Tanto rumore per nulla: in vetta tutto fermo. Il Palermo vuole la Champions

Poche emozioni nella 27a di serie A. Il Milan domina ma non sfonda a Roma, l’Inter è stanca. Perde quota il Napoli. Juventus, Palermo e Samp ok

di Francesco Guarino

Poteva essere la giornata dello strappo definitivo dell’Inter. O quella che avrebbe riaperto a pieno titolo la caccia al tricolore. Macché: Inter, Milan e Roma (in rigoroso ordine di classifica) tengono inviolate le proprie porte, ma non riescono neanche a mettere in moto i rispettivi attacchi. Miccoli fa sognare al Palermo il quarto posto in Champions, mentre la Juve espugna Firenze e la Sampdoria fa bottino pieno in casa con la Lazio.

Il "cacciatore" Huntelaar

RETI BIANCHE – All’Olimpico il big match va in onda sabato sera, al netto delle due stelle: la Roma senza Totti sfida il Milan privo di Pato. In palio il secondo posto in classifica e la vista privilegiata sull’Inter capolista. La Roma parte bene, ma dura un quarto d’ora soltanto. Il Milan prende in mano le redini del gioco e non le molla per tutta la partita, sfiorando più volte il colpo del ko. Leonardo rimpiazza Pato con “the hunter” Huntelaar e sperimenta un interessante attacco asimmetrico, con Ronaldinho largo a sinistra e il doppio centravanti Borriello-Huntelaar. L’esperimento paga in termini di supremazia territoriale, ma i due tendono a pestarsi un po’ i piedi e si divorano almeno un gol clamoroso a testa. Nulla di fatto e l’Inter, nel posticipo domenicale col Genoa, potrebbe dare il colpo di grazia al campionato. Invece l’assenza dell’ammanettato Massimo Decimo Mourinho, in tribuna a scontare il secondo turno di squalifica, pesa sull’economia di gioco neroazzurra. La manovra è lenta, i giocatori sono stanchi e le gambe non girano come dovrebbero. A Mourinho in tribuna gira qualcos’altro: classifica invariata (Milan +4, Roma +6) e occasionissima sciupata.

SOGNO ROSANERO – Zac scuote la Juventus dopo il brutto stop casalingo della settimana scorsa e i bianconeri espugnano il Franchi di Firenze per 2-1 (Diego e Grosso, intervallati dal momentaneo pareggio di Marchionni su uscita a farfalle di Manninger). A Torino si respira di nuovo aria di Champions e il lavoro del tecnico subentrato a Ferrara sarebbe ancora più eccellente se sulla sua strada non ci fosse la nuova sorpresa di questa stagione: il Palermo dell’altro subentrato eccellente Delio Rossi. Al Barbera si presenta un Livorno deciso, che Serse Cosmi arrocca a difesa della propria trequarti, pronto a ripartire sugli esterni per pescare la testa di Lucarelli in area. Il Palermo non si nasconde e Miccoli ci prova in tutti i modi e da tutte le posizioni, ma trova sulla sua strada un Rubinho mostruoso. Il Romario del Salento, però, decide di essere quanto più teatrale possibile nel colpo di grazia agli amaranto: lui che ha il numero 10 sulle spalle, poteva forse non attendere il minuto 80 (10 alla fine) per mettere a segno il suo decimo gol stagionale? Da un fan sfegatato di Maradona (numero 10 per eccellenza) non ci si poteva attendere altro. Palermo ha un piede in Champions e due punti più della Juve. Voto? Che domande, 10 e lode.

 

Antonio Cassano

NAPOLI KO, SI RIVEDE CASSANO –

Altro crollo del Napoli, che incappa nel periodo di grazia del Bologna e finisce sotto per 2-1 al Dall’Ara. Oltre al danno la beffa, perché il gol dell’1-0 porta la firma del panterone Zalayeta, in prestito ai felsinei proprio dal Napoli. La Coppa dalle grandi orecchie si allontana. Venticinque minuti di gloria per Cassano, che rivede il campo salutato dal boato del Marassi. A poco serve la sua presenza (se non per sbranarsi un gol in uno contro uno col portiere), visto che gli uomini di Del Neri avevano già assolto la pratica Lazio con un 2-1 di rimonta. La Samp, solo un punto alle spalle della Juve, un pensierino al quarto posto non lo disdegna di certo. Pareggi casalinghi per il Cagliari (2-2 col Catania) l’Atalanta (reti bianche con l’Udinese) e il Siena (1-1 contro il Parma), mentre smuove la propria classifica il Bari grazie alla vittoria di misura sul Chievo. Ah, a proposito: se qualcuno è in grado di tirare un rigore, si faccia vivo dalle parti del San Nicola. Dopo 3 errori di Barreto, ieri sul dischetto è andato Donati. Inutile dirvi come sia finita…

PROMOSSI E BOCCIATI – Una settimana da Dio per il cagliaritano Andrea Cossu: convocazione ed esordio in nazionale mercoledì, ingresso in campo e gol del decisivo 2-2 ieri (con la propria squadra in 10 contro 11). Se è un segnale per Lippi, di sicuro è bello forte. Disco verde, e non potrebbe essere altrimenti, per il Palermo. Zenga a inizio stagione aveva detto «Palermo è da Champions». Zamparini lo ha preso in parola e lo fatto fuori mentre la squadra navigava nella metà di destra della classifica. Con Delio Rossi i rosanero tengono per i denti il quarto posto. L’Uomo Ragno aveva ragione, ma guai a fare promesse con Zamparini se

Un nervoso Cristiano Doni

poi non riesci a mantenerle. Bocciature? Una in campo e una fuori. In campo per Cristiano Doni, che, nell’ordine, molla una testata a un avversario, fa un eloquente gesto in stile “ti spezzo la gamba” a un altro e tira i capelli a un altro ancora. Più che la prova televisiva, ci vorrebbe l’iscrizione nel registro degli indagati. Fuori dal campo ci auguriamo che qualcuno tiri al più presto una secchiata d’acqua gelida in testa all’Aia e alla Corte Federale. Passi per la sanzione in campo al giocatore che bestemmia (gesto sgradevole, col problema che però se un ghanese tira giù tutto il calendario nella sua lingua nessuno lo capisce), ma la prova televisiva per smascherare chi sacramenta è roba da Lie to me. Vediamo già Cal Lightman impegnato a decifrare i labiali dei giocatori e la loro mimica facciale per scoprire se hanno detto sconsacrato Dio o lo zio. Per la cronaca: un giocatore del Chievo è già stato salvato per aver “usato una espressione gergale tipica del Triveneto e non assimilabile ad una bestemmia”. Aspettiamoci una rivoluzione laica in campo: sulle maglie si continuerà a ringraziare Gesù, nelle bestemmie ci si scaglierà selvaggiamente contro orde di zii porcelli.

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