The road of bones: l’ultimo disco futuristico e spaziale degli IQ

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La copertina di The road of bones (progshine.net)

The road of bones è il doppio disco sfornato recentemente dagli IQ, una delle più autorevoli band della fucina progressive metal britannica. Formatisi negli anni Ottanta, gli IQ portano sulle spalle il peso di undici dischi che innalzano la band sull’olimpo dei più eruditi musicisti neoprogressive di sempre, affiancandosi ai maestri Pendragon e Marillon.

THE ROAD OF BONES: L’ULTIMO DISCO DEGLI IQ - La forte aura mistica che contraddistingue la band non si smentisce neanche durante il lungo corso di The road of bones, un disco impervio e a sfondo intellettualistico che offre alla mente un viaggio sorprendente. The road of bones continua la saga spaziale già narrata da Frequency, gustoso disco degli IQ pubblicato nel 2009. Il retaggio del neoprogressive risalente agli anni Ottanta risplende ancora sugli IQ, un gruppo che è entrato nella schiera dei musicisti d’avanguardia già nel secolo scorso.

MUSICA DAL FUTURO - La loro musica guardava al futuro già nel disco Tales from the lush attic del 1983, mostrando uno spiccato gusto per il virtuosismo delle tastiere che li rese, al tempo, dei brillanti eredi dei Gentle Giant.  La base futuristica del loro progressive si pone come antefatto allo svolgimento di The road of bones, un album che alimenta allo stesso modo fantasia e godimento.

UN DOPPIO MAGICO DISCO - Il primo disco di The road of bones poggia da subito sul tavolo le sue carte migliori, senza mostrare alcuna timidezza. From the outside è un pezzo che alterna oscurità a sprazzi di luce, muovendosi su di un riff ammaliante che si fonde con una voce magnetica. Le magiche tastiere offrono un breve omaggio alla celebre kashmir degli immortali led zeppelin, condendo l’impasto sonoro con un soffio di darkwave.

ORIENTE E SPAZIO IN UNA SOLA MUSICA -  Il finale concitato anticipa l’arrivo di The road of bones, un brano dall’intro tranquilla che con mestizia dà vita a melodie vaganti che si fissano dopo l’entrata vocale. Suoni dal vago gusto orientale si intessono in un labirinto ritmico senza fine che scoppia in un finale esplosivo dove la tensione generale tocca i massimi livelli di potenza.

Without Walls emula la calma apparente del brano precedente con un’introduzione pianistica  dove regna la pace dei sensi. Nella tranquillità più assoluta spunta dalle tenebre un muro di suoni agguerrito, seguito da una sezione melodica caleidoscopica che lascia la scena a un vortice sonoro ipnotico. Echi onirici e fumi spaziali fungono da ponte di collegamento fra il mondo dei sogni e il risveglio in stile fusion dove il mood generale si schianta sull’ambiente sonoro come un uragano. Il climax dell’insieme sonoro colpisce e svanisce nella vastità dell’universo, mitigandosi con la ripresa della melodia iniziale.

DALL’OCEANO AL SACRO – Ocean perdura nel delineare un quadro onirico dove la voce nuota elegante nelle acque di una landa immaginaria.  Un tocco di egotismo espone le idee melodiche di Until the end, brano conclusivo del primo disco che si mostra inizialmente in sordina per poi lanciare un colpo sonoro devastante. L’aura sacrale torna a impadronirsi degli IQ, stregoni invincibili che combattono valorosi fra il mondo terrestre e l’universo più sconfinato.

IL SECONDO DISCO DI THE ROAD OF BONES - Il secondo disco segue una narrazione ancora più intimistica del primo e si presenta con Knucklehead, un brano dall’intro misteriosa che rimanda a figure quasi tribali. Le sovrapposizioni strumentali regalano al brano uno spirito passionale e fascinoso che, con una forte carica di mistero, aprono le porte dell’oscurità fra pensieri che spaziano dal gothic metal alla psichedelia. Una volta liberato il passaggio fra male e bene, nasce un nucleo melodico orientaleggiante e combattivo che sconfigge temporaneamente il regno dell’ade.

