Suburra di Stefano Sollima: la “dark side” di Roma Capitale

Suburra: la storia di una città divorata da crimine, corruzioni e malavita

Suburra (fonte: azionetradizionale.com)

Suburra (fonte: azionetradizionale.com)

Suburra, il nuovo film del regista Stefano Sollima per assonanza sembra ricordare la Gomorra dell’omonimo libro di Roberto Saviano mentre la Roma “da Oscar” de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino viene messa da parte.: non ci sono scorci mozzafiato, riflessioni filosofiche e sulla vita, un ambiente paillettato e pieno di sfarzi, niente di tutto questo.  Suburra è tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo. Scritto da Stefano Rulli e Sandro Petraglia, ha come protagonisti Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Alessandro Borghi ed Elio Germano.

I CONFINI DELLA MALAVITA - La scelta del nome Suburra richiama l’antico quartiere romano dove i patrizi e i senatori conducevano gli affari loschi, quali, la prostituzione, l’acquisto di servizi di corruttori e lacchè, e sembra così rappresentare il luogo fisico tra la Roma bene e quella nascosta, dove il malaffare e la delinquenza regnavano, già ai tempi dell’impero romano.
La Roma odierna, invece, non si nasconde, conduce i suoi malaffari alla luce del sole; la delinquenza non è circoscritta, ma tocca ogni nazionalità, etnia e professione.
Nessuno è innocente o immune. E’ un continuo scavare nel torbido, nel fango, non si fugge alle nefandezze, ma ci si immerge fino in fondo nello squallore, quasi ad esserne totalmente ricoperti per sopravvivere ed emergere, mentre una città intera ne viene sepolta ed è inerme. La trama riprende eventi realmente accaduti.

CRIMINE E POLITICA - Il 12 Novembre 2011, data portante del film, segna l’Apocalisse annunciata all’inizio del lungometraggio. Quel giorno in Italia cade un famoso governo, quello di Berlusconi (che nel film non viene mai menzionato), e a questa, abbina anche la “caduta” del potere temporale: le dimissioni del Papa (che sembrano far riferimento alle dimissioni di Papa Ratzinger il 10 febbraio del 2013). Nei sei giorni precedenti questa immane tragedia si incontrano i destini di molte figure negative, tenuti insieme da una maxi speculazione edilizia dal nome Waterfront che vuole trasformare Ostia in una nuova Las Vegas.

Pierfrancesco Favino è uno dei protagonisti del film (fonte: taxidrivers.it)

Pierfrancesco Favino è uno dei protagonisti del film (fonte: taxidrivers.it)

La storia si snoda tra un politico (Pierfrancesco Favino)  senza chiara appartenenza partitica (ma con un vistoso ciondolo d’oro a forma di croce celtica) impelagato con la malavita e frequentatore di prostitute minorenni e di una escort (Giulia Elettra Gorietti), il suo amico pr senza scrupoli, pesce piccolo e vigliacco, che organizza party per e con i potenti in una mega villa kitsch (Elio Germano), il boss di una famiglia pericolosa di rom che gestisce estorsioni e strozzinaggio in città (Adamo Dionisi) e un altro capo mafioso che amministra Ostia e la speculazione che sta per partire (Borghi). Un terribile criminale, detto il Samurai (Claudio Amendola), già membro della Banda della Magliana è il fil rouge che lega tutti i protagonisti. Un uomo dall’aspetto pacato, apparentemente “normale”, elemento essenziale della costruzione del terrore.

LA SCELTA DI SOLLIMA - Tra politica, religione, criminalità, la Roma che mostra Stefano Sollima non è quella città sfavillante che appariva nel capolavoro di Sorrentino.  Tutto appare sudicio, molliccio, inzuppato da una pioggia incessante che sembra essere il leitmotiv di tutto il film. Un pugno nello stomaco, una verità sbattuta senza mezzi termini, dove il putrido emerge in tutto il suo squallore, senza essere edulcorato. Tutti sono invischiati e tutti si sporcano le mani, o ne sono sommersi fino al collo, ma ne escono indenni. A Suburra la giustizia non esiste, la polizia, non comparirà mai, se non alla fine, con una piccola comparsa magistratura, il bene, stavolta, non trionfa sul male. Stefano Sollima nella scelta registica ha voluto esagerare toni, scenari, situazioni, ma non ha voluto circoscrivere il suo film in un genere predefinito. Non è un poliziesco, né un thriller all’americana. Un’ opera complessa, articolata, con dei contenuti forti e potrebbe essere anche un’opera di giornalismo, non una semplice denuncia. La realtà non  viene spettacolarizzata e lo spaccato dei diversi personaggi può essere visto come un’opera di sociologia.

Suburra mostra la realtà così com’è e non ha bisogno di presentazioni o grandi ragionamenti filosofici, vuole stupire, disgustare e, forse, far riflettere senza grandi pretese. Sicuramente un genere di film di cui l’Italia in questo periodo storico, politico, culturale, potrebbe aver bisogno.

 

Mariateresa Scionti

@marysha87

foto: azionetradizionale.com; taxidrivers.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews