Tecnologia: evoluzione o involuzione?

Niente pc, cellulare e videogame per i figli dei coniugi Jones

di Benedetta Rutigliano

LONDRA- Una casa senza tecnologie? Ragazzini senza cellulare, internet o consolle? È ancora possibile. Accade a Londra, dove i coniugi Jones hanno proibito ai loro sei figli l’utilizzo di qualsiasi oggetto tecnologico.

La decisione scaturisce nel 2004, racconta la coppia al Daily Mail. La vita dei piccoli Jones, agli occhi dei genitori, è troppo condizionata dagli apparecchi tecnologici: i ragazzi considerano “i pasti una pausa tra una partita di videogioco e l’altra”.

La soluzione? Tutto bandito, persino il possesso del cellulare fino ai diciotto anni. “Indubbiamente un successo” dichiara la madre Miranda, 42 anni, psicologa. “Passiamo più tempo a chiacchierare, i ragazzi leggono più libri e vanno spesso ad incontrare i loro amici di persona, anzichè chiudersi sulle chat in rete”.

Un esperimento divenuto una vera e propria scelta di vita, ovviamente soggetta a critiche. Non solo degli amici, ma anche della scuola, che rimarca come internet sia anche un sostegno e una ricca fonte a cui attingere per svolgere compiti e ricerche.

E qui si apre la querelle tra i pro e i contro la tecnologia: c’è chi considera gli oggetti tecnologici demoniaci e pericolosi per l’uomo. Ma più che di “apparecchi” o di “oggetti”, si potrebbe parlare di “strumenti”. Perchè qualsiasi cosa, umana e non, può diventare nociva per l’uomo, se l’uomo stesso non la sa gestire o ne abusa. E da evoluzione può diventare involuzione.

Così come un’educazione proibitiva può risultare infine controproducente. E portare all’alienazione e all’emarginazione dei propri figli.

Senza ombra di dubbio leggere, giocare all’aria aperta, giovano moltissino alla salute cerebrale e fisica dei bambini. Non bisogna in alcun modo rinunciare a questo. Ma neanche ad altro: fruire della tecnologia non significa in assoluto farsi manovrare o intrappolare, ma anche aprirsi a ciò che non sempre è di immediato accesso. Non tutti possono viaggiare con facilità: con internet si possono conoscere luoghi lontani pur stando tra le mura di casa, imparare lingue; col computer si può scrivere in tempo reale a un amico oltreoceano, organizzare e gestire documenti e testi. Col cellulare si può comunicare tempestivamente in una situazione di emergenza, nel momento in cui le vecchie cabine telefoniche sono quasi sparite. La televisione può servire a guardare un bel film, che è cultura, non per forza solo tv spazzatura. Qualche volta si può usare il pc anche per giocare; certo, con moderazione.

La giusta misura, insomma. E forse il problema di alcuni genitori è proprio insegnare, e prima di tutto capire, quale essa sia. Ma non si ha tempo né pazienza: è più facile proibire, credere che nulla sia cambiato.

Ma Joshua Jones, 17 anni, uno dei sei figli, ha ammesso che pensa di comprarsi un iPhone non appena compiuti i 18 anni: “Sono felice di essermi goduto l’infanzia all’aria aperta, ma adesso voglio anch’io qualche gadget tecnologico”.

Quindi serve fingere che la realtà sia altra? È davvero efficace?

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