“Terra futura”, innovazione ed etica per una volta insieme

Firenze – Fortezza da Basso per tre giorni si è trasformata in una scatola magica, di quelle dove da bambini si mettevano tutti quegli oggetti speciali, investiti del ruolo di amuleti, inutili agli occhi di chi non sa vedere, unici, preziosi, solo per chi con cura li ha saputi raccogliere da chi sa dove e magnificare.

Il contenitore in questo caso aiuta l’armoniosità del clima, la dimensione racchiusa, a misura d’uomo di Fotezza da Basso, accoglie e valorizza l’oggetto incantato: Terra Futura. Il nome ne evoca l’ambiziosità, Terra Futura è una grande mostra-convegno che da otto anni si propone di sensibilizzare e informare il pubblico circa tematiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, solidarietà, reti sociali, il tutto attraverso stand espositivi, workshop e convegni. I progetti e le iniziative sono moltissime, la genialità dell’uomo al servizio del mondo, spettacolo raro.

Energie alternative, barbecue a energia solare, maglie di pura canapa, viaggi responsabili, bottiglie trasformate in gioielli, pannolini lavabili, ideati e promossi da enti, associazioni, aziende, tutti lì per dire come contribuiscono, attraverso una scelta etica, al futuro del pianeta. Ognuno il suo stand, la sua brochure informativa e la dose di disponibilità di chi desidera veramente spiegare cosa fa, perché e quanto sia giusto condividere la sua scelta.

Ora, il rischio è quello di scadere nella noia da facciata dipinta, perché parlare di sostenibilità e solidarietà, oggi, non è il massimo del sovversivo. Il massimo sarebbe praticarle, ma analizziamo l’evento. Partiamo dai termini ricorrenti, quelli che rischiano di diventare scritte bidimensionali, a forza di essere sbandierati e branditi, e guardiamoli attraverso gli occhi della gente comune, che al contrario degli espositori e dei relatori di Terra Futura non sono lì per “parlare” della loro scelta di vita, ma per ascoltare quelle altrui, per capire, per curiosare, per ragionare.

Sostenibile, cosa vuol dire? Sopportabile per il pianeta, possibile, a misura d’uomo, umano, ecologico, realistico in base alle risorse disponibili nel mondo, rispettoso, fatto con materiali non inquinanti, trasportabile senza fatica (e aggiunge: in senso metaforico), riciclato. Si, se mettiamo insieme tutte le definizioni ricavate, più o meno comlplete, il quadro compare. Beni comuni, tema centrale di questa edizione della manifestazione, cosa sono? Le risorse che dovrebbero essere a disposizioni di tutti come l’acqua e il cibo, le capacità dell’umanità, tutto ciò che esiste al mondo è comune, la natura, le cose che uso con gli altri (Chiara, sette anni), l’energia, la scelta di condividere piuttosto che dividere. Razionali o filosofici, il concetto c’è, è con-diviso. Chiedere cosa significa solidarietà in uno stand dove il pubblico, dopo aver assistito all’intervento di uno scrittore, aiuta a riporre ordinatamente le sedie ai lati, è un rigore a porta vuota: vuol dire aiutarsi l’un l’altro, sentirsi tutti uniti, è il contrario di egoismo, contribuire al benessere colletivo, rispettare il prossimo, amore, vicinanza, un’umanità che sa volersi bene, aiuto ai più deboli.

E a questo punto, se già sappiamo tutto, quanto serve a sensibilizzare questo evento? Molto per chi ne sa poco, serve parecchio perché l’idea della fiera attira tutti, anche chi di questi temi non se ne interessa, serve se uno ci viene con un certo spirito, è utile per capire come agire concretamente, sicuramente da un po’ di coraggio in più per fare determinate scelte, io vengo qui perché essendo già sensibile al tema voglio sapere che c’è altra gente che la pensa come me.

Ecco, forse è questa la chiave di lettura di un evento articolato come Terra Futura: innanzitutto viverlo, perché sapere della sua esistenza, informarsi sui temi sociali trattati, condividere le scelte etiche fatte al suo interno – dalla carta igienica ai piatti biodegradabili – non è la stessa cosa. La marcia in più, rispetto alle tante iniziative sul tema, più o meno utili, più o meno interessanti, è proprio il clima che si respira, un clima di comunione d’intenti.

Da non-luogo quale potrebbe essere, il padiglione centrale di Fortezza da Basso, si trasforma in un luogo vero e proprio, un centro commerciale al contrario, dove la gente cammina senza fretta, si ferma a ascoltare un dibattito, scambia quattro chiacchiere con il vicino, per curiosità o per condivisione, si distende su un lettino per provare un massaggio di riflessologia plantare fatto da uno sconosciuto professionista. Un piccolo paradiso di cortesia in cui, per il semplice fatto di essere lì, ci sentiamo tutti complci di qualcosa di grande. Lo scopo non è comprare ma semmai capire perché è meglio comprare della carta realizzata con cacca di elefante piuttosto che un candido blocco Fabriano, ed è assai gradevole scambiare due parole con il venditore, felice di spiegarlo.

Il piacere di fare tutto ciò è dato dalla voglia di cambiare, si avverte fortissimo il desiderio di essere un popolo sostenibile, sensibile, solidale, attento ai beni comuni, e tutti i presenti, espositori, relatori, personalità, curiosi, sono lì innanzitutto per sentirsi vicini ad altre persone che, come loro, la propria parte la fanno.

Non si mettono diamanti e rubini in una scatola magica, ma oggeti dal valore speciale, di una bellezza soggettiva, non estetica, ognuno avrà amorevolmente riempito la sua scatola, per aprirla e ammirarla senza pretese mentre si procede verso il futuro.

Quindi, com’è la terra futura? Migliore, peggiore, sperando che tutto questo non sia solo un miraggio forse riuciremo a renderla un posto più abitabile, non ci saranno più i poveri (Mattia, otto anni), è un amore reciproco quello fra terra e uomo e in qualche modo ci salveremo, per ora niente di buono all’orizzonte, speriamo diversa da questa, c’è da lavorarci un po’ su, sono fiducioso, bella.

Silvia Tagliaferri

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