Storico voto Onu: la Palestina diventa “Stato osservatore”

Risoluzione Onu Palestina Stato osservatore

Abu Mazen, presidente dell'Anp

Roma – Una giornata che entrerà immediatamente nei libri di storia, quella che si è conclusa ieri in seno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Con 138 sì , 9 no e 4 astenuti  l’Onu ha approvato la risoluzione che rende la Palestina uno “Stato osservatore“.

Il tutto avviene 65 anni dopo il voto che sancì la divisione della Terra Santa in due Stati. Non può che esprimere profonda gioia il presidente dell’Anp Abu Mazen, reputando questo giorno un primo passo verso la nascita vera e propria dello Stato della Palestina e un suo futuro riconoscimento come Paese membro a pieno titolo delle Nazioni Unite. Si tratta, indubbiamente, di una grande vittoria diplomatica e, nello stesso tempo, «il voto di oggi è l’ultima chance per salvare la soluzione dei due Stati» ha dichiarato poco dopo l’esito Abu Mazen, in riferimento allo storico conflitto con lo Stato d’Israele, soprattutto dopo gli ultimi eventi sulla Striscia di Gaza. A smorzare gli entusiasmi, ci pensa il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dichiarando: «Non cambierà alcunché sul terreno, non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà».

L’esito della votazione, però, ha messo anche in evidenza la divisione degli Stati occidentali. Molti Paesi europei, già negli ultimi giorni, avevano fatto sapere le loro intenzioni favorevoli al riconoscimento della Palestina come “Stato osservatore”: Spagna, Francia, Irlanda, Grecia, Islanda e la stessa Italia. La Germania, al contrario, non aveva nascosto la sua contrarietà a riguardo, tramite la parole del suo ministro degli Esteri che aveva precisato che, per quanto favorevole alla creazione di uno Stato palestinese, non era questa la maniera per raggiungere tale scopo, preferendo la via del negoziato con Israele. Per questo la Germania, insieme alla Gran Bretagna, ai Paesi Bassