Tour de France 2012: the english report

Wiggins con l'Union Jack

Parigi – S’è chiuso il Tour de France numero 99, il più british della lunga storia ultracentenaria della corsa ciclistica più rilevante, quell’evento che i francesi definiscono “il più importante dopo Olimpiadi e mondiali di calcio”. Dominio britannico incondizionato, si diceva: Bradley Wiggins sul gradino più alto del podio, il primo inglese a conquistare la maglia gialla di Parigi. Al suo fianco, sul secondo gradino, Christopher Froome, anche lui suddito della regina, anche lui del team Sky. E poi l’enormità delle tre vittorie di Mark Cavendish, campione del mondo che ha trionfato per la quarta volta consecutiva nella volata di Parigi, a siglare l’assoluto dominio del team britannico e dei britannici.
Molta Inghilterra, però, in questo Tour: allora, un po’ per giocare, un po’ per raccontare questi 23 giorni, ecco le cose più cool e quelle più nasty di questo Tour de France 2012.

Bradley Wiggins: cool! È inglese fin nel midollo. Ha trionfato con la pacatezza del dominatore, pur senza spremersi per essere simpatico. Le sue conferenze stampa a fine Tour l’hanno forse fatto emergere un po’ di più e sembrare più umano, ma rimane un calcolatore. Onore a lui, primo britannico a vincere il Tour, primo pistard – quattro titoli mondiali nell’inseguimento su pista nel suo passato – ad arrivare in giallo a Parigi.

Christopher Froome: cool! E fosse stato per noi, sarebbe stato ancora più cool. Trattenuto solo dagli ordini di scuderia, in montagna avrebbe potuto dare lo spettacolo che a questo Tour è mancato. Peccato: lo attendiamo su Alpi e Pirenei il prossimo anno, o magari sulle Alpi del Giro. Senza un compagno ingombrante come Wiggo, magari.

Mark Cavendish: cool! Ha onorato la maglia iridata nel migliore dei modi: tre vittorie e sempre a lottare. Ha anche fatto il gregario per Wiggins: vedere Cavendish tirare il gruppo nelle tappe di montagna ha davvero pochi paragoni. Gli è mancata la maglia verde, proprio nell’anno in cui ha perso quella rossa al Giro per un solo punto: ma ha preparato bene la gara olimpica di sabato e siamo sicuri che sarà il vero uomo da battere sulle strade di Londra.

Peter Sagan: cool! Maglia verde, tre vittorie, sempre lottatore: ventidue anni. Tutto racchiuso in queste poche parole. Un Tour magnifico per lo slovacco che sembra poter essere la promessa del ciclismo del prossimo decennio. Lo attendiamo sulle strade della classiche, a partire dal traguardo di Sanremo: quella può essere la sua grande stagione.

Vincenzo Nibali: cool! Un italiano sul podio parigino mancava dal 2005. Se ci aggiungiamo che il messinese è stato l’unico a provare l’attacco – e sono stati scatti di quelli da far male alle gambe – ne esce da protagonista. Sulle salite vere è stato l’unico a rimanere con i britannici: una stagione consacrata al Tour ma ne è valsa la pena. Ora olimpiadi, mondiale e Lombardia: il prossimo anno lo attende la Astana e, magari, il Giro (per vincerlo).

Parata del team Sky

I giovani: cool! È stato un Tour all’insegna anche delle nuove leve: Sagan ha dimostrato di poter fare grandi cose, Van Garderen ha conquistato la maglia bianca con ampio merito, superando anche il suo capitano, Pinot è emerso come il possibile futuro della Francia nelle corse a tappe, Rolland s’è confermato tra i migliori. Molto bene, ora aspettiamo un nome italiano.

Team Sky: cool & nasty. La squadra ha dominato il Tour. Non c’è mai stato dubbio su chi fosse veramente padrone della corsa: Porte, Boasson Hagen, Eisel, Rogers, Knees, Sivtsov. I nomi degli alfieri che hanno lavorato giorno per giorno alla costruzione di un successo che è un trionfo della programmazione.
L’altro lato della medaglia: tutto puntato su Wiggins e nessuno spazio a Froome, nonostante avesse dimostrato in salita di essere veramente in forma. Almeno la vittoria di tappa, un permesso di inseguire Valverde sull’ultima vetta pirenaica, Yates poteva concederlo. Dominatori si, ma non sempre con classe.

Cadel Evans: nasty (ma anche un po’ cool). Il re dello scorso anno ha abiurato, non senza lottare e non senza stile. Lo mettiamo tra le delusioni solo per l’esito finale. In realtà non è mai stato davvero in corsa ma ha lottato con stile e ha dimostrato di essere un vero signore, da ciclismo d’altri tempi.

Gli altri favoriti per il podio: nasty. Mettiamo in un’unica categoria gli altri: Brajkovic (9°), Menchov (15°), valverde (20°). Si salva un po’ Van den Broeck ma, a parte il 4° posto, non è quasi mai comparso. Gli altri meno di lui. Un Tour senza comprimari: sicuramente schiacciati dalla forza del Team Sky ma un po’ di brio alla corsa avrebbe giovato. E avrebbe aiutato a capire se davverio Wiggo è così imbattibile.

Il percorso: very nasty! D’accordo, ogni tanto ci vuole una corsa a tappe tarata per i crono man, ma al Tour esagerano. Meno noiosissime tappe per velocisti nella prima settimana ma tracciati spesso privi di senso. Salite difficili e storiche a inizio tappa, montagne ripide a quaranta chilometro dal traguardo, tre sole tappe di vera montagna. Un Tour che ha riservato veramente poco allo spettacolo, salvo i chiodi piazzati sulla strada da un folle. Qualcuno a Parigi dovrebbe imparare dal Giro…

Prossimo appuntamento per il grande ciclismo sabato 28 luglio: prova olimpica su strada elite maschile. Cavendish, che avrà Froome e Wiggins come gregari, grande favorito. L’Italia, con NIbali e soprattutto Pozzato, sarà della partita. Per il Tour appuntamento al 2013: edizione numero 100, partenza dalla Corsica, magari Contador a lottare con Wiggins e Froome. Quello si potrebbe essere davvero un Tour.

Andrea Bosio

Foto |http://i3.mirror.co.ukhttp://sport.sky.it/

 

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