Terza giornata del Festival di Cannes

CANNES – La terza giornata della prestigiosa manifestazione cinematografica si presenta ricca di film interessanti, graditi ritorni, pellicole scioccanti e gustose anticipazioni.

Si inizia con la proiezione di Habemus Papam di Nanni Moretti, in concorso nella selezione ufficiale del Festival di Cannes 2011, primo film italiano in concorso.

La pellicola,  che racconta di un papa appena eletto ma con qualche remora nel presentarsi ai fedeli e al mondo, è stata accolta molto bene dalla critica ma al tempo stesso è stato oggetto di aspre accuse da parte della Chiesa cattolica. Ma Moretti, attraverso questo suo nuovo lavoro, in sostanza, fa una scelta coraggiosa concentrandosi sul lato umano piuttosto che rimestare nei numerosi scandali che hanno coinvolto la Chiesa. Vedremo come sarà accolto anche qui a Cannes.

Una gradita sorpresa è stata la pellicola francese Poliss, diretta dall’attrice/autrice Maïwenn (pseudonimo di Meiwenn le Basco).

Il tema preso in esame dal film non è di facile trattazione, in quanto è incentrato sulle vicende di una squadra della CPU (Child Protect Unit) che si occupa dei minori vittime di violenze. Nel film i protagonisti vengono messi completamente a nudo, incapaci come sono di distaccarsi da un lavoro che richiederebbe una freddezza impossibile per qualsiasi essere umano.

Il film è girato dal di dentro del gruppo, con telecamere a mano che ci portano vicinissimi(sia fisicamente che emotivamente) agli attori, il che acuisce il senso di realismo e di durezza.

Il film è densissimo di avvenimenti e alterna momenti estremamente coinvolgenti a momenti meno riusciti. In definitiva, si tratta di grande cinema che riesce ad emozionare e a istillare dubbi e interrogativi nella mente dello spettatore.

Non meno scioccante è il documentario Unlawful Killing di Keith Allen, che ricostruisce le circostanze della morte di Lady D mettendo a fuoco tutte le prove emerse nell’inchiesta del 2007.

Il film, approfittando anche del clamore mediatico scatenatosi attorno al matrimonio di Will e Kate, ricostruisce con interviste e filmati di repertorio (praticamente irrisorio il materiale inedito) la notte della tragedia indagando sugli aspetti poco chiari messi in evidenza dall’indagine, condotta 10 anni dopo, dalla Royal Court of Justice di Londra. Un’ inchiesta in cui non emerse nessun colpevole ma che vede confermati tutti i sospetti peggiori: “Unlawful Killing” cioè “Assassinio”.

Tutte le argomentazioni e i punti esposti sono noti ma Allen mettendoli uno dietro l’altro e accostandovi testimonianze di amici della coppia, delinea un quadro a tinte fosche, composto di reticenze, menzogne e ipocrisie difficilmente confutabile e assai duro da mandar giù.

I dati sono raccolti con cura anche se sono esposti in una forma cinematografica piuttosto scarna.

Restless di Gus Van Sant, segna il ritorno del regista statunitense sulla croisette dopo la palma d’oro del 2003 per Elephant.

Una storia d’amore atipica: lui, orfano di entrambi i genitori, morti a causa di un incidente stradale che lo ha lasciato in coma per qualche tempo, non ha amici, vive con la zia e per passare il tempo presenzia a funerali di persone sconosciute (riecheggia nella memoria cinefila il cupo e bizzarro Harold di Harold e Maude).

Ad uno di questi funerali incrocia lo sguardo di lei, un amore da primo sguardo o meglio da primo fotogramma.

Lei è una ragazza solare e sprizzante allegria che ha scelto di vivere nonostante un tumore che le lascia solo tre mesi di vita. Un amore visto come quotidianità da viversi giorno dopo giorno, attimo dopo attimo all’insegna della felicità. Un film che, nonostante una cornice estremamente cupa, cerca di trasmettere gioia.

Gus Van Sant utilizzando una narrazione che scorre su binari classici riesce ad evitare semplificazioni e banalizzazioni toccando le giuste corde per emozionare.

Uno dei momenti più attesi, però, riguarda i venti minuti in anteprima di Super 8 della Super coppia J.J. Abrams / Steven Spielberg.

Un gruppo di ragazzini intona My Sharona, un ragazzo che lavora alla pompa di benzina ascolta a palla Heart of Glass di Blondie nel suo walkman. Siamo alla fine degli anni settanta, epoca in cui è ambientato quello che si profila già come uno degli eventi più attesi e interessanti di questa stagione cinematografica.

Sullo schermo un gruppo di ragazzini si riunisce in piena notte in mezzo alla campagna per girare un film sugli zombie: il giovanissimo regista studia l’inquadratura perfetta e non la smette un attimo di parlare. Il protagonista Joe, invece, non riesce a staccare gli occhi di dosso da Alice (Elle Fanning). Lui è il figlio del vicesceriffo, lei invece è la ribelle che in un attimo si mette alla guida di un’auto, nonostante sia troppo giovane per avere la patente: ed ecco che il ragazzo rimane folgorato dalla sua grinta. In un istante il regista urla: “Production Values”… notando un treno all’orizzonte che entro qualche secondo invaderà la sua inquadratura: l’emozione schizza alle stelle ma, dall’altra parte dei binari, un camioncino fuori controllo punta dritto contro la locomotiva, causando uno spettacolare deragliamento. Per alcuni istanti, diversi vagoni infiammati piovono dal cielo e i protagonisti cercano di schivarli. Nel frattempo, da uno di quei vagoni sbuca fuori la misteriosa creatura che non ci mette tanto a fare fuori qualcuno.

Davide Schiano di Coscia

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