Taxista ucciso a Milano, il Gup attacca: «Grande omertà dei testimoni»

MILANO – Nella zona alla periferia sud di Milano, dove avvenne il brutale pestaggio del tassista Luca Massari, ci fu «un atteggiamento omertoso delle persone che avevano assistito ai fatti dovuto al timore che tutti avevano di azioni ritorsive da parte dei Ciavarella, conosciuti nel quartiere e quindi fortemente temuti». Lo scrive il gup di Milano Stefania Donadeo nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso luglio, ha condannato a 16 anni di carcere Morris Ciavarella, uno degli aggressori.

 

Il clima di “omertà” era già stato segnalato all’epoca dalla polizia che conduceva le indagini, coordinate dal pm di Milano Tiziana Siciliano che per Ciavarella aveva chiesto una condanna a 30 anni (Donadeo però ha escluso l’aggravante della crudeltà e concesso le attenuanti generiche).

Il gup, nelle motivazioni, spiega che il 10 ottobre 2010 in via Ghini «erano presenti numerose persone ma la polizia riusciva a ricostruire l’accaduto con estrema difficoltà, giacchè nessuno sembrava disposto a collaborare perchè erano coinvolte persone conosciute nel quartiere».

 

Una famiglia della zona che ha parlato con gli investigatori ha ”subìto” per quella ”civile condotta collaborativa” delle «pesanti minacce dal gruppo familiare dei Citterio». L’auto della famiglia che aveva collaborato andò a fuoco in quei giorni, come ricorda il gup, e uno dei componenti venne minacciato da Stefania Citterio che gli disse «che dovevamo farci i c…. nostri, che noi non avevamo visto niente».

 

Il tassista, ricostruisce ancora il gup, dopo l’ultimo colpo subito – ossia una ginocchiata sferrata da Ciavarella, che agì «per sfogare una rabbia ingiustificata, irrazionale, incomprensibile» – cadde sbattendo la testa sul marciapiede, entrò in coma e morì. Secondo il gup, «già le lesioni causate dai pugni al volto costituiscono una concausa del decesso giacché non è possibile affermare che unica causa del decesso siano state le lesioni della base cranica dovute all’urto violento con il suolo».

Natalia Radicchio

Foto| via www3.lastampa.it

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