Recensione – The Paradigm Shift: l’album che segna la reunion dei Korn

the paradigm shift

Copertina di The Paradigm Shift
-Credits by metalsucks.net

The Paradigm Shift conferma il ritorno sulla ribalta per i fantomatici Korn, una tra le band più seguite al mondo che ha generato il possente ciclone “nu metal” a partire dagli anni novanta, assieme alle lodevoli figure che portano il nome di Deftones, Limp Bizkit, Slipknot, e Staind.

Uscito lo scorso 8 ottobre per la Caroline e la Prospect Park records, The Paradigm Shift è l’undicesimo album sfornato dalla famiglia Korn che segna la reunion della formazione originale, fatta eccezione per la sostituzione del batterista David Silveria avvenuta nel 2007 a favore di Ray Luzier. L’album sancisce infatti il ritorno del chitarrista Brian “Head” Welch, allontanatosi dal gruppo nel 2006 per dedicarsi al suo mistico incontro con il cristianesimo e ad alcuni progetti paralleli.

The Paradigm Shift sconvolge i numerosi fan proponendo una sottile evocazione del passato, succedendo di soli due anni al controverso The Path Of Totality, il decimo lavoro dei Korn che, nonostante abbia acquisito discreti consensi da parte del pubblico internazionale, ha minato la loro essenza stilistica affondando le proprie sonorità più nella dubstep che nel metal.

L’abbandono del filone prevalentemente elettronico del 2011 per vestire ancora la foggia di un tempo è giustificato dalla presenza di Brian Welch, il chitarrista che durante il distacco dai Korn ha proseguito nella rotta nu metal sia da solista che con i validi Here & Lost.

The Paradigm Shift si muove fra melodie oscure e paesaggi desolati, sfiorando le perversioni e gli smarrimenti della mente umana. I riff iterati e dalla potente carica sonora di What We Do e Prey For Me riesumano alcuni spunti compositivi di Untouchables, mentre Love & Meth si rivolge al rigoglioso spirito degli esordi, in uno slancio emotivo che lega una intramontabile Divine del 1994 a nuove prospettive future.

Non mancano venature di stampo elettronico e industrial in Spike in My Veins, brano a tratti esotico composto in collaborazione con i Noisia, maestri della drum & bass già presenti nella produzione di The Path of Totality.

the paradigm shift

La line storica dei Korn
-Credits by metallus.it

Il dualismo intenzionale di Punishment Time, Never Never o Paranoid and Aroused, connotato da un contrasto fra nuclei melodici aggressivi e fraseggi più mesti e orecchiabili, si avvicina alle strutture di Issues, il capolavoro padre di Falling Away From Me che ha scalato il primo posto nella classifica di The Billiboard 200 del 1999.

The Paradigm Shift è disponibile anche in una versione deluxe che aggiunge alle undici tracce due bonus tracks e un DVD documentante il ritorno di Brian Welch nella storica line up. Il primo singolo estrapolato dal disco, Never Never, è stato accompagnato da un intrigante video, in rotazione dal 13 agosto 2013, che interpreta in bianco e nero lo scorrere instabile di un tempo che per i Korn non si è ancora dissolto.

The Paradigm Shift richiama la possente anima grintosa degli inizi seppur reinventandosi in un genere che fa riaffiorare il nu metal sotto forme più attuali, offrendo al pubblico dei contenuti scevri da pomposi tecnicismi e ricchi di idee essenziali ma di grande effetto.

Foto preview: I ritrovati Korn del 2013. Credits by metalsucks.net

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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3 Risponde a Recensione – The Paradigm Shift: l’album che segna la reunion dei Korn

  1. avatar
    Dylan 15/10/2013 a 10:26

    Finalmente una recensione fatta bene e con la quale sono d’accordo.. e non xkè parla bene di un album che trovo veramente buono.. grazie ciao!

    Rispondi
    • avatar
      mat 15/10/2013 a 18:17

      grande reunion

      Rispondi
    • avatar
      rockelerocks 15/10/2013 a 20:51

      grazie a te

      Rispondi

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