Swaziland: il re ha scelto la sua quindicesima moglie

Un'immagine della Reed Dance: la donna in primo piano porta un copricapo di piume rosse, per sottolineare la sua provenienza dalla nobiltà

Un’immagine della Reed Dance: la donna in primo piano porta un copricapo di piume rosse, per sottolineare la sua provenienza dalla nobiltà

Maputo – Mswati III, sovrano del piccolo stato africano dello Swaziland, ha annunciato a sorpresa di aver scelto la sua quindicesima moglie. La decisione riflette il particolare assolutismo del monarca swazilandese, e la cultura matrimoniale nello Stato, che prevede una cosiddetta “Danza delle vergini dello Swaziland”, o “Reed Dance”.

La notizia è stata diffusa al popolo e al mondo (quanto possa essere di rilievo internazionale, non è dato saperlo) dal portavoce della Casa Reale, Timothy Mtewa, che ha riferito: «Posso annunciare che il re ha scelto una nuova promessa sposa reale». Un annuncio breve, ma che contiene tutti i dati del quale si ha bisogno per capire la scelta.

La sposa numero 15 sarà Sindiswa Dlamani, una 18enne (Mswati III ha 45 anni) che ha preso parte alla celeberrima Reed Dance, una vera e propria “sagra della sposa” dove le donne, quasi completamente nude – i seni sono scoperti, mentre le parti intime sono appena velate – e con indosso abiti tradizionali, ballano al cospetto del re per essere scelte come promesse spose, ed entrare così a far parte dell’harem reale, un privilegio al quale tutte aspirano, in un paese tra i più poveri dell’intero continente.

La Dlamani aveva, al suo arco, numerose frecce per risultare vincitrice del ballo, com’è effettivamente stato: diplomata nel liceo San Feancesco di Mbabane, finalista al concorso Miss patrimonio culturale dello Swaziland e, soprattutto, sangue blu. Il lignaggio reale delle donne viene sottolineato dalle piume rosse che queste indossano sulla testa, a mo’ di copricapo, durante la Reed Dance.

Dei quattordici matrimoni già celebrati tra Mswati III e le spose “numerate”, ben tre sono finiti con un divorzio: in particolare, LaDube e LaGija sono riuscite a fuggire dal palazzo reale e fare ritorno alle loro vite – la seconda nel suo paese d’origine, il Sudafrica – dopo aver denunciato continui abusi sessuali e fisici da parte delle guardie del corpo, e di essere state letteralmente sequestrate, senza cioè la possibilità di girare liberamente.

Mentre il folklore la fa da padrone, lo Swaziland resta ancora sotto la lente d’ingrandimento dell’Onu e dei principali osservatori internazionali che, nel rimarcare l’estrema fragilità economica del paese – oltre il 70% degli abitanti vive sotto la soglia di povertà – sottolineano anche come la dittatura monarchica di Mswati III sia una delle più spietate ancora esistenti, con elezioni parlamentari condizionate già prima di iniziare, e una libertà quasi assente per i cittadini. Tranne, forse, per le promesse spose.

Stefano Maria Meconi

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