più alta vetta del mondo nell’Himalaya, anche se non tutti si trovavano nella zona dell’impatto della slavina. Gli italiani Silvio Mondinelli, Christian Gobbi e Marco Confortola, che facevano parte della spedizione, sono illesi. Deceduto invece Alberto Magliano. In tutto, ha riferito il console italiano a Calcutta, sono 9 i connazionali impegnati nella spedizione. Lo stesso Mondinelli il pesante bilancio di almeno 13 morti, con la precisazione che «é probabile che sotto la valanga ce ne siano altri».

Secondo la ricostruzione dell’incidente fatta da Mondinelli, un seracco di ghiaccio si è staccato prima dell’alba dal fianco della montagna e cadendo avrebbe provocato una valanga che si è abbattuta sul campo base n.3. Data l’ora, tutti gli alpinisti stavano dormendo nelle tende con gli sherpa e sono quindi stati investiti in pieno dalla enorme massa di neve e ghiaccio. Per spiegare la morte di Magliano, Mondinelli ha detto che «probabilmente la tenda di Alberto era più pesante della nostra dato che conteneva anche delle bombole di ossigeno e quindi il peso le ha impedito di saltar fuori dalla slavina».

Alberto Staiz

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