Strage Lampedusa. Centinaia di morti e per la Kyenge è tutto ‘naturale’

lampedusa (agi.it)

Agi.it

Roma – «Fenomeno naturale». Capito quale è la lettura della realtà a tutta sinistra quando un manipolo nutrito di disperati muore in mare? E’ un «fenomeno naturale». Come la migrazione delle rondini. L’aurora al mattino. Le zanzare d’estate. Nulla di cui preoccuparsi. Niente da temere, figurasi: i migranti affogano? C’est la vie. I lampedusani sono nuovamente sotto assedio diseredati? E’ la natura che ordina i suoi equilibri. I mercanti di uomini e schiavi fanno affari d’oro? E’ la legge darwiniana del più forte. Tutto normale, ci mancherebbe.

Ad usare la definizione, senza vergogna e con la noncuranza chic di chi veleggia piena di sé nei salotti buoni, tutti rigorosamente terzomondisti sulla pelle altrui, è il ministro dell’Integrazione, Cécile Kyenge, oggetto dell’attenzione del deputato leghista, Gianluca Pini. Il caso.

Ultima tragedia del mare a Lampedusa: 500 africani stivati in un barcone rovesciatosi a mezzo miglio dall’Isola dei conigli. Superstiti: 151; morti recuperati: 93. Forse dispersa un’altra imbarcazione e forse quella dei 500 è stata ignorata da pescherecci di passaggio nel migliore stile Malta, nel mentre che i lampedusani sono nuovamente in stato di emergenza immigrazione.

Reazioni: il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, invoca l’intervento della Ue; il presidente del Consiglio, Enrico Letta, annuncia il lutto nazionale e la visita a Lampedusa; il presidente della Camera, Laura Boldrini, solidarizza con il sindaco, Giusi Nicolini, e annuncia visita. Papa Francesco urla all’orrore, prega per i defunti ma a Lampendusa non va: già fatto.

E via così, fino all’onorevole Pini che a Montecitorio ha scandito quanto segue: «La responsabilità morale della strage che sta avvenendo nelle acque di Lampedusa è tutta della coppia Boldrini-Kyenge». «La loro scuola di pensiero ipocrita che preferisce politiche buoniste alle azioni di supporto nei paesi del terzo mondo porta a risultati drammatici come questi». «Continuando a diffondere senza filtri messaggi di accoglienza si otterrà la sola conseguenza di mietere più vittime di una guerra».

Apriti cielo. Il Web si è scatenato tra pro e contro. Le redazioni di giornali gridano alla strumentalizzazione dei defunti ma le dichiarazioni più belle sono quelle del ministro dell’Integrazione. Un manifesto del pensiero bello che s’indigna non per le vittime ma per i leghisti. Un assaggio della conferenza stampa del ministro: «Ognuno deve cercare di dare una soluzione e non fomentare preoccupazione e paura: bisogna creare politiche di convivenza, di dialogo e tutti abbiamo la responsabilità di lavorare in questo senso». Quindi: è necessario «rivedere le norme sull’immigrazione», perché «la legge deve cercare di rispondere a questo fenomeno naturale».

kyenge lampedusa imolaoggi.it

Cécile Kyenge (imolaoggi.it)

Dunque, ricapitolando il succo del pensiero chic e multiculturalista di cui la Kyenge è esponente di pregio: sei un leghista? Fomenti la paura. Sei un immigrato deceduto? Fai parte dell’equilibrio naturale. Sei un lampedusano allo stremo? Devi fare la tua parte. Sei di sinistra? Nega la realtà e rivedi le politiche sull’immigrazione con lo scopo di consentire ancora più facile afflusso a spostamenti già incontrollati. E pazienza come si arriva. Pazienza se poi si rimane vittime di mercanteggiamento prima che delle onde del mare. E ancora pazienza se – anche qualora si riesce a sbarcare in terra italica – si diventa mano d’opera più o meno clandestina, nel migliore dei casi di lavoro nero, nel peggiore di criminalità. Al ministro questo importa poco, tanto poi si annacqua il “fenomeno naturale” con il dibattito su cittadinanza e ius soli.

L’onorevole Pini, dal canto suo, avrebbe ragione da vendere se non avesse omesso di ricordare che l’unica legge sull’immigrazione, inefficace e soggetta a mille lungaggini burocratiche, porta la firma Bossi-Fini.

Dopodiché, ha ragione chi sostiene che l’immigrazione è una risorsa, volano dell’economia e della società. Lo è. A patto, però, che le norme che la regolano siano: a) vincolanti, rapide nonché capaci di sanzionare e rispedire indietro chi le vìola alla velocità della luce; b) presuppongano che l’ospite arrivato legalmente abbia la piena volontà di integrarsi nel tessuto socio-culturale degli ospitanti. Anche questo dovrebbe essere naturale e non è. E ancora più naturale sarebbe che una legge ne tenesse conto seriamente e, invece, non lo fa.

P.S. Otrepassando la coltre di melassa con cui viene rivestita ogni dichiarazione papale, si potrebbe suggerire al Pontefice di non limitarsi all’indignazione. Per quello bastano i politici nostrani che a una foto di gruppo con i diseredati non rinunciano e sarà uno spasso guardare la Boldrini con la messa in piega fresca di giornata aggirarsi tra i sopravvissuti del centro accoglienza di Lampedusa, e guai a chi si azzarda a insinuare che li strumentalizza. Faccia il Papa, invece, opera di bene aprendo i cordoni della borsa vaticanense insieme ai tanti conventi, alberghi, ostelli, locali vari molti dei quali esenti da imposte nazionali e che sono disseminati sul territorio italiano. Contribuisca al mantenimento degli esuli. Immigrati, nativi e magari anche la Ue, tanto silente quanto menefreghista, ringrazierebbero.

Chantal Cresta

Foto || agi.it; imolaoggi.it

 

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