Svezia, tre moschee incendiate: in fumo anche il modello scandinavo

Tre moschee sono state incendiate in Svezia nell'ultima settimana: allarme sicurezza, ma anche xenofobia crescente e tanta paura. Svanisce il welfare?

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Moschee in fiamme in Svezia (euronews.com)

Uppsala – L’ultima moschea svedese data alle fiamme è stata quella di Uppsala, due giorni fa, proprio per inaugurare l’anno; così il governo svedese deve correre ai ripari, cercando di porre rimedio a quella che sta diventando una vera emergenza svedese, capace di dilagare in tutta Europa. Questa islamofobia, infatti, colpisce proprio in uno dei paesi storicamente più aperti all’immigrazione, che ora deve fare i conti con una nuova aria.

TRE ROGHI – Gli incendi a moschee svedesi sono stati tre in pochi giorni; si è cominciato a Eskilstuna, a ovest di Stoccolma, proprio il 25 dicembre, Natale; si è proseguito lunedì 29 a Eslov, nel sud del paese, quindi Uppsala, a inizio anno. Tre attacchi a centri di culto islamici che parlano di una nuova aria nel paese scandinavo, che detiene il record di profughi pro capite ma che sta anche sviluppando una forza politica xenofoba dal preoccupante radicamento. L’allarme per le comunità islamiche in Svezia si diffonde e sale anche l’attenzione delle forze dell’ordine: «Abbiamo chiesto agli agenti di tenere particolarmente d’occhio questi edifici», ha dichiarato Mats Lofving, vice capo della polizia svedese.

IMMIGRAZIONE – Mentre i migranti abbandonati da scafisti senza scrupoli sbarcano in Italia, in Svezia si viveva in un vero modello di immigrazione, frutto anche di un welfare state pienamente funzionante e di una mentalità di accoglienza che è stata coltivata per decenni. Oltre 100mila nuovi arrivi solo nel 2014, secondi le stime del governo, sono un record. Eppure per alcuni questo è anche un peso, soprattutto rispetto alle casse del governo; anche se il 65% della popolazione svedese è soddisfatta della gestione dell’immigrazione da parte del governo, anche in Svezia salgono forti le voci del neonazismo, della xenofobia e dell’odio razziale e culturale.

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Soder, leader xenofobo e neonazista degli Svedesi democratici (avpixlat.info)

POLITICA – La situazione politica svedese non era stata così instabile da decenni, tanto che si è andati vicinissimi ad elezioni anticipate, un evento che in Svezia non accade dal 1958; il governo del socialdemocratico Stefan Lovfen, infatti, ha i numeri contati in parlamento e il suo budget è stato bocciato, prima di un accordo con le forze di centrodestra. Dietro a questo accordo, però, si nasconde la paura per gli Svedesi democratici, partito di estrema destra, vicino a posizioni neonaziste e al centro dell’ondata di intolleranza che sta attraversando la Svezia.

SVEDESI DEMOCRATICI – Il partito di estrema destra, a lungo considerata una semplice forza neonazista di secondo piano, alle elezioni di settembre ha ricevuto il 12,9% dei consensi, divenendo di fatto la terza forza politica svedese. La cavalcata vittoriosa è stata basata dal suo leader Bjorn Soder sulla lotta all’immigrazione: l’annuncio centrale della campagna elettorale in Svezia è stata la proposta degli Svedesi democratici di ridurre del 90% gli ingressi di stranieri. Da lì in poi tutto è stato incentrato su questo tema e Soder ha saputo sfruttare benissimo la tematica, portando alla sconfitta dell’ex premier conservatore Reinfeldt e sull’orlo del baratro i socialisti.

CORSA AL RIALZO – La xenofobia è una malattia contagiosa, come sappiamo bene in Italia, dove è purtroppo endemica da un ventennio, che sia contro gli abitanti delle regioni del Sud o contro gli stranieri. Le proposte di Soder in Svezia hanno fatto clamore: alla legge che avrebbe vietato la circoncisione non medica, hanno fatto seguito le dichiarazioni secondo le quali gli ebrei non sarebbero mai stati veri svedesi, a meno di rinunciare alla loro fede, mentre gli attacchi all’immigrazione musulmana si susseguivano ogni giorno. Ma la reazione delle altre forze politiche è stata al più tiepida, con condanne formali e frontali alternate a nuove proposte che indurirebbero le politiche immigratorie. E questo spaventa più degli Svedesi democratici.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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3 Risponde a Svezia, tre moschee incendiate: in fumo anche il modello scandinavo

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    ale 03/01/2015 a 15:23

    “La xenofobia è una malattia contagiosa, come sappiamo bene in Italia, dove è purtroppo endemica da un ventennio,” ed infatti sono vent’anni che in Italia si incendiano moschee e si bruciano campi rom, articolo settario, inutile e scritto da un’ incompetente

    Rispondi
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      Andrea Bosio 04/01/2015 a 01:25

      Caro lettore,
      non è con piacere che si constata la presenza di comportamenti, tendenze e posizioni xenofobe nel proprio paese; e non serve affatto “bruciare le moschee” per essere xenofobi, giacché la “paura del diverso” si manifesta in molti modi, spesso differendi e spesso capaci di sfuggire all’opinione pubblica.
      Sicuramente le “battute ironiche” sulla produttività dei cittadini italiani residenti nel sud Italia sono xenofobia, così come lo sono le vessazioni che subisce quotidiamemente la comunità omosessuale italiana; xenofobia sono anche i comportamenti schiavisti di alcuni “padronati locali” dell’agricoltura e della bassa manovalanza, che sfruttano i migranti per avere lavoro a basso prezzo.
      Abbiamo – da bravi italiani – una xenofobia di molte parole e di pochi fatti; lo stesso poteva dirsi degli Svedesi democratici fino a pochi giorni fa. Eppure tre moschee sono state bruciate in questo breve lasso di tempo. Per porre rimedio alla xenofobia dobbiamo attendere il primo assalto a una moschea, l’incendio di una sinagoga o magari il linciaggio di un rom? In tutta franchezza, preferisco allarmarmi in anticipo e prevenire, anziché piangere sul sangue umano già versato.

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  2. avatar
    Mikahel 04/01/2015 a 04:57

    Che strano, non trovate?

    Prima la svezia si mette contro gli Israeliani (cosa non da poco) e quindi a favore dello stato islamico della palestina, poi bruciano le moschee.

    Che coincidenze strane, non trovate?

    Forse gli svedesi usano fare i fuochi d’artificio durante le feste natalizie? e che faranno allora nei giorni dello yonkippur?

    Come non può venire in mente uno collegamento tra episodi apparentemente diversi?

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