Sud Sudan, a nemmeno un anno dalla sua indipendenza è ancora violenza

Juba- Il paese più giovane del mondo, il Sud Sudan, a luglio 2011, ha dichiarato la propria indipendenza dal  Sudan, di cui era una ragione autonoma, ma già si trova in gravi difficoltà a causa della guerra con il Nord. Proprio la guerra tra Nord e Sud provoca problemi seri all’economia del Paese, visto che il Sud Sudan si trova  impossibilitato a esportare il suo petrolio senza passare dagli oleodotti sudanesi, gli unici in grado – per ora – di portare il petrolio sud-sudanese sul Mar Rosso.

Nel 1955 inizia la guerra civile tra Nord e Sud con il regime militare di Gaafar al-Nimeiri, nel 1985 quest’ultimo sarà scalzato da una rivolta popolare. Le elezioni del 1986 porteranno al potere Umma de Sadek al-Mahdi, nel 1989 con un nuovo colpo di stato militare sale al governo Bashir. Tra il 1983 e il 2005 lo stato africano sprofonda in una guerra civile tra nord e sud. Il conflitto uccide due milioni di persone e provoca quattro milioni di sfollati. Nel 2003 inizia la guerra civile nella regione del Darfur. Tra 2009 e 2010 Bashir è accusato di crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio.

Nel luglio 2011, il Sud Sudan vota la secessione dal Nord con il 98,83% dei voti. L’indipendenza, però, non ha  sancito la stabilità del Paese. Proprio qui, sabato scorso è stato ucciso un medico di Amref, il 17 gennaio 51 persone sono state assassinate. Il Sudan ha 6,7 miliardi di riserve di barili di petrolio, tre quarti dei 470 mila barili prodotti ogni giorno in Sudan vengono dal Sud, il petrolio rappresenta il 98% delle risorse del Sud Sudan, ma gli impianti sono tutti nel Nord. Lo sviluppo del nuovo Stato è totalmente legato dal rapporto con Khartoum.

Al momento sono al varo due  oleodotti (uno che attraverso l’Etiopia e Djibouti sbocca sul Mar Rosso, l’altro che attraverso il Kenya  sbocca nell’Oceano Indiano), ma la loro realizzazione è lontana nel tempo. Per scongiurare la dipendenza da Karthoum, il Sud Sudan ha ricevuto in questi giorni Liu Guijin dalla Cina della China National Petroleum Corp e conoscitore delle questioni africane. Liu Guijin ha offerto al Paese  il sostegno politico, nelle diatribe con  il Nord, economico, nella costruzione di due oleodotti. In cambio la Cina chiede a Juba l’oro nero e una diretta partecipazione del governo cinese.

Questa collaborazione Cina-Sud Sudan è, però, invisa a quest’ultimo, perché, in passato proprio Pechino aveva sostenuto il Sudan nella guerra con il Sud. La situazione è complessa, qui si giocano gli equilibri di potenza di nuovi e vecchi giganti della scena internazionale: il Sud Sudan è l’unico Paese africano cristiano che si è liberato di una dittatura islamica, a oggi il giovane Stato è una democrazia che potrebbe crescere enormemente, supportato dalle risorse naturali e dalla giovanissima popolazione. Se il ruolo della Cina è abbastanza chiaro, meno chiara è quale posizione vorranno occupare Stati Uniti e Unione Europea.

Dominga D’Alano

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