Strage di via D’Amelio, vent’anni fa moriva Paolo Borsellino

Via D'Amelio (strettoweb.com)

Vent’anni fa, il 19 luglio 1992, moriva Paolo Borsellino. Il magistrato si stava recando a casa della madre quando una Fiat 126 con a bordo un elevato quantitativo di esplosivo detonò al passaggio della sua auto. Nel corso di quella che sarebbe poi tristemente entrata nella storia come la strage di via D’Amelio, persero poi la vita altre 5 persone, agenti della scorta incaricati di proteggerlo. L’attentato mafioso che uccise Borsellino arrivò solo 57 giorni dopo quello in cui fu assassinato il collega e amico Giovanni Falcone.

«A vent’anni da quel tragico 19 luglio 1992, ci è di conforto la consapevolezza di quanto di incisivo è stato compiuto nella lotta alla mafia sulla scia dell’azione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino» ha affermato in Aula il presidente del Senato Renato Schifani. Tutte le più alte cariche dello Stato saranno infatti impegnate oggi in una serie di cerimonie ufficiali volte a celebrare  la dedizione alla giustizia di Paolo Borsellino. «Seguire il loro esempio» – ha concluso Schifani – «sarà il modo migliore per ricordare la loro memoria».

Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è invece personalmente recato a Palermo per partecipare alle commemorazioni che si svolgeranno sul territorio. Quest’oggi, l’atrio della biblioteca comunale sarà ufficialmente intitolato al giudice scomparso per mano della mafia. A tutti i ragazzi nati proprio quel 19 luglio del 1992  l’amministrazione ha  invece deciso di regalare dei block-notes con l’elenco di tutte le vittime della mafia dal 1893 a oggi. Lo scopo è quello di mantenere sempre vivo il ricordo di Falcone e Borsellino e, con esso, anche la necessità di proseguire sul sentiero di lotta da loro tracciato.

Se il premier Monti ha deciso di inviare una lettera ai familiari, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato sulla necessità di chiarire definitivamente quanto accaduto in quei giorni: «Si sta lavorando, si deve lavorare senza sosta e senza remore per la sanzione di errori e infamie che hanno inquinato la ricostruzione della strage di via D’Amelio». Nel messaggio inviato ai magistrati di Palermo, Napolitano ha poi ribadito che nessuna ragione di Stato può giustificare ritardi così gravi nell’accertamento della verità: «Si deve giungere alla definizione dell’autentica verità su quell’orribile crimine  che costò la vita a un grande magistrato protagonista con Falcone di svolte decisive per la lotta contro la mafia».

Mara Guarino

Foto homepage via: pourfemme.it

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