Studentessa chiede risarcimento al college: depressa per gli eccessi sessuali dell’amica

Le due studentesse coinquiline

ROMA – Eccessivi problemi di convivenza per una giovane studentessa di college, estremamente disturbata da una coinquilina troppo disinibita ed ossessionata dalle pratiche sessuali, comportamento che avrebbe provocato in Lindsay Blankmeyer, iscritta al cattolico Stonehill College, un profondo stato di depressione.

La giovane, non ascoltata la sua richiesta minima di cambio stanza, ha dunque deciso di trascinare nel tribunale di Boston il suo ateneo.

La convivente, Laura Sidla, sarebbe stata la causa dei suoi primi seri problemi di convivenza, incentrati basilarmente sul difficile rapporto tra le due, crisi incentivata dai comportamenti della coinquilina, la quale avrebbe invitato in camera più volte il suo fidanzato facendo rumorosamente sesso a poca distanza dal letto della compagna.

Quando, invece, non era in dolce compagnia, Laura avrebbe abusato di connessioni a siti web a luci rosse per fare sesso online davanti agli occhi increduli della coinquilina.

Si tratterebbe, dunque, di atteggiamenti eccessivamente fastidiosi per la giovane Lindsay, assalita anche da «depressione con istinti suicidi e sindrome da deficit di attenzione». La ragazza si sarebbe rivolta più volte a ai dirigenti del college per chiedere la disponibilità immediata di una camera singola, vedendosi però respingere, se non proprio non accogliere, ogni richiesta di aiuto. La superficialità delle istituzioni, dunque, avrebbe addirittura aggravato il suo già deficitario stato di salute mentale.

Costretta a rimanere distante dal college, dunque, la giovane studentessa sarebbe comunque riuscita a laurearsi in Arte nel 2011 studiando, negli ultimi sei mesi, a casa sua in quel di New York. L’istituto, però, contesta la sua ricostruzione dei fatti e ribadisce di essersi comportato in maniera professionale offrendo alla ragazza diverse alternative tra cui anche la richiesta possibilità di trasferirsi in una stanza singola. Secondo l’istituto, poi, la studentessa «non ha mai rivelato al personale universitario che i suoi problemi derivassero dall’intensa attività sessuale della compagna di stanza». In risposta, la difesa della giovane ribadisce che l’unica offerta che ha ricevuto è stata quella di trasferirsi in un’aula studio minuscola, oltre a quella di andare a vivere in un dormitorio che aveva la fama di essere un luogo in cui si organizzavano continui festini.

(Foto: corriere.it / iconarch.com)

Stefano Gallone

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