Strage Wisconsin. Identificato l’autore: un veterano dell’esercito americano

L'autore della strage Wade Michael Page

Milwaukee – Sono passate poco più di due settimane dalla strage avvenuta a Denver durante l’anteprima dell’ultimo film di Batman. Neanche il tempo di metabolizzare la notizia e fare più chiarezza sul profilo psicologico del killer, James Holmes, che gli Stati Uniti vengono travolti dall’ennesimo fatto di straordinaria follia.

Questa volta ci si sposta nello Stato del Wisconsin, precisamente ad Oak Creek (un sobborgo della città di Milwaukee). Domenica alle 10.30 del mattino (ore 16.30 in Italia) è avvenuta una sparatoria in un tempio Sikh (la comunità religiosa del sikhismo è la terza per numero di fedeli nel mondo: solo negli Stati Uniti sono 700mila), dove sono rimasti uccisi sei fedeli e tre feriti per mano di un uomo armato di una 9 millimetri. Anche quest’ultimo è tra le vittime, colpito a morte da uno degli agenti della polizia intervenuti nel luogo di culto.

Il folle è stato identificato: si tratta di Wade Michael Page, 40 anni, veterano dell’esercito americano e musicista di una band di skinhead razzisti e xenofobi.

L’Fbi ha definito la strage un atto di «terrorismo interno». Sembra, infatti, che dietro quest’atto di pura follia ci sia un movente razzista. L’ipotesi è nata quando sul corpo dell’omicida è stato trovato un tatuaggio che commemora gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Per molti fanatici xenofobi associare i fedeli del Sikhismo ai musulmani è quasi un passaggio logico a causa del turbante che molti di loro indossano.

La conferma della matrice razzista è avvenuta facendo chiarezza sul passato dell’ex soldato americano. Page, allora ventenne, si era arruolato nell’esercito nel 1992, proprio a Milwaukee come tecnico riparatore del sistema missilistico Hawk. Successivamente si specializzò in guerra psicologica, entrando tra le fila dei cosiddetti “psy-ops” (Psychological operations). Queste sono un moderno metodo utilizzato da istituzioni militari, definibile come un complesso di attività psicologiche, messe in atto mediante l’uso programmato delle comunicazioni, pianificate in tempo di pace, crisi e guerra, dirette verso “Gruppi Obiettivo” amici, neutrali o nemici (governi, opinioni pubbliche, organizzazioni, gruppi o individui), al fine di influenzarne gli atteggiamenti ed i comportamenti che incidono sul conseguimento di obiettivi politici e militari.

Per anni Page ha vissuto in North Carolina, dove si era comprato casa persa nel 2009 a causa della crisi dei muti. La sua carriera militare termina nel 1998, con nessuna esperienza all’estero, quando viene cacciato per una brutta storia di alcool.

In seguito, insieme ad un gruppo di skinhead razzisti, forma la band: gli “End Apathy”.

In un’intervista, che rilasciò due anni fa, nel sito web di suprematisti bianchi “Label 56”, il quarantenne di Milwaukee raccontò come il motivo per cui fondò questa band fosse per «per mettere fine all’apatia della gente e iniziare a muoversi in avanti». La stessa “Label 56” sembra aver inciso un disco della band qualche anno fa. Immediata la reazione dell’etichetta discografica, che condanna l’accaduto e fa sapere che tutto il materiale riguardante gli End Apathy è stato rimosso, non avendo nessuna intenzione di trarre profitto o pubblicità dalla tragedia.

L'entrata del tempio Sikh dove si è consumata la strage

Secondo l’agenzia di stampa britannica Reuters, Page avrebbe avuto dei rapporti con la National Alliance, una delle più pericolose e meglio organizzate associazioni neo-naziste attive negli Stati Uniti.

Un centro per la difesa dei diritti umani, il Southern Poverty Law Center, lo definisce un «neonazista esasperato». Mark Potok, membro dell’organizzazione che ha monitorato per anni gli ambienti musicali razzisti, ha avuto modo di conoscere Page, aggiungendo che il killer di Milwaukee abbia avuto una precedente esperienza in un gruppo musicale chiamato “Definite Hate”.

Il movente razzista, quindi, diventa maggiormente fondato, ma bisogna evidenziare anche un altro aspetto di questa vicenda: dal 1999 ad oggi, sono circa 11 i casi simili avvenuti negli Stati Uniti. Già da anni è emerso come una delle cause sia la facilità con cui, nel Paese a stelle e strisce, sia possibile possedere e circolare con determinate armi. Se ci si aggiunge la fragilità mentale di molti individui, il rischio che eventi del genere diventano routine non è pura fantasia. In questo caso torna in primo piano anche il problema del razzismo, e quando individui, come il fanatico religioso Pat Robertson, giustificano l’accaduto dichiarando che «il massacro nel tempio Sikh è avvenuto perché gli atei odiano Dio», chi non è di fede cristiana, oltre a guardarsi le spalle, dovrà alzare anche gli occhi al cielo.

Giorgio Vischetti

 foto|| media-public.pmm.rtsi.ch; static.guim.co.uk; milleorienti.com

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