#TAM25, l’hashtag per combattere la censura su Piazza Tienanmen

La strage di Piazza Tienanmen

La strage di Piazza Tienanmen

Ricorre oggi 4 giugno il 25esimo anniversario della protesta, finita in strage, di piazza Tienanmen, che ricorda il massacro, avvenuto nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989 nella piazza pechinese, dove avvenne una violenta e sanguinosa repressione militare, volta a spegnere le manifestazioni e, conseguentemente, le speranze degli studenti cinesi.

#TAM25 CONTRO LA CENSURA - Nonostante i 25 anni passati, ancora oggi l’avvenimento è causa di forti discussioni e censure in Cina, dove, preventivamente, sono stati bloccati numerosi servizi internet e di Google per evitare lo “spamming” ed il confronto sull’evento. Proprio per aggirare questo gravoso episodio di censura, è nato l’hashtag #TAM25, grazie al quale gli utenti di tutto il mondo possono contribuire all’anniversario postando le loro immagini ed i loro pensieri, per ricordare le manifestazioni, gli studenti e gli intellettuali che combatterono per la conquista di una maggiore libertà.
Su Twitter circolano così immagini e selfie di numerosi cittadini cinesi, ma non solo, che sotto l’hashtag #TAM25, coprono i loro volti e mostrano i loro corpi disegnati con frasi, scritte e numeri che ricordano la strage di piazza Tienanmen, cercando, ancora oggi, di combattere contro la censura della stampa.

#TAM25, l'hashtag contro la censura

#TAM25, l’hashtag contro la censura

LE PROTESTE DI PIAZZA TIENANMEN - Le proteste, iniziate il 15 aprile 1989, a seguito della morte del Segretario generale del Partito Comunista Cinese Hu Yaobang, avvenuta pochi giorni prima per arresto cardiaco, aveva come protagonisti gli studenti dell’Università di Pechino, desiderosi di ottenere e chiedere a voce alta un importante cambiamento democratico nel loro paese, con migliori condizioni di vita e, soprattutto, una maggiore libertà d’espressione, soprattutto riferita ai media, troppo spesso censurati.
Il 22 aprile un grande numero di studenti scese in piazza Tienanmen per chiedere un confronto con Li Peng, il primo ministro, che invece ignorò la richiesta, provocando così un grande e forte sciopero generale proprio all’Università. La manifestazione, che stava raggiungendo un consenso ed un coinvolgimento sempre maggiore, iniziò a spaccare le file interne del PCC, dove Zhao Ziyang chiese un intervento pacifico e non violento, aperto al dialogo, mentre Li Peng appoggiò la linea dura, convinto che gli studenti fossero semplici pedine di potenze straniere manipolatrici.

LA LINEA DURA E LA MANCANZA DI DIALOGO - A seguito di un incontro con Deng Xiaoping, personaggio importante della politica del partito e all’epoca Presidente della potente Commissione militare, il primo ministro Peng accertò la comune linea d’agire e, insieme, stabilirono il piano da seguire. Il 26 aprile Deng Xiaoping pubblicò un editoriale sul Quotidiano del Popolo, volto a muovere la forte accusa, a carico dei manifestanti, di complotto contro lo Stato; tale dichiarazione accese ancora di più le proteste e spinse un maggiore numero di studenti, circa 50mila a scendere in piazza. Nonostante numerosi tentativi, messi in atto da parte di Zhao Ziyang, di calmare la situazione, la protesta e la lotta tra le due parti in causa era ormai infervorata; il 4 maggio furono 100mila i dimostranti tra le strade di Pechino, che chiedevano, a voce alta, una maggiore libertà della stampa ed una possibilità di dialogo tra la rappresentanza studentesca e le autorità del partito.

 

 

LA STRAGE E LA REPRESSIONE NEL SANGUE - A metà maggio, attestata la mancanza di dialogo con le istituzioni, gli studenti decisero di occupare Piazza Tienanmen e di iniziare uno sciopero della fame ad oltranza, proprio nei giorni di visita di Mikhail Gorbaciov. L’impatto mediatico dell’evento, in vortica crescita, convinse Deng Xiaoping e il primo ministro Li Peng a reagire e spegnere la protesta con la repressione: trecentomila militari entrarono nella piazza, durante la notte, e spararono sulla folla facendo una strage senza eguali e dalla quale si stimano circa 12mila vittime, anche se il numero esatto non è mai stato accertato.

Quest’oggi, quindi, i social network e #TAM25 aiutano il popolo cinese, soprattutto giovane, a conoscere la storia del loro paese e ad interagire e a confrontarsi sulla strage che scosse l’intero mondo, aiutandoli a capire l’importante significato del termine libertà.

 

Alessia Telesca

foto: wikimedia.org; giornalettismo.com

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