Storytone: un nuovo sogno sonoro del maestro invincibile Neil Young

neil young storytone

Storytone è il secondo disco di Neil Young del 2014. Un viaggio nell’universo onirico con tanto di accompagnamento orchestrale (comingsoon.it)

Arrivati quasi a Natale 2014, il nuovo lavoro discografico di Neil Young si configura come un regalo graditissimo e dall’aria alquanto festiva per i fan del leggendario cantautore canadese. Storytone è il trentacinquesimo album di un folk singer instancabile che ha già offerto il proprio contributo artistico nel 2014 con A Letter Home, arrivando a sfiorare i cinquantacinque anni di attività come se fosse passato un mese.

STORYTONE: DOPPIETTA PER NEIL YOUNG - Iconico, malinconico, introspettivo, combattuto, Neil Young si mette completamente a nudo lungo lo scorrere di un disco che aggiunge alla sua classica verve folk-blues un interessante contributo dall’universo orchestrale e jazzistico.

UN DISCO ECLETTICO - Se A Letter Home riproponeva maggiormente una serie di celebri brani country sotto il segno del personalissimo gusto di Neil Young, Storytone è un album interamente inedito che spazia dallo swing al blues, dal rock al folk, cullato dal soffio di un ammaliante corpus strumentale. La sapienza di un uomo che ha saputo elevare la propria inequivocabile voce nasale oltre le vette dell’ordinario si intreccia in nuovi brani che emanano malinconia e serenità nello stesso tempo.

ANCORA DENTRO LA STORIA - Storytone apre le danze con  Plastic Flower, una canzone che mostra il consueto duo vincente fra Neil Young e il pianoforte sciogliersi sopra l’accompagnamento degli archi, riecheggiando vagamente la profondità sonora che regnava sovrana in After The Gold Rush del 1970.  L’orchestra si fa protagonista in Who’s Gonna Stand Up?, un brano incalzante dove gli archi serpeggiano intorno a melodie leggiadre e fiabesche.

Neil Young oggi (huffpost.com)

ORCHESTRA E BRASS BAND ALTERNATE - Lo spirito del disco cambia rotta con I Want To Drive My Car, una traccia che mostra il folk singer scatenarsi in un blues rock scanzonato, alzando la tensione sonora con il supporto in stile standard jazz della brass band.  Tornando nell’universo orchestrale, un intro di archi e fiati scalda il quadro onirico di Glimmer, un brano romantico che si scioglie con lentezza fra suoni soffusi.

JAZZ, BLUES E MALINCONIA - Lo standard jazz diventa sovrano in Say Hello To Chicago, un dipinto scoppiettante e coinvolgente dedicato alla “città del vento” che ha ospitato gli stregoni del blues delle origini, i cui animi ormai assorbiti dai palazzi urbani tornano in vita possenti nel brano di Young. Dopo la vigorosità della brass band Neil Young scivola nuovamente nella soavità di Tumbleweed, una ninna nanna melanconica e maestosa che accarezza l’anima con mestizia.

ARMONICA, AMORE E FOLK - L’immancabile armonica di Neil Young presenta Like You Used To Do, una graffiante blues song che accenna un occhiolino sensuale con i passi strumentali della brass band. Il regno della fantasia torna in prima linea con I’m Glad I Found You, una canzone d’amore in cui l’iconica voce di Neil Young dialoga in armonia con l’impasto orchestrale. Un folk sussurrato e intenso si rivela sulle note di When I Watch You Sleeping, riassumendo in una sola traccia molte sfaccettature dell’indole creativa del cantautore canadese.

COERENZA FINO ALL’ULTIMO BEAT – Il folk non abbandona la rotta di Storytone e scende come lievissime gocce di pioggia lungo il cammino di All Those Dreams, un brano conclusivo dal riff principale timido ma affascinante che dipinge con pura spensieratezza la cornice di un disco che punta dritto verso l’emozione. Il fatto che Storytone sia il trentacinquesimo disco di Neil Young dà spazio ad alcune riflessioni che vertono sul rapporto fra esperienza e qualità sonora, tradizione e novità, domandandosi sul valore effettivo di un album con questo carattere all’interno del panorama mondiale.

Neil con la sua inseparabile armonica (edgecastcdn.com)

NEIL YOUNG INVINCIBILE – La mole di lavori discografici prodotti da Neil Young lascia pensare che il cantautore beva da una fonte creativa quasi inesauribile che, pur spaziando all’interno di ambienti stilistici fratelli, riesce comunque a raccontare una nuova storia in ogni disco. Certo, non siamo più negli anni di Harvest né ci troviamo nello sperimentalismo del decennio Ottanta, eppure Neil Young, con Storytone, afferma ancora il suo iconico carisma  con una prepotenza mascherata da un guanto di velluto, con un savoir-faire dalle movenze naturalistiche riassunto nel motto “questo sono io, questa è la mia musica e continuo a farla finché voglio”.

MEGLIO NEIL YOUNG OGGI CHE LA SOLITA POPSTAR DOMANI? - D’altro canto, se il leggendario cantautore si è sempre distinto per essere un musicista di controtendenza, guardando all’universo musicale contemporaneo risulta emblematica l’idea basata sulla condizione che per essere “alternativi” oggi sia necessario restare coerenti con se stessi piuttosto che con le leggi di mercato. Niente di più semplice e arduo da raggiungere di questi tempi, ripescando con la mente anche i nuovi dischi delle rock band leggendarie che ormai si sono votati alla musica cosiddetta “di consumo”.

Neil Young durante le registrazioni di Who’s Gonna Stand Up (zumic.com)

MUSICA PER LA MUSICA - Il messaggio di Storytone è destinato al cuore, seguendo l’etica sonora di un artista che non si è lasciato corrompere dalle mode passeggere, un cantautore – forse più autore che cantante -  che ha saputo dire di no ai soldi facili in favore di una fedeltà stilistica. Allora il premio non è destinato solo al disco in sé ma si sposta nelle mani del suo spirito guida, dello sciamano del folk rock che ha cambiato la storia della musica senza che questa gli mutasse i connotati e che continua a sventolare il proprio essere nonostante tutto e tutti.

Voto: 7,5

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

 

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