Terremoto. L’Italia che trema: una lunga storia di catastrofi

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Terreno ceduto in Emilia

Dal sisma che lo scorso 20 maggio ha iniziato a terrorizzare la Pianura Padana sono emerse le gravi questioni delle costruzioni antisismiche. Durante la prima scossa sono morti 4 operai nei crolli dei capannoni di 3 aziende del ferrarese, a Sant’Agostino e Bondeno. Nel secondo imponente sisma, scatenatosi il 29 maggio nel modenese, le vittime sono state 13. Gli edifici danneggiati, quasi tutti pericolanti, sono minacciati dalle ulteriori scosse che continuano a susseguirsi.

Dagli inquietanti crolli, probabilmente dovuti alla mancata applicazione delle normative antisismiche, nascono le indagini delle Procure di Ferrara e Modena. La domanda è: perché la maggior parte degli edifici costruiti nelle regioni della Pianura Padana non osservano le normative antisismiche? In effetti, gli esperti hanno sempre dichiarato che la zona emiliana, pur essendo collocata in un territorio fortemente a rischio di terremoti, quale è la penisola italiana, fosse a “basso” tasso sismico. Allora si tratta di un “semplice” errore di calcolo?

La storia insegna – Fin dal 1908 l’Italia è assoggettata dai moti della Terra. Ciò – spiegano i geologi  - perchè situata in una zona dove diverse zolle della crosta terrestre si scontrano di continuo, provocando violente tensioni che si liberano dal sottosuolo in violenti terremoti. Oggi, attraverso l’applicazione delle normative antisismiche, è possibile difendersi dai terremoti. In Italia, però, le conseguenze di tali catastrofi sembrano rimanere le stesse:

Reggio Calabria e Messina, 28 dicembre 1908 – La scossa di Magnitudo 7.2, coprì un’area di circa 6000 kmq distruggendo quasi completamente le città di Messina e di Reggio Calabria. Gli edifici non erano assolutamente adeguati ai moti della Terra, nel 1908. L’impreparazione costò la vita a ben 86000 persone. Per tali motivi, lo Stato italiano decise di intraprendere un’azione per ridurre gli effetti degli eventi sismici. Furono introdotte la classificazione sismica del territorio e specifiche norme per le costruzioni nei territori classificati. Il primo provvedimento valido per l’intero territorio nazionale.

Belice, 15 gennaio 1968 – Ebbe inizio per la Sicilia un lungo anno sismico, la cui scossa più potente si verificò nella Valle del Belice con una potenza di Magnitudo 6.1. All’epoca del terremoto alcune zone della Sicilia non erano classificate come sismiche, quindi non c’era stato bisogno di applicare le normative. Conseguenze: ci furono 296 vittime e il 90% del patrimonio edilizio rurale subì danni irreparabili, con gravi ripercussioni sull’economia. Pesarono le caratteristiche costruttive e l’antichità degli edifici, realizzati in pietra squadrata con insufficiente malta cementizia, assenza di collegamenti tra le parti strutturali e fondazioni inadeguate.

Friuli, 6 maggio 1976 – Avvertito in quasi tutta l’Italia centro-settentrionale. Il terremoto sprigionò una potenza di Magnitudo 6.4 colpendo gravemente ben 119 comuni nelle province di Udine e Pordenone. Fu il primo sisma in diretta televisiva a portare le immagini del dolore e della distruzione in tutte le case italiane. Le vittime furono 965. Ancora una volta era nota a tutti l’elevata sismicità della regione, in particolare nella zona di passaggio tra la pianura ed i rilievi montuosi. Eppure la maggior parte dei comuni gravemente danneggiati non erano classificati sismici e, quindi, esenti dall’applicazione di norme specifiche per le costruzioni.

Irpinia, 23 novembre 1980 – Il terremoto colpì una vasta area della Campania, della Basilicata e della Puglia, danneggiando gravemente ben 688 comuni. Dalla terra si scatenò una potenza di Magnitudo 6.9 che costò la vita a 2734 vittime. A questo si aggiunse l’inadeguata opera di soccorso. Le linee elettriche e telefoniche saltarono e le comunicazioni tra le zone terremotate ed il centro si interruppero. La circolazione ferroviaria si arrestò completamente e la penisola restò tagliata in due. La situazione fu ulteriormente aggravata dalla popolazione che, in preda al panico, cercò di fuggire bloccando le principali arterie stradali. Il Presidente Pertini si recò nelle zone terremotate per denunciare, attraverso un celebre messaggio televisivo, il ritardo dei soccorsi e non solo.  A causa delle “mancanze gravi” nell’azione dello Stato sarebbero state individuate precise responsabilità. Il Presidente concluse «qui non c’entra la politica. Qui c’entra la solidarietà umana. Tutti gli italiani e le italiane devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura. Perché credetemi il modo migliore per ricordare i morti è quello di pensare ai vivi». .

