The Vintage Caravan: 20 anni e non sentirli

The Vintage Caravan - playmilano it

The Vintage Caravan (foto via: playmilano.it)

E’ un mese di attese discografiche questo tiepido e sonnolento marzo che profuma d’estate anticipata. Il panorama del rock duro sarà scosso, nei prossimi mesi, da numerose importanti uscite discografiche tra cui ci saranno, solo per segnalarne alcuni, Gotthard, Steel Panther, Black Stone Cherry, Down. Pane per le orecchie di ogni buon rocker. Nel frattempo ci si trastulla con qualche ascolto datato e si spulcia la rete in cerca di qualche esordiente degno di nota.

Un giorno della scorsa settimana, un amico mi ha opportunamente segnalato, tramite uno dei tanti social network che tutti diciamo di non sopportare più (ma di cui non possiamo in realtà fare a meno), un interessante gruppo hard rock/stoner proveniente dalla fredda Islanda. Il loro nome è The Vintage Caravan, una denominazione che lascia subito intendere la direzione musicale del gruppo: “vintage” odora di rock settantiano, mentre “caravan” ricorda quella Planet Caravan di sabbathiana memoria tanto immune allo scorrere del tempo. Infine, ci sono un titolo, Voyage, e una copertina pseudo psichedelica che hanno fatto il resto: inevitabile la sensazione di stare per ascoltare l’ennesima band priva di personalità che non fa altro che offrire una pedissequa riproposizione di clichè del passato senza la minima ombra di originalità.

COSA STANNO ASCOLTANDO LE MIE ORECCHIE?  – Ohibò, mai pensiero fu più sbagliato! The Vintage Caravan sono un power trio incredibile per potenza, feeling, tiro e dinamismo. Certo, i dischi storici del rock duro sono stati evidentemente ascoltati fino alla morte e assimilati con sudditanza dai tre giovani che compongono la band, come appare evidente già al primo ascolto, ma questi ragazzi vantano una capacità di songwriting sorprendente, un marcato gusto per il groove e una spontaneità musicale che farebbe impallidire tanti gruppi molto più rodati.

L’iniziale Craving ti azzanna al collo come un cane rabbioso, con il suo riff portante ipnotico dal grande impatto e il ritornello incalzante. La successiva Let Me Be è uno degli apici del disco: un’altra botta di adrenalina, grassa e massiccia, condita da un assolo che non lascia respiro. C’è spazio per la melodia con Do You Remember, quasi un brano da autoradio con i suoi accordi colmi di speranza e la sua chitarra dal piacevole sapore blueseggiante.

the vintage caravan voyage - nuclearblast de

La copertina di ‘Voyage’ (nuclearblast.de)

INERZIA RITMICA – La distorsione viene però subito riattivata prima di Expand You Mind, un’autentica bordata sui denti: un brano costruito su un buon riff, ma sorretto magistralmente con l’incalzante inerzia ritmica delle strofe, dove basso, batteria e chitarra si amalgamano alla perfezione. Magistrale la seconda parte del brano composta da un assolo di basso grasso e denso che apre la strada a un assolo di chitarra perfettamente inserito nel pezzo (echi dei Black Sabbath e dei Kyuss): segue poi un calo di dinamica prima di un veloce assolo di chitarra che anticipa la ripresa della ritmica portante. Grande, grandissima musica.

Il resto del disco è una conferma di tutto quello che fino ad ora è stato scritto: M.A.R.S.W.A.T.T. è l’ennesimo pezzo che vanta un tiro notevole, dove la ritmica è ancora una volta il pezzo forte; Cocaine Sally è un breve rock’n’roll settantiano che potrebbe suonare come un brano di Jet, Rival Sons o Wolfmother; Winterland è la seconda ballata del disco, altra profonda perla di espressività. Midnight Meditation è forse l’anello debole del disco, anche se di anello debole in realtà non si può propriamente parlare.

UNA GRANDE SUITE – Poco male, perché la successiva The King’s Voyage è una lunga suite di quasi 12 minuti di durata che sbatte in faccia all’ascoltatore tutto quello che di buono i Vintage Caravan sono in grado di fare: groove e capacità di songwriting sia nelle ritmiche che nei riff, unite a massicce dosi di psichedelica settantiana e alle indubbie capacità esecutive dei singoli componenti. Un mix letale, shakerato in un lunghissimo brano, come se i tre ragazzi volessero cercare la risposta di un ascoltatore ancora non convinto dalla loro eccellente proposta musicale

MA IN ITALIA, NO? Non stupisce che la Nuclear Blast li abbia messo sotto contratto: la loro è una proposta musicale di valore cristallino e per di più offerta da un trio di sbarbatelli. Sì, perché di questo si tratta. Fondati nel lontano 2006, i Vintage Caravan sono composti da tre ragazzi appena ventenni. Un dato estremamente significativo se si pensa alla tecnica individuale già acquisita e alla maturità musicale dimostrata dai brani che compongono Voyage. Sarebbe un grande piacere poterli vedere dal vivo in Italia, ma, ahinoi, al momento non sono previsti concerti nel Bel Paese. In attesa di una loro invasione della Penisola, ascoltiamo fino alla morte questo splendido Voyage: di gruppi così ce ne sono ben pochi in circolazione.

Voto: 8,5

Alberto Staiz

@AlStaiz

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