Tarantino e il suo bastard movie

di Gianluca Guarino

Scalpi, mazze da baseball e orsi ebrei non bastano al rinomato regista per cambiare la storia. Solo nel cinema il volto della storia viene sfigurato dalle fiamme. A bruciare sono chilometri di pellicola…

Locandina del film

Locandina del film

Prendete un hot-dog, farcitelo con wurstel e crauti, ricopritelo di ketchup e saziate la vostra fame. Oppure uscite, andate al cinema e fate i biglietti per l’ultima fatica di Tarantino! No, non si vuol minimizzare il successo che Inglorious Basterds (nelle sale italiane a partire dal 02.10.09) sta ottenendo, ma dal regista reduce da Grindhouse e Planet Terror e adesso alle prese nientemeno che con la seconda guerra mondiale, era forse lecito aspettarsi un impatto forte e violentemente trasgressivo, affascinante e crudelmente spiazzante, forse troppo americano nel senso dell’eccessiva spettacolarità. Ed in parte è quello che ci regala.

Ma a rimanere stampato nelle retine non sono più assurdi e improvvisati personaggi in cerca della talpa, o donne in moto assetate di vendetta o quattro “sventole” a caccia del mattatore di turno. No, niente di tutto questo. Tarantino si rinnova e lo fa con un progetto di antica memoria.

Per alcuni questo titolo è stato poco “tarantiniano”, si aspettavano qualcosa di diverso, marcatamente “pulp”. Eppure si ha la sensazione che la storia dei Basterds diverrà un cult, un po’ perchè la firma è illustre, un po’ perchè, per altri, ci sarà la soddisfazione di vedere i crani dei crucchi sfondati a colpi di mazza da baseball, alla maniera del più grande battitore della storia del cinema hollywoodiano, Jason di Venerdì 13. Certo analizzare il film da un punto di vista, diciamo poco incline alle nuove formule, o comunque radicato su certe posizioni culturali, sociali, politiche non servirebbe a granchè, al massimo garantirebbe il libero rifluire dei soliti e stantii dibattiti da reality e talk-show.

Il Tenente Aldo Raine (Brad Pitt)

Il Tenente Aldo Raine (Brad Pitt)

Si vedano dunque i chi, come e perchè del film. Innanzitutto Inglorious Basterds è la storia di un manipolo di soldati ebrei americani, guidati dallo sbruffone Pitt nei panni del loro tenente, a caccia spietata di nazisti, a cui fare lo scalpo o a cui lasciare marchi indelebili… E’ la storia di una ragazza francese scampata all’eccidio della famiglia e con un unico sogno nel cassetto: vendetta. E nella sua storia va a intrecciarsi anche il mini-plot dell’eroe nazista, divenuto una star del cinema per aver resistito, per alcuni giorni, a trecento alleati (altro che Spartani!) su di una torre: caricando, mirando, sparando ne fa fuori 150 nel solo primo giorno!. E’ la storia di una diva del cinema tedesco che volta le spalle al Fuhrer e fornisce appoggio logistico ai Basterds . E’ la storia del colonnello Hans Landa, il cacciatore di ebrei: spietato, freddo, mondano, poliglotta, tanto gentile quanto meschino.

Il tutto è condito da situazioni di raccordo e personaggi secondari che stridono con la storia complessiva del film. Un attrito che rivela un’inaspettata (nel film, non nel regista, intendiamoci) verve comica, che forse non veniva resa su un simile campo di battaglia da quando Spielberg fece affronatre un americano e un tedesco a suon di sberle ed “elmettate”. Questa sensazione di stridore alleggerisce un plot che potrebbe divenire pesante, ripetitivo, moralizzante, rivelandosi invece la vera cifra stilistica del regista, il suo personale apporto nella stesura della sceneggiatura.

Così si spiegano il terrificante Hugo Stieglitz o l’altrettanto temibile Orso ebreo, il Golem come viene chiamato da Hitler, il sergente Danny Donowitz un ebreo-americano di dimensioni quasi sovrumane, temuto dai nazi per la sua efferatezza e per la sua passione per il baseball!

Il "Golem" e il Tenente Aldo Raine

Il "Golem" e il Tenente Aldo Raine

Tarantino è un regista cinefilo come pochi, ma che come tanti ammette la fascinazione per il vecchio cinema italiano. E non quello di Fellini o Antonioni, ma quel B-movie all’italiana, quel cinema di genere, il Maccaroni Kombat come direbbero i giapponesi, che passava tanto negli USA negli anni 60 e 70 e che portava le firme di Bava, Corbucci, Castellari.

Proprio da quest’ultimo il regista di Pulp-Fiction ha attinto materiale narrativo, particolarmente da pellicole come Quel maledetto treno blindato. Ma riferimenti e citazioni sono da pescare lungo tutti i 150 minuti di Bastardi senza gloria: Hitler si fa dipingere con un regale manto bianco accanto al mappamondo di Chaplin nel Grande dittatore, il soldato inglese scelto per essere arruolato da Raine (B. Pitt), parla tedesco perchè in tempo di pace lavorava come critico cinematografico, particolarmente erudito sul cinema teutonico degli anni 20.

Una particolare aria nostalgica si respira nella sala cinematografica parigina, nella quale confluiranno i vari attentati ai gerarchi, ma dove per magia si viene catapultati in quel mondano e suggestivo luogo cinematografico, dove le ragazze girano per la sala offrendo tabacco per pipa, sigarette e aperitivi. Un luogo della memoria per i gli appassionati che potranno perdersi fra le vecchie macchine, bobine e pellicole da montare con cura e dovizia artigianali.

Tarantino conferma ai microfoni degli intervistatori di essersi riferito direttamente a Visconti, più precisamente alle scene di massa de La caduta degli dei, che avrebbe addirittura indicato nei singoli copioni. Questo pare sottolineato dalle scene di gala, che sembrano ricondursi a quelle della commedia sofisticata di Lubitsch e a quella italiana dei telefoni bianchi.

Tarantino gira e gioca con divertimento, una buona dose di sacrilego disimpegno dai temi trattati e lascia intravedere un certo spirito di “ringraziamento” per un certo tipo di cinema e di sistema cinematografico. Ma soprattutto mostra che in un film è possibile fare tutto, soprattutto ciò che non viene fatto nella realtà. Chiude la sclerosi nazionalsocialista nel cinema, la fortuna della propaganda di Goebbels, e capovolge i termini del rapporto fra mezzo e suo utilizzatore (indimenticabile la montagna di pellicola, alle spalle dello schermo, che incombe sulle gesta eroiche del combattente ariano).

Gianluca Guarino

Gianluca Guarino

Dunque un film sui film, un film non solo per i cinema, ma anche per il Cinema. Un film che si scrolla da dosso la solita retorica da dopoguerra, e che si nutre di azione, avventura, complotti e gags, dialoghi e umorismi very bastard. Un film da vedere. E rivedere. E magari da tenere a casa in bacheca. Buon divertimento!



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