Terremoti: le zone a maggior rischio sismico

Le due forti scosse di terremoto avvertite mercoledì in Indonesia - la prima alle 10:38 ora italiana di 8,6 gradi della scala Richter, e la seconda alle 12:43, di magnitudo 8,2 – riportano alla mente le immagini impressionanti del devastante sisma che il 26 dicembre 2004 ha colpito proprio le coste dell’Isola di Sumatra, causando circa 200 mila vittime e creando danni incommensurabili.

L’allarme tsunami, esteso a ben 26 paesi affacciati sull’Oceano Pacifico, fino alle coste della Tanzania e del Kenia, è rientrato solo nel pomeriggio, nonostante in diversi Paesi si sia proceduto a evacuare le località costiere.

Non è un caso che diversi fra i terremoti di magnitudo maggiore degli ultimi cento anni abbiano colpito l’Indonesia e le zone limitrofe. Il sud-est asiatico si trova infatti sulla cosiddetta Cintura di fuoco, una zona ad intensa attività sismica e vulcanica caratterizzata da fosse oceaniche e catene montuose vulcaniche sottomarine.

Migliaia di piccole scosse si verificano ogni giorno e non solo lungo le dorsali oceaniche della Cintura di fuoco, ma soltanto una decina di esse viene percepita dalla popolazione e la maggior parte non provoca alcun danno.

Spesso però, gli sciami simici, ovvero scosse che si ripetono per un periodo più o meno lungo nella stessa area, preludono a eventi di grande portata, che provocano danni più o meno gravi a cose e persone.

Secondo l’agenzia americana United States Geological Survey (Usgs) questo è l’elenco dei terremoti più potenti, ovvero con una magnitudo maggiore – misurata dalla scala Richter – della storia:

1. 1960, 22 maggio: Cile, magnitudo 9.5

2. 1964, 28 marzo: stretto di Prince William (Alaska), magnitudo 9.2

3. 2004, 26 dicembre: Sumatra-Isole Andamane, magnitudo 9.1

4. 1952, 4 novembre: Kamchatka, magnitudo 9.0

5. 1868, 13 agosto: Arica, Peru (ora in Cile), magnitudo 9.0

6. 1700, 26 gennaio: zona di subduzione della Cascadia (costa ovest degli Stati Uniti), magnitudo 9.0

7. 2011, 11 marzo: costa orientale dell’isola di Honshu (Giappone), magnitudo 8.9

8. 2010, 27 febbraio: Bio-Bio (Cile), magnitudo 8.8

9. 1906, 31 gennaio: coast Esmeralda (Ecuador), magnitudo 8.8

10. 1965, 4 febbraio: Rat Islands (Alaska), magnitudo 8.7

 

Come possiamo notare, la maggior parte degli eventi classificati fra i più potenti, è avvenuta proprio nell’arco di territori formato da Indonesia, Giappone e l’estrema punta orientale della Russia, da una parte, e Cile, Ovest degli Stati Uniti e Centro America, dall’altro.

L’Usgs stila poi un elenco dei terremoti più distruttivi della storia, compilato considerando il numero di vittime causate:

1. 1556, 23 gennaio: Shaanxi (Shensi, Cina), magnitudo 8 – 870.000 morti.

2. 1976, 27 luglio: Tangshan (Cina), magnitudo 7.5 – 255.000 morti.

3. 1138, 9 agosto: Aleppo (Siria), magnitudo sconosciuta – 230.000 morti.

4. 2004, 26 gennaio: Sumatra, magnitudo 9.1 – 228.000 morti.

5. 2010, 1 dicembre: Haiti, magnitudo 7.0 – 222.570 morti.

6. 856, 22 dicembre: Iran, magnitudo sconosciuta – 200.000 morti.

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7. 1920, 16 dicembre: Haiyuan, Ningxia (Ning-hsia, Cina), magnitudo 7.8 – 200.000 morti.

8. 893, 23 marzo: Iran, magnitudo sconosciuta – 150.000 morti.

9. 1923, 1 settembre: Kanto (Giappone), magnitudo 7.9 – 142.800 morti.

10. 1948, 5 ottobre: Turkmenistan, magnitudo 7.3 – 110.000 morti.

Quello che colpisce è come spesso l’entità della devastazione e il numero delle vittime vada di pari passo, non tanto con la potenza del terremoto quanto piuttosto, presumibilmente, con il livello di sviluppo del territorio, delle costruzioni e con l’epoca storica.

Fra i terremoti che sono passati alla storia e che non vengono citati nell’elenco dell’Usgs, ricordiamo il sisma leggendario che ebbe come epicentro la città di Lisbona e la rase al suolo, nel 1755 e che raggiunse la magnitudo fra gli 8,7 e 9 gradi della scala Richter. La scossa provocò uno tsunami che si abbatté sulle coste della capitale portoghese e i suoi effetti distruttivi si fecero sentire anche in Nord Africa. Le vibrazioni furono avvertite fino in Svezia, Danimarca e Irlanda.

L’Italia non è certo da meno. Il territorio della penisola è caratterizzato da una forte attività vulcanica e sismica e non pochi sono stati, nel corso dei secoli, gli eventi di notevole entità.

L’ultimo è  il terremoto, preceduto da un intenso sciame sismico iniziato nel dicembre 2008, che il 6 aprile 2009 ha colpito L’Aquila, durante il quale una scossa di magnitudo tra 5,9 e 6,3 della scala Richter, ha distrutto il capoluogo abruzzese e i piccoli centri circostanti.

Andando indietro nel tempo un evento simile si verificò nel 1703, quando una scossa di 6,7 gradi Richter rase al suolo la città dell’Aquila.

Le zone degli Appennini e le regioni Calabria e Sicilia sono le zone a maggior rischio sismico. Infatti, nella lista dei più forti terremoti avvenuti in territorio italiano, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia elenca:

1.Val di Noto, Sicilia orientale (11 gennaio 1693), 60.000 morti

2. Messina e Reggio Calabria (28 dicembre 1908), 100.000 morti

3. Nicastro (oggi Lamezia Terme), Calabria (8 settembre 1905), 557 morti

4. Nicastro (oggi Lamezia Terme), Calabria (27 marzo 1638), oltre 10.000 morti

5. Avezzano, Abruzzo (13 gennaio 1915), 33.000 morti

6. Sannio e Molise (5 dicembre 1456), 30.000 morti

7. Montemurro, Basilicata (16 dicembre 1857), 12.000 morti

8. Messina e Reggio Calabria (5 febbraio 1783), 50.000 morti

9. Irpinia e Basilicata (23 novembre 1980), 2.914 morti

10. Irpinia e Basilicata (8 settembre 1694), 6.000 morti

La Cintura di fuoco, quindi, l’Italia, ma anche gli Stati Uniti occidentali sono zone particolarmente sismiche. La California si trova perfettamente sopra la faglia di Sant’Andrea, una delle più pericolose al mondo, dalle quali ci si aspetta, un giorno, The Big One, un terremoto spaventoso, capace di staccare completamente lo Stato californiano dal resto del continente.

Martina Greco

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