Terremoto in Emilia. Danni e tasse bloccheranno il Nord-Est

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Scorcio di Medolla (Modena)

Roma – Che poi uno si domanda: ma come gli vengono? Come è possibile che un professore, economista, presidente del Consiglio – davanti alla catastrofe umana ed economica che ha causato il terremoto nelle zone tra Modena e Ferrara – a nulla sappia pensare per affrontare l’emergenza se non aumentare le accise sulla benzina? Giusto quello che non andava fatto. Giusto quello che si doveva evitare ad ogni modo. Due centesimi di euro in più a partire dalla mezzanotte. Ancora tasse.

Tanto più che la benzina è già stata aumentata più volte negli ultimi 12 mesi; che il nuovo balzello dovrebbe restare in vigore fino a dicembre e invece durerà in eterno, se è vero come è vero che con le accise si finanza ancora la guerra in Abissinia (1935). Tanto che più che gli emiliani hanno bisogno di aiuto, non di pagarsi i soccorsi sborsando più quattrini per muoversi autonomamente e riprendere le attività lavorative. E allora, di nuovo: possibile che Mario Monti non sappia predisporre nell’immediato nulla di più incisivo?

Si dirà: non è tutto qui. Il Governo sta pensando di destinare i miliardi dei tagli alla spesa pubblica raggranellati dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, e dal super-tecnico Enrico Bondi, alle popolazioni terremotate. Gesto doveroso ma privo di progettualità.

I 4,3 miliardi previsti dovevano andare al pareggio di bilancio evitando così l’aumento dell’IVA di due punti. Risultato: il sottosegretario Antonio Catricalà ha già comunicato che ‹‹non possiamo escludere un aumento dell’IVA››. E ci risiamo, di nuovo tasse.

Verrebbe da chiedersi quante catastrofi naturali nel bel mezzo di una crisi economica mondiale è necessario affrontare per vedere un’Esecutivo – almeno uno – agire come dovrebbe: eliminare ogni ramo secco della pubblica amministrazione e sottrarre alla voracità dello Stato gli svariati miliardi di cui si nutre. Lo stesso Bondi, giorni fa, sosteneva che – a breve termine – si possono operare tagli di spesa per 100 miliardi. A medio periodo, altri 300.

Ora, il quadro della situazione nel modenese è più o meno il seguente. Ad una stima inziale di Coldiretti, i danni al complesso agroalimentare emiliano sono di circa 500 milioni. Tonnellate di Grana Padano, Parmigiano e aceto balsamico di Modena – vanto della nostra economia – sono rimasti sotto le macerie. Una tragedia per un’industia che fattura l’anno poco meno di 7 miliardi di Pil e non ha eguali in Europa.

La meccanica e la componestistica biomedicale (fonte Confindustria) fatturano circa 15 miliardi di euro esportando all’estero e bruciando ogni concorrenza. Ora registano danni per 100 milioni. Il tessile si fregia delle migliori fatture richieste dal prêt-à-porter con bilanci di 1 miliardo. Danni per 400 milioni. La ceramica di Finale Emilia, industria già compromessa dalla crisi dell’edilizia e dal crollo del mercato, contabilizza più di 4 miliardi e registra danni per 800 milioni. Poi ci sono le strutture aziendali e le abitazioni da ricostruire, i 15.000 sfollati da sistemare, l’attualzione di un piano di messa in sicurezza del territorio che il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha già annunciato impiegherà non meno di 15 anni.

Quattrocento miliardi reperibili in pochi anni farebbero la differenza tra far ripartire il territorio in tempi rapidi e costringerlo all’immobilismo. Cosa che teme il presindente di Confindustria, Giorgio Squinzi, il quale già parla di un periodo di inattività delle imprese modenesi di almeno 3-4 mesi, con tanta gioia dei concorrenti stranieri pronti ad arraffare le commesse.

Il presidente del Consiglio Mario Monti

Lo ricordino media, sindacati, Beppe Grillo che lancia strali dal suo blog e voci varie a caccia di facile visibilità i quali tentano di scatenare il conflitto sociale tra dipendenti ed imprenditori accusando l’irresponsabilità dei secondi rispetto ai primi, manco gli uni e gli altri non fossero deceduti insieme sotto i capannoni crollati: se si ferma il Nord-Est d’Italia, si ferma l’Italia. Fine dei giochi.

Tornando a Monti. Che il premier abbia una invereconda passione per le gabelle è un fatto. Tuttavia, è possibile che certe scelte non siano solo sue ma anche di chi mal lo consiglia, ovvero la Ragioneria dello Stato, organo autarchico, pancia bulimica nonché monarca assoluto della nazione. Un’entità che vive nella pretesa che niente cambi perché tutto resti come è. Che sostiene di voler collaborare con il ministro Giarda per la spending review e invece lo ostacola, ostacolando il Governo. Che nega la trasparenza per evitare riduzioni di spesa e poi suggerisce tasse e balzelli. Se ne infischi Monti di carteggi regi, direttive quirinalizie e conti con il bilancino. Proceda da solo. Adesso più che mai, l’emergenza lo chiede e lo consente.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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