Terremoto L’Aquila, i rischi furono sottovalutati

Indagata la Commissione Grandi Rischi. Al vaglio degli inquirenti eventuali trascuratezze e dichiarazioni troppo ottimistiche

di Nicola Gilardi

Uno dei palazzi gravemente danneggiati

Il disastro del 6 aprile poteva essere previsto? La procura dell’Aquila sta cercando di capirlo e intanto ha iscritto nel registro degli indagati i membri della Commissione Grandi Rischi che si riunì sei giorni prima del terremoto, ma non prese provvedimenti concreti. Se è vero che non è possibile prevedere i grandi cataclismi resta il fatto che furono oltre 100 le scosse nei due mesi precedenti al disastro. Segnali che, forse, potevano essere colti e permettere alla popolazione di prendere delle precauzioni.

In quei giorni molte persone decisero di loro spontanea volontà di lasciare le proprie abitazioni per dormire nelle macchine, ma tante altre non lo fecero. Dalla denuncia di 30 cittadini aquilani è partita l’indagine della procura che vuole assodare proprio se le dichiarazioni successive alla riunioni della Commissione Grandi Rischi furono davvero troppo rassicuranti e ottimistiche.

Intanto il reato ipotizzato è quello di omicidio colposo. Il fascicolo in mano agli inquirenti è molto ampio e raccoglie oltre agli studi di settore sulla prevenzione dei terremoti, anche le dichiarazioni dei politici prima dell’disastro. Il procuratore capo, Alfredo Rossini, ha rimarcato l’importanza di questo materiale dichiarando: «Si tratta di un filone molto importante che è stato portato a conclusione in maniera che gli indagati possano portare avanti le loro difese con serenità e con tutto il tempo necessario. Speriamo di arrivare ad un risultato conforme a quello che la gente si aspetta. Questo è un lavoro serio».

LO STUDIO – Agli atti anche lo studio “Prevedere i terremoti: la lezione dell’Abruzzo” firmato da Giuseppe Grandori e da Elisa Guagenti, il primo professore emerito, la seconda ex-professoressa ordinaria, del Politecnico di Milano. Secondo gli studiosi le mancanze della Protezione Civile furono tre: 1) aver trascurato che l’Abruzzo è una delle regioni considerate a rischio di un forte evento sismico nel ventennio 1995-2015; 2) non aver tenuto conto che i danneggiamenti delle abitazioni nei giorni precedenti poteva comportare una forte scossa successiva; 3) il costo sociale di un allarme preventivo, anche se fosse stato falso, sarebbe stato pari a zero.

Gli studiosi sostengono, inoltre, che l’opera preventiva della Protezione civile fu insufficiente. Non vennero individuati punti di raccolta, e non ci fu alcuna organizzazione di eventuali fughe. Le case già danneggiate non vennero fatte sgombrare e non venne ordinato ai mezzi di raggiungere la zona preventivamente.

LA DIFESA – Dal Dipartimento della Protezione Civile è arrivata la pronta replica: «Davvero non si comprende quale sia l’obiettivo della magistratura aquilana». Sbigottimento dalla Commissione Grandi Rischi che attraverso il suo presidente vicario, Franco Barberi, ha dichiarato: «Non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento».

Foto: www.romephotogallery.com; www.vigilfuoco.it; www.exopolis.wordpress.com

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