The Cranberries: nuovo album di inediti

I Cranberries sono stati senza dubbio uno dei gruppi rock di maggior successo degli anni ‘90. Irlandesi di Limerick, hanno raggiunto il successo mondiale con il singolo Zombie, facendosi apprezzare per il loro sound molto personale, che attinge profondamente dalle radici del rock inglese più tradizionale unito ad una componente folk. Nota di rilievo dei Cranberries è sicuramente la splendida e caratteristica voce della piccola cantante Dolores O’Riordan, eccellente esecutrice abile nelle variazioni di registro, incazzata nei loro brani più rock, dolce e melodiosa nelle ballate.

Dopo il successo la band ha fatto perdere le proprie traccie, forse desiderosa di esperienze nuove e più stimolanti: dopo Wake Up and Smell the Coffee del 2001 (album inferiore ai precedenti) ed il conseguente tour mondiale, la band cominciò le sessioni di registrazione del nuovo album, interrotte però per dare spazio alle carriere soliste (di successo altalenante) dei singoli componenti.

A dieci anni di distanza tornano nei negozi con la sesta fatica discografica, intitolata Roses, ed anticipata dal primo singolo Tomorrow. Le chitarre elettriche e le distrorsioni del passato lasciano spazio ad un pop rock soffuso, pacifico e pacioso, figlio della miglior tradizione inglese. Gli Smiths, gli U2 più intimisti e melodici, le ballate degli Oasis dell’ultimo periodo; tutto condito dal tocco personale dei Cranberries, una band, che nel bene o nel male, ha sempre avuto la sua impronta personale. Un album decisamente (troppo) tranquillo, soprattutto se paragonato ad altre prove del passato. Le tematiche affrontate nei testi seguono perfettamente questa lunghezza d’onda: amore, relazioni umani e romanticismo. Analizziamo però più in dettaglio i singoli brani.

Si parte con Conduct: un soft rock dall’inizio in crescendo al gusto di U2. Tomorrow, primo singolo estratto, è un brano solare e allegro, uno dei migliori dell’album, mentre con Fire & Soul la band inserisce un tocco di elettronica che non guasta

Raining In My Heart è una altra ballata, (putroppo) non l’unica dell’album. Losing My Mind contiene un pizzico di elettronica che aggiunge un tocco di personalità ad un brano altrimenti anonimo. Dopo un buon inizio, l’album comincia a tentennare, perdendosi nella monotonia delle melodie proposte.

Schizophrenic Playboys alza leggermente i toni, ma non abbastanza. Dopo cinque brani tranquilli, ci vorrebbe una scarica più rock, per ridare vigore ad un album partito bene, ma proseguito in maniera troppo monocorde. Waiting In Walthamstow è quasi una ninna nanna, mentre Show Me è un brano privo di mordente, piatto e scontato. Stesso discorso per la successiva Astral Projections. Si sente veramente il bisogno di una scarica elettrica ad un album troppo lento e monotono.

So Good è una ballata soffusa, con una bella chitarra acustica che accompagna benissimo la delicata voce di Dolores O’Riordan, protagonista indiscussa del brano. Roses è la ballatona finale. Sempre pochissima energia, ma almeno questi ultimi due brani risultano essere più originali e riconoscibili degli altri.

The Cranberries

Un disco assolutamente da non buttare, ma francamente troppo lento, soporifero e monotono, dove le melodie soffuse spadroneggiano incontrastate sulle distorsioni, che sono state messe sotto embargo. La prima cosa che viene da pensare e che i Cranberries abbiano perso buona parte della loro originalità e del loro vigore, in virtù di una riproposizione pedissequa di quello che sanno fare meglio, cioè canzoni pop-rock (molto pop e poco rock nel caso di questo Roses) di facile ascolto e dall’impegno ridotto. La sensazione è che la band abbia svolto il compitino, portando a casa una sufficienza scarsa, frutto dell’esperienza più che di una reale prova di alto livello. Stesso discorso per i testi, in passato molto più impegnati, ora piuttosto superficialotti.

Un disco di facile ascolto, da classifica, ma poco originale e piuttosto stancante, con pochi brani di valore che si perdono nelle monotonia generale del disco. Un capitolo discografico da lasciare perdere, destinato solo ai fan meno critici, che non si aspettano più grandi cose dai Cranberries, e che si accontentano di una prova sottotono e scontata.

Da sottolineare il ritorno dei Cranbierries in Italia la prossima estate, con due concerti a Piazzola sul Brenta il 30 giugno e all’Arena Civica di Milano il 4 luglio. Prevendite disponibili sul circuito Ticketone.

Alberto Staiz

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