Tangentopoli milanese: da Penati all’asse Pdl-Lega. Ecco il “sistema Milano”

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Da sinistra in piedi: Carlo Spreafico, Massimo Ponzone, Seduti: Franco Nicoli Cristiani, Davide Boni, Filippo Penati

Milano – Ricostruiamo. Davide Boni, presidente del Consiglio regionale lombardo ed esponente di spicco della Lega Nord, maroniano doc, è accusato di aver intascato mazzette in cambio di concessioni edilizie. Il leghista avrebbe operato con l’aiuto di Franco Nicoli Critiani (Pdl), ex vicepresidente del consiglio regionale, finito agli arresti per corruzione. Nicoli pare mediasse i rapporti tra imprenditori e politica locale e avesse l’incarico di muovere fisicamente le bustarelle dalle tasche aziendali. Sembra inoltre sia stato proprio Nicoli a rivelare ai magistrati che lui stesso ottenne denari da Boni, attraverso un collaboratore del leghista: l’architetto pugliese Michele Ugliola.

Ugliola è noto a Milano per essere un intercessore con molte conoscenze sia nella galassia politica regionale che in quella imprenditoriale. Tra il 2005 e il 2006, l’architetto ottenne una appetitosa consulenza: coordinare le aziende che avevavo partecipato alla gara di concessioni edilizie per la costruzione di centri commerciali nell’area di Sesto San Giovanni, ex Falck. La stessa area – dicono gli inquirenti di Monza – oggetto, tra il 2004 e il 2009, di presunte tangenti racimolate dall’ex sindaco di Sesto, ex presidente della Provincia milanese e uomo fidato del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, Filippo Penati (ora Gruppo Misto), già sotto inchiesta.

Il nome di Ugliola, però, si affaccia anche in altre indagini, per esempio quella sulle bonifiche dell’area Santa Giulia in cui entrerebbero anche i nomi dell’imprenditore Giuseppe Grosso, deceduto, e Luigi Zurino, l’immobiliarista che pare essere la chiave di volta per capire appieno gli intrecci complicati tra le mure dei palazzi milanesi.

Zurino appare spesso. Sia nella vicenda immobiliare di Santa Giulia, sia in alcune fatture relative all’area Falck, sia nell’indagine a carico di Boni e Nicoli perché sembra che proprio al leghista l’immobiliarista abbia passato mazzette in cambio di favori nel 2009. Mediatore, Ugliola. Nel  2010 l’architetto viene arrestato insieme al sindaco di Cassano d’Adda, Edoardo Sala, e un suo commercialista, Pierluigi Amati. L’accusa è sempre la stessa: concessioni in cambio di mazzette scambiate dal 2008 in poi. Ammontare delle tangenti: 3 per un totale di 3 milioni di euro.

Il 15 settembre 2011 Ugliola è uscito dal carcere. Non prima, però, di aver fatto il nome di Boni e di un altro leghista, il consigliere provinciale del Carroccio, Marco Paoletti ai quali pare sia associato anche il cognato di Ugliola, Gilberto Leuci, e un collaboratore di Boni, Dario Ghezzi. I signori sembra siano tutti ugualmente coinvolti nel sistema tangenti. Leuci incassava i denari dalle imprese, Ugliola li prendeva in consegna e – credono gli investigatori – li distribuiva ai partiti anche nelle stesse stanze del Pirellone ottimo ‹‹luogo di incontro per concludere accordi […]››.

Il rompicapo di corruzione targato Milano, però, è ben più esteso. Tanti i fili d’inchieste che rimandano a uomini di partito. Renato Sarno, per esempio, architetto, è uomo vicino a Penati e coinvolto con lui nell’affare della società Milano-Serravalle. Secondo i pm Sarno avrebbe goduto di favolose consulenze giusto nel tempo in cui Penati, allora presidente di Provincia, acquistava le quote di maggioranza della società. Gli interessati negano, tuttavia il nome di Sarno è un punto di riferimento anche in altre inchieste come la vicenda del San Raffaele, il gigante ospedaliero di Don Verzè, al centro di un clamoroso fallimento.

Sarno venne ingaggiato spesso dal nosocomio: fu lui ad occuparsi della costruzione di un colosso ospedaliero da 150 milioni di euro nel veronese e sempre lui seguì il progetto di un complesso edile a Cologno Monzese che avrebbe dovuto essere realizzato dagli imprenditori Pierino e Gianluca Zammarchi, molto vicini a Verzé. Così prossimi che furono gli stessi costruttori a rivelare agli inquirenti quale era l’abitudine di pagamento dei lavori: parte in regola e parte in nero così da consentire al San Raffaele di raccogliere il rimanente in fondi occultati. C’è di più.

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Roberto Formigoni

Fu il San Raffaele a stabilire rapporti sanitario-commerciali con la Milano-Serravalle per un servizio di assistenza medica in elicottero sulla tangenziale Milano-Genova nel 2006. E fu sempre l’ospedale di Don Verzé ad affidare al fu Giuseppe Grossi un appalto per la fornitura di elettricità con allegata centrale d’energia. Tutte questioni al vaglio della magistratura.

Dice il presidente di Regione, Roberto Formigoni (Pdl): ‹‹Nulla viene addebitato nei miei confronti e nei confronti della giunta››. Vero. I fatti contestati sono da verificare. Tuttavia, Formigoni ha attualmente un ufficio di presidenza composto da 2 indagati (Penati e Boni), 2 arrestati (Nicoli Cristiani e Massimo Ponzone del Pdl, fermato per bancarotta fraudolenta) e solo 1 membro non raggiunto da avvisi di garanzia, Carlo Spreafico. Troppo poco per non essere almeno imbarazzato. Intanto le indagini continuano.

Chantal Cresta

Foto || blog.panorama.it; ansa.it; linkiesta.it

 

 

 

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