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Gli IQ (nolivelost.com)

FIAMME, MAGIA E OMBRE - Cori e orchestre, fiamme e fulmini dall’oltretomba risuonano a più non posso per 1312 Overture, un brano ipnotico e ruotante intorno a un prepotente inciso ritmico che scandisce l’andamento della inarrestabile corsa. Suoni alieni e alienanti si impastano dentro il calderone dei maestri stregoni IQ che regnano in un mondo magico e sconfinato. Il ritmo incalzante si lega a ritorni sacrali che appaiono e spariscono a intermittenza.

Cambiando ancora ambientazione, Constellations si apre con un tributo di suoni e colori devianti e complessi. Il beat di base che sorregge il brano è agitato e controverso fin quando non ritrova la retta via per sorvolare leggiadro lo spazio aperto. Dopo il sereno tornano le sovrapposizioni ritmico-sonore intricate che fungono come ultima prova prima dell’incontro con l’immensità. Spazio e magia si fondono dentro un muro di suoni che accarezza il brano con guanti di seta per poi disperdersi nel caos più diabolico.

ASCESI E MISTERO - Fall and rise abbraccia in contemporanea l’ascetismo orientale e il vento celtico del nord, sciogliendosi in melodie dalla piacevole dolcezza che saltano su ritmi mutevoli e vivaci. Le tenebre non vogliono arrendersi e si mostrano in tutta la loro verve in Ten Million Demons, un brano venuto dallo spazio dove ombre sonore ondeggiano nell’oscurità. Il ritmo secco e incisivo mantiene la tensione sino ai ritornelli epici che fungono da boccata d’aria per proseguire con tenacia il viaggio dentro un incognito futuro.   Hardcore, ultima tappa dell’inebriante disco, riassume le numerose sfaccettature dell’intero concept sfiorando le influenze orientaleggianti e quelle psichedeliche. Il mistero torna a guidare il sound che si disperde nei meandri dello spazio fino a ritrovarsi sotto una fascia di luce splendente.

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Gli IQ negli anni Ottanta (dalla pagina facebook ufficiale degli IQ)

UN DISCO VISIONARIO E AMMALIANTE – The road of bones è un’ode alla completezza dell’arte dei suoni, espandendosi oltre i limiti del progressive metal in favore di un genere che abbracci in contemporanea il goth, la psichedelia o lo space rock. Nonostante l’ascolto del disco possa risultare ostico per un pubblico non abituato alla stregoneria degli IQ, The road of bones riesce ad accalappiare anche i meno appassionati del genere grazie a un carisma inconfondibile e che resta il marchio di fabbrica della band. Durante l’escursione nel mondo dell’altrove del doppio capolavoro pare quasi che gli alieni abbiano camminato al fianco di maghi e figure del passato, fondendo dentro un’unica anima un pensiero che perde la cognizione temporale in favore di uno spazio visionario e illimitato.

Voto: 8

Foto preview: musicalboxed.worpress.com

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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5 Risponde a The road of bones: l’ultimo disco futuristico e spaziale degli IQ

  1. avatar
    Massimo 13/05/2014 a 10:22

    Gli IQ erano, sono e restano la vera essenza del Prog e del New Prog!
    Se Frequency era stato un ottimo album, The Road of Bones è degnissimo successore, album che ad ogni ascolto mi genera nuove emozioni.
    Io vivo da sempre di Prog e so di non dire un’oscenità se dico che, dopo 30 anni. gli IQ sono capaci di farci ascoltare The Road of Bones…i loro maestri Genesis…sfornavano We Can’t Dance o prima ancora Abacab e Invisible Touch…meditate… .

    Rispondi
  2. avatar
    Rachele Sorrentino 15/05/2014 a 19:14

    Gentile Massimo,
    ha proprio ragione. Se c’è una caratteristica lodevolissima degli IQ è proprio la coerenza.
    Rachele

    Rispondi
    • avatar
      Massimo 16/05/2014 a 16:04

      Gentile Rachele,
      concordo pienamente, coerenti, fedeli al loro sound e alla loro idea di musica, senza ammiccamenti facili e commerciali.
      Grazie per la sua bella recensione.
      Massimo

      Rispondi
  3. avatar
    Massimo 16/05/2014 a 15:46

    Concordo Gentile Rachele,
    coerenti ed innamorati del loro sound, della loro musica, della loro matrice, senza cercare strade semplici o ammiccanti.
    Grazie per la sua bella recensione.

    Massimo

    Rispondi
  4. avatar
    Rachele Sorrentino 17/05/2014 a 14:24

    Gentile Massimo,
    grazie a lei per aver letto l’articolo.
    Rachele

    Rispondi

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