Telecom. Telefónica rilancia l’azienda ma l’Italia perde un altro asset

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Telecom Italia diventa sempre più spagnola. È stato raggiunto infatti l’accordo tra l’azienda Italiana e Telefónica, società anonima spagnola di telecomunicazioni, per la sottoscrizione da parte di quest’ultima di un aumento di capitale sociale per la quota posseduta in Telco, la holding che da ottobre 2007 ha in carico il controllo del 22,44% di Telecom.

Con una ricapitalizzazione di 324 milioni di euro la compagnia Iberica sale dal 46% al 66% di Telco, pari al 14,78% di Telecom, e si dovrà inoltre attendere il lasciapassare da parte della commissione anti-trust per lo sblocco di un ulteriore aumento di 117 milioni, che porterebbe la quota al 70%, il 15,8% del totale. In questo modo la società spagnola diventa di fatto la prima azionista del gruppo, con la partecipazione di Generali che scende al 19,32% e quelle sia di Intesa che di Mediobanca al 7,34%.

La parte importante dell’accordo, però, è l’opzione che prevede la possibilità per il colosso guidato da César Alierta di raggiungere il 100% a partire dal prossimo primo gennaio, acquistando tutte le azioni dei soci italiani ad un prezzo da determinare in base al loro momentaneo valore. A quel punto Telefónica sarà obbligata ad acquistare anche tutte le quote residue del prestito obbligazionario emesso da Telco, che porterà alla richiesta di scissione di Telco, composta dai 4 gruppi finora citati, da effettuare in una prima fase nel giugno 2014 e successivamente nel febbraio 2015.

Gli importi derivati dall’aumento di capitale verranno utilizzati per rimborsare l’indebitamento bancario della società, prossimo alla scadenza nel novembre 2013. Il provvisorio aumento della partecipazione di Telefónica in Telco avverrà però senza alcuna modifica nei diritti di Governance, ovvero i diritti di voto del presidente e del consiglio di amministrazione, almeno fino al rilascio delle autorizzazioni anti-trust nel 2014. Il peso dei soci italiani nel governo di Telecom resterà infatti fino ad allora rilevante, ma da quel momento in poi vi sarà la possibilità per gli spagnoli di acquistare tutto il pacchetto dei soci italiani, prendendo in mano il definitivo controllo della società.

Ad un primo sguardo l’operazione sembra rispondere alla necessità di affrontare due questioni.

In primo luogo il forte indebitamento che l’azienda italiana ha visto accumularsi nel giro degli ultimi anni, e quindi di conseguenza la volontà per i soci italiani di abbandonare un settore, come quello delle telecomunicazioni, caratterizzato da notevoli difficoltà e che ha causato ingenti perdite economiche.

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Le azioni di Telecom hanno visto negli ultimi 13 anni il passaggio da un valore di 9 euro a quello di 60 centesimi, frutto delle estenuanti difficoltà che hanno caratterizzato la sua gestione a partire dalla privatizzazione avvenuta nel 1997.

In secondo luogo, il discorso si sposterebbe sul mercato latino-americano, in particolare in Argentina e Brasile, dove però è in gioco un meccanismo dai confini sfumati e complessi. Tim Brasil e Telecom Argentina hanno prodotto negli ultimi anni risultati ottimali, innescando però una competizione con la stessa Telefónica, che con questa operazione avrebbe deciso di farsi spazio per cercare di competere con il leader del settore di tutta l’America latina, il messicano Carlos Slim. L’obiettivo delle due aziende sarebbe quello di prendere tempo in vista di un progetto più grande, soprattutto a causa delle autorità di controllo Brasiliane che vietando la sovrapposizione di concessioni (un unico gruppo non può avere due imprese nella stessa regione) impedirebbero ogni tipo di movimento.

In ogni caso, l’accordo siglato fa sì che Telecom Italia, ex-monopolista italiano, molto probabilmente passerà nel giro di un anno in mano spagnola. Il Paese in questo modo rischia di disfarsi di uno dei suoi asset strategici, che negli anni ne ha viste di tutte i colori, dalla mancata manutenzione della rete al mancato sviluppo, facendole subire un tracollo senza precedenti. Per poi, infine, abbandonarla.

Francesco Gnagni

Foto || servizi.finanza.com; intelligenthq.com; mtielectronics.com

 

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