Marche e Umbria, 26 settembre 1997 -  Il sisma colpì 48 comuni con un’intensità di Magnitudo 6.0, mietendo 11 vittime. Creò gravi danni ad edifici storici e non. Ancora una volta, a causa della mancata applicazione delle normative antisismiche.

L’Aquila, aprile 2009 – La pesante scossa del 6 aprile, di Magnitudo 6.3, è stata preceduta da un lieve sciame sismico iniziato a settembre 2008. Conseguenze: monumenti e edifici distrutti, 308 vittime e più di 65000 sfollati. Per l’ennesima volta gli edifici non erano antisismici. Per di più, in una zona considerata a “medio rischio sismico”.

In mancanza di strumenti in grado di prevedere con certezza un sisma, un paese ad  elevato rischio sismico dovrebbe fare il possibile per prevenire bilanci disastrosi come questi.

La Normativa Antisismica – La costruzione di edifici “a prova di terremoto” è regolata da leggi che sono state prolungate a partire dagli anni 70. I provvedimenti più recenti  risalgono all’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n° 3274 del 20 marzo 2003 e al Decreto ministeriale del 14 gennaio 2008, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 5 marzo 2008, che introduce l’obbligo di un’accurata verifica della staticità di alcune tipologie di edifici definiti “strategici”, come scuole, ospedali, chiese, musei e ponti.

La valutazione del rischio sismico è preliminare a qualsiasi progetto di costruzione di nuovi edifici. Deve essere effettuata valutando l’effetto, in base all’analisi del sottosuolo e delle caratteristiche topografiche.

La classificazione delle zone a rischio sismico va dal grado più alto al più basso, ovvero da 1 a 4. La progettazione antisismica è obbligatoria, per l’edilizia pubblica nelle zone 1, 2 e 3.

Gli edifici di nuova costruzione, per essere antisismici, devono possedere i requisiti di sicurezza “nei confronti di stati limite ultimi” per evitare crolli, perdite di equilibrio e dissesti gravi, totali e parziali. La struttura, quindi, deve essere progettata in modo tale che il degrado non pregiudichi le sue prestazioni in termini di resistenza, stabilità e funzionalità. La protezione contro il degrado si ottiene attraverso una opportuna scelta dei dettagli e dei materiali.

Un edificio antisismico deve essere realizzato in calcestruzzo armato normale o precompresso, ovvero cemento con un’armatura di barre di acciaio, al carbonio o inossidabile con diametro minimo di 5 mm. Le barre devono essere opportunamente sagomate ed interconnesse fra di loro. In base al rischio sismico della zona dove sorgerà l’edificio, la classe di resistenza del cemento potrà essere più o meno alta. La legge stabilisce la quantità di acciaio, di cui caricare pilastri e travi, in proporzione al cemento. Affinché un edificio non crolli sotto i colpi di un onda sismica, il rapporto fra trave e pilastro deve essere perfettamente equilibrato [ Decreto Ministeriale, Gazzetta Ufficiale 5/03/2008 ]. Insomma l’edificio antisimico deve poter resistere a torsioni, flessioni, deformazioni, tagli, vibrazioni, fessurazioni, tensioni, corrosioni, nel pieno rispetto del pacchetto normativo.

L’unico inconveniente è che la costruzione di un edificio antisismico costa il 30% in più. Così, allo scopo di ridurre i costi, spesso viene ridotta anche la sicurezza degli edifici. Morale: al verificarsi di un terremoto milioni di vite si ritrovano in pericolo.

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Mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale

Gli indagati – Presto potrebbe salire a 30 il numero degli indagati responsabili della mancata applicazione delle normative antisismiche – si evince da un comunicato della Procura di Ferrara sull’inchiesta relativa ai crolli dei capannoni delle 3 aziende – a Sant’Agostino e Bondeno, nel terremoto del 20 maggio.  Nell’altra inchiesta sulle morti nei crolli, la Procura di Modena si è vista complicare il lavoro pochi giorni fa dall’ultima scossa di magnitudo 5.1, che ha interrotto alcuni canali telematici. Ma la zona emiliana, che era classificata come a basso rischio sismico, oggi è diventata una delle più pericolose. In trepidante attesa dei futuri sviluppi delle indagini, non resta che sperare che il sisma si plachi permettendo alle popolazioni colpite di ricominciare.

Nel frattempo, il Procuratore aggiunto Lucia Musti ha aperto un fascicolo sulla Ers Erg Rivara Storage per verificare se sono state svolte attività geologiche non autorizzate nell’area del terremoto. Causa: lo strano cedimento dei terreni. I geologi avevano avvertito «nel sottosuolo ci sono strutture potenzialmente attive». La società è proprietaria di un centro di stoccaggio gas sito in una posizione strategica, tra il gasdotto che arriva dall’Algeria e a poca distanza da quello che porterà in Italia il gas russo. Ma Ers Erg Rivara Storage assicura «non abbiamo fatto alcuna trivellazione» approvando l’iniziativa della Procura di Modena.

Antonio Mattiacci

Foto || edilnotizie.it; tg24sky.it; ecoo.it

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