Traffico di rifiuti tossici. Indagato Steno Marcegaglia

Steno Marcegaglia, padre del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e presidente dell’omonimo Gruppo di acciaierie, è attualmente indagato per traffico di scorie inquinanti

di Chantal Cresta

Emma e Steno Marcegaglia

Inchiesta Golden Rubbish, così i Carabinieri del N. O. E. (Nucleo operativo ecologico) e la procura di Grosseto hanno chiamato il filone di indagini che ha recentemente portato alla luce un grosso smercio illegale di materiali pericolosi, spacciati per rifiuti ordinari.

Il giro d’affari, che ha coinvolto alcuni grandi gruppi industriali, tra cui le acciaierie Marcegaglia, Lucchini e la multinazionale Procter & Gamble, era gestita da due siti di stoccaggio rifiuti indipendenti l’uno dall’altro, quello toscano di Scarlino (Grosseto) e quello abruzzese della zona industriale di Lanciano (Chieti). Secondo i carabinieri di Grosseto i due stabilimenti, abilitati solo per il trattamento di rifiuti normali, garantivano ai loro clienti appalti competitivi per lo smaltimento anche degli scarti più tossici: terra di bonifica inquinata, scarti industriali di mercurio, bombole di gas propano smaltite senza essere state svuotate e triturate.

Le scorie venivano miscelate a rifiuti normali e gli stoccaggi erano regolarmente accompagnati da bolle di certificazione falsificate, rilasciate dalle società di intermediazione di Scarlino e Lanciano. In particolare, la società Agrideco, presso il sito di Grosseto, aveva allacciato i maggiori rapporti con le aziende clienti e assicurava loro non solo analisi chimiche contraffate, ma anche la successiva dislocazione dei materiali inquinati, in discariche seminate in tutta Italia: Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia-Giulia, Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Lazio, Abruzzo, Campania e Sardegna. Un traffico di scorie che viaggiava da nord a sud e il cui trasporto era coperto da circa 800 camion in grado di stoccare fino a 500.000 tonnellate di materiali tossici all’anno, di cui circa 80.000 finivano negli impianti di Scarlino e Lanciano.

Gli inquirenti calcolano che in 3 anni, dal 2006 al 2009, l’Agrideco abbia fatturato 30 milioni di euro l’anno e che l’affare Golden Rubbish, abbia causato un danno all’erario pubblico di svariati milioni di euro per il mancato pagamento dell’ecotassa regionale, che le aziende sono tenute a versare per il trattamento e lo smaltimento dei loro rifiuti tossici, presso discariche autorizzate.

Barili per lo stoccaggio di scorie tossiche

Il caso Golden Rubbish iniziò il 26 giugno 2008, quando uno dei capannoni del sito di Scarlino esplose e nell’incendio, che tenne impegnati i vigili per una settimana, morì un operaio romeno di 47 anni, Martin Decu. I carabinieri di Grosseto scoprirono che la causa dell’incendio erano state circa 100 tonnellate di bombolette spray, provenienti dalla Procter & Gamble, le quali non erano state preventivamente triturate. Il gas fuoriuscito dalle bombole fu causa del disastro.

Le indagini hanno condotto gli inquirenti sulle tracce di una ventina di  aziende clienti, tra cui il Gruppo Marcegaglia, per conto del quale il racket smaltiva incredibili quantità di rifiuti di ogni genere.

Attualmente sono 61 le persone indagate e 23 gli arresti. Tra loro, 3 dirigenti di Lucchini, un tecnico di laboratorio di Bergamo, i vertici delle discariche di Bergamo e Fusignano (Ravenna), il presidente del cda di Agrideco, Stefano Rosi e il vice Luca Tronconi, indagati anche per omicidio colposo. Inoltre, è finito sotto sequestro il laboratorio di analisi Made Hse, braccio del Gruppo Marcegaglia. Con esso sono scattati gli arresti domiciliari anche per 4 manager delle acciaierie, mentre Steno Marcegaglia è stato raggiunto da un avviso di garanzia, in qualità di presidente del Gruppo.

L’azienda, in una nota, si è detta “certa del comportamento corretto dei suoi dirigenti” e ancora “confida di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti”. Inoltre, continua il comunicato “lo smaltimento di rifiuti relativi al Gruppo Marcegaglia riguarda nello specifico il terreno di risulta degli scavi eseguiti per l’ampliamento del suo stabilimento sito nell’area portuale di Ravenna”.

Il terreno di risulta” citato nel comunicato appartiene ad un secondo filone di indagine, trasversale al traffico di scorie scoperto in Toscana ed Abruzzo, e di esso si darà conto oltre.

Rifiuti tossici

COINVOLGIMENTO DEL GRUPPO MARCEGAGLIA – Il ramo dell’inchiesta Golden Rubbish che vede indagato il presidente delle acciaierie Marcegaglia, Steno Marcegaglia, trova inizio nel 2008. All’epoca, l’azienda siderurgica e metallurgica fu costretta a smaltire circa 100.000 tonnellate di terreno di risulta, ovvero il terreno scavato per l’opera di ampliamento di uno degli stabilimenti del Gruppo, in via Baiona nell’area portuale di Ravenna. L’allora direttore dello stabilimento Mauro Bragagni, ora indagato, affidò l’appalto per lo smaltimento all’Agrideco, società intermediaria di Scarlino in Toscana.

Quando nell’estate del 2008, la Procura di Grosseto fu costretta ad indagare sull’incendio scoppiato nell’impianto di smaltimento rifiuti di Scarlino, si accorse che le 100.000 tonnellate di terra provenienti da Marcegaglia, non solo erano pesantemente inquinate di sostanze tossiche, ma erano state accompagnate da documentazioni contraffatte, redatte dal laboratorio di analisi Made Hse, parte del Gruppo Marcegaglia, che si occupava di consulenza tecnica e giuridica, rilevamento e valutazione dei processi produttivi integrati nei settori salute e qualità.

Le bolle addomesticate certificavano che il terreno degli scavi dello stabilimento era “pulito” e adatto ad uso edilizio.

A facilitare il riutilizzo del terreno per azioni edilizie fu la S.T.E.P.R.A., società consortile attiva nella provincia di Ravenna e collaboratrice con enti pubblici, comuni e Camera di Commercio per la “realizzazione di aree destinate ad insediamenti produttivi praticando condizioni di maggior favore rispetto a quelle di mercato. Le condizioni vantaggiose con le quali la S.T.E.P.R.A. operava le garantivano di raggirare i controlli ed utilizzare materiali scadenti o tossici per la realizzazione di cantieri stradali o per grandi opere di lottizzazione.

Gli inquirenti hanno stabilito che di quelle 100.000 tonnellate di terra inquinata, almeno 56.000 tonnellate sono state utilizzate nella costruzione di strade, rotonde, insediamenti artigianali ed un supermercato in vari comuni del ravennate. Un affare milionario per il quale Paolo Giunchi, direttore generale di S.T.E.P.R.A., è indagato per falso, stoccaggio di rifiuti speciali in zone non autorizzate e gli è stata interdetta una sospensione dall’attività di almeno due mesi.

In seguito al successo dell’operazione Golden Rubbish il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo ha elogiato il lavoro degli inquirenti ed ha auspicato la necessità di un sistema di tracciabilità dei rifiuti per ostacolare le ecomafie.


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