The Mission, il reality della discordia. Vip tra i rifugiati su RaiUno, ne avevamo bisogno?

profughi the mission

Il docu-reality The Mission sarà ambientato propri in alcuni campi profughi dell’Africa

Roma – Mancano ancora diverse settimane alla messa in onda, ma The Mission ha già dato vita a una furiosa polemica. La nuova trasmissione di RaiUno, a metà tra il documentario e un reality vero e proprio, non sta trovando grandi consensi in queste ore. A fare la voce grossa diverse ONG e persino la politica, che ha affidato ad alcuni suoi esponenti il compito di esternare dure critiche per un format che ai più pare essere indigesto, soprattutto se a trasmetterlo è la tv pubblica del Paese.

Mentre i malumori e i mal di pancia di queste ore sembrano moltiplicarsi, l’annuncio del prossimo debutto di The Mission, si rincorre ormai da alcuni giorni. Da quanto è filtrato, è ormai chiaro che i protagonisti di questo nuovo format saranno alcuni personaggi noti, alla ricerca di nuova fama, così come spesso avviene in questo tipo di trasmissioni. Tra gli otto vip che dovrebbero prendere parte al programma che sarà trasmesso nel mese di novembre ci sarebbero Michele Cucuzza, Emanuele Filiberto di Savoia, Barbara De Rossi e anche il cantante Albano, così come la showgirl Paola Barale. L’Africa e i campi di profughi faranno da cornice a questa avventura umanitaria che li vedrà schierati in prima persona, nel mese di novembre. In realtà, sembrerebbe che le riprese di The Mission siano iniziate già nell’estate del 2012.

Oltre alla Rai, in queste ore anche Unhcr (Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e l’organizzazione umanitaria Intersos sono finite nella bufera. Questo nuovo programma sarà davvero utile per far conoscere la condizione dei profughi? A tutto c’è un limite. Lo pensano alcune Organizzazioni non governative che ritengono The Mission una speculazione sui drammi degli invisibili, ben lontani da paillettes e serate allegre del mondo dello spettacolo. Emanuele Filiberto intanto si è affrettato a prendere le difese del programma, così altri possibili partecipanti e anche Giancarlo Leone, il direttore di RaiUno.

Intanto sul web, mentre si sprecano i commenti in merito sui social network, sono state lanciate due petizioni proprio contro The Mission. A promuoverle change.org e activism.org. «Firma la petizione – dichiara il primo – per fermare questo scempio che specula sul dolore della gente e spettacolarizza i drammi umani di chi vede ogni giorno negati i propri diritti». «Riteniamo inaccettabile che la televisione pubblica realizzi questo progetto – è invece l’appello del secondo -. Lo sfruttamento della sofferenza cui sono sottoposti i profughi a fini di spettacolo non può essere tollerato ed è per noi motivo di INDIGNAZIONE. Se personaggi come Albano Carrisi hanno bisogno di rispolverare la loro immagine di star ormai sbiadite, non è certamente questa la soluzione».  «Ancor più inaccettabile – prosegue ancora activism.org – è il comportamento di UNHCR e Intersos, che si sono prestate a questa iniziativa, rinnegando i valori di umanità ed etica professionale che dovrebbero caratterizzarle». Sofferenze in primo piano, e le storie di coloro che hanno dovuto abbandonare il proprio Paese d’origine per riuscire in qualche modo a vivere.

Il presidente della Camera Laura Boldrini è stata a lungo portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati

Nel dibattito è intervenuta volente o nolente anche Laura Boldrini, attuale presidente della Camera, colei che per anni ha ricoperto un ruolo attivo proprio nell’organizzazione delle Nazioni Unite, oggi al centro dell’infuocata polemica. La Boldrini ha ammesso di aver suggerito tempo fa un format di origine australiana che mirasse a far conoscere al grande pubblico la condizione dei rifugiati. Un’idea che come lei stessa ha ammesso, era ben diversa da The Mission, e che aveva dovuto abbandonare in ragione alla vigilia delle elezioni politiche.

Sul piede di guerra c’è anche il MoVimento 5 Stelle. Come ormai è solito fare quotidianamente per esprimere il proprio pensiero, Beppe Grillo ha pubblicato un post polemico sull’argomento. Il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico, esponente del M5S, ha deciso di richiedere informazioni su The Mission, e comprendere l’ammontare di eventuali cachet in favore dei personaggi famosi. Fico ha anche richiesto di visionare in anteprima la prima puntata. Anche il Pd non è rimasto a guardare: il deputato Vinicio Peluffo ha presentato infatti un’interrogazione parlamentare proprio sulla vicenda di The Mission.

«Il servizio pubblico – ha dichiarato in serata la Rai – saprà muoversi nel rispetto della dignità delle persone, dei rifugiati e della sensibilità dell’opinione pubblica». Lo scopo, almeno nelle intenzioni degli organizzatori, sembrerebbe quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e a indurla a prendere coscienza della sofferenza e delle difficoltà che i rifugiati incontrano nel quotidiano.

The Mission sembra quindi prefigurarsi delle finalità sociali, ma ci riuscirà nel concreto? Dopo aver visto i vip alle prese con la fame su un’isola sperduta, alle prese con acrobazie, cucine e padelle, sembra questo il lento e inesorabile destino dello spettatore. Con quali criteri si potrà stabilire dove finisce lo show e inizia la vita vera, fatta si guerre, dolori e fughe? Prossimamente si avrà risposta a questo interrogativo: l’argomento di certo continuerà a infuocare queste giornate già roventi.

Angela Piras

@AngePiras

Foto: unicef.it; fanpage.it; blog.panorama.it

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