Tra moglie e marito, c’è di mezzo Frankel

Recensione Il matrimonio che vorreiL’amore, si sa, è una cosa soggettiva. La stessa cosa dicasi del matrimonio. Ci sono persone che si giurano amore eterno e, malgrado litigi e qualche incomprensione, rimangono uniti per sempre. Ci sono altri che capiscono di aver commesso un errore e in un modo o in un altro decidono di ricominciare ognuno per la sua strada. Ci sono anche coppie che si muovono per anni su un filo sottile e si salvano poco prima di cadere.

La coppia dell’ultimo film di David Frankel, Il matrimonio che vorrei, appartiene a quest’ultima categoria. Kay (Meryl Streep) e Arnold (Tommy Lee Jones) sono sposati da trent’anni e sono innamorati, ma da tempo convivono come due estranei. Dormono in camere separate, si parlano senza entusiasmo e la loro vita sessuale è un disastro. Kay però non si arrende a questa situazione. Decide quindi di trascinare nello stato del Maine il marito abitudinario e polemico da un esperto di problemi di coppia, il dottor Bernie Fields, che offre una terapia completa in una sola settimana. La diagnosi è semplice: calo di passione. La coppia, già divisa fisicamente in passato, si è divisa di conseguenza anche emotivamente e ricominciare non è facile. Arnold, già partito mal volentieri, fa di tutto per restare ancorato alle sue abitudini e alle sue convinzioni. Kay invece legge libri particolari, è ligia ai consigli del terapeuta ma, vedendo la testardaggine del marito, comincia a credere che sia tutto tempo perso. Non sarà semplice mettere in pratica i consigli del dottor Fields e fare in modo che il loro matrimonio sia davvero felice.

Il film, uscito il 18 ottobre 2012 nelle sale italiane, risulta semplice e leggero. L’argomento è attuale, cioè la riscoperta del sesso da parte di una coppia avanti con l’età, però, non risulta volgare, neanche agli occhi dei ben pensanti. Maryl Streep interpreta bene (come sempre) una donna calma, emotivamente bloccata dal marito, ma che vuole ritrovare il piacere della coppia in tutti i sensi. Anche Tommy Lee Jones s’inserisce perfettamente nella parte di un marito brontolone, metodico e insicuro, caratterizzando bene l’evoluzione del personaggio: è interessante notare quanto le vere battute dell’attore siano i suoi silenzi, così come i suoi movimenti più veri sono quelli impacciati e trattenuti. Altro personaggio che spicca è il dottor Fields, interpretato da Steve Carell, che abbandona i tratti comici tipici delle sue precedenti interpretazioni, per mettersi nei panni di un uomo calmo e professionale. La pellicola, inoltre, ci ripresenta una collaborazione che già in passato si è dimostrata vincente: infatti, Meryl Streep e il regista David Frankel avevano già lavorato insieme nel pluripremiato Il diavolo veste Prada.

Recensione Il matrimonio che vorreiÈ proprio per la presenza di attori capaci e meritevoli che il film riesce ad ottenere la sufficienza. La trama non rende come dovrebbe. Decolla e atterra, ma la maestria del primo sodalizio Frankel-Streep non si riesce a percepire. Più che ad un film, la pellicola si avvicina di più ai soggetti teatrali.  Mentre fa strano vedere Tommy Lee Jones fuori dai soliti thriller, Meryl Streep sembra riprendere i panni di un personaggio da lei interpretato tre anni fa nella commedia È complicato: un’interpretazione poco degna dell’Oscar preso nel suo ultimo film The Iron Lady. È una pellicola che fa ridere e, a tratti, anche riflettere; poco adatta però alle sale cinematografiche e ad uno scaffale.

Francesco Fario

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