Super multa per Google: la Ue vuole 6 miliardi di dollari

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Google potrebbe dover pagare una multa pari al 10% del fatturato aziendale

BruxellesAbuso di posizione dominante. E’ questa l’accusa formale nei confronti del motore di ricerca Google. Secondo un’indiscrezione del Wall Street Journal, il Commissario europeo antitrust Margrethe Vestager potrebbe già oggi formulare la richiesta di sanzione per violazione delle regole di mercato e concorrenza.

LA UE BASTONA I PROVENTI DI GOOGLE – La decisione dell’Antitrust Ue è stata presa congiuntamente con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker dopo un’attenta analisi quinquennale del mercato interattivo. E la questione per il gigante di Mountain View potrebbe risolversi in modo tutt’altro che indolore giacché l’Authority europea potrebbe sanzionarlo con una multa di 6 miliardi di dollari (il 10% del fatturato del colosso americano) a cui si aggiungerebbero svariate ingiunzioni che farebbero lievitare il prezzo dell’esborso sui valori di mercato.

IL GOOGLE GLOBALE – Allo stato attuale, Google fattura in Europa il 35% dei ricavi su una quota di ricerca on-line superiore al 90% in molti Paesi dell’area Ue laddove negli Stati Uniti la quota non supera il 65%. Un posizionamento che rende Google leader e monopolista indiscusso del mercato interattivo nel Vecchio Continente.

D’altronde, spiega il professore della University College London Ioannis Lianos, Google non a caso ha tentato per due anni di trovare un accordo con la Ue al fine di mantenere la quota sul mercato europeo e il fallimento delle trattative rappresenta una ‘brutta notizia’ per lui. Tanto più che il motore ha tre mesi di tempo per rispondere alla accuse con un ricorso, periodo nel quale l’Authority e la Commissione di presidenza potrebbero porre fine alle misure non concorrenziali penalizzando Google ulteriormente.

IL MONOPOLIO DELLA RICERCA ON-LINE – Ripercorre Lastampa.it: l’inchiesta Ue sul monopolio di Mountain View nasce nel novembre 2010 su pressione di concorrenti quali la tedesca Ciao, la britannica Foundem e le società riunite Open Internet Project, tutte figure commerciali eliminate in maniera poco trasparente dagli americani delle quali la Ue non ha potuto ignorare le denunce. Anche perché gli americani sono veloci a determinare e spesso piegare le regole del mercato a proprio vantaggio. Accadde anche con Microsoft a cui toccò una multa di 1,5 miliardi per non aver dato – nei fatti – reale facoltà agli utenti Windows di scegliere il browser più gradito e il caso Google, oggi, riaccende la polemica tra le industrie che offrono servizi in app ai motori di ricerca e chi vorrebbe una separazione netta tra i due.

Intanto la Vestager è a Washington per un ultimo, estremo tentativo di negoziato con Google mentre in Europa si attende l’annuncio ufficiale della sanzione.

Chantal Cresta

 

 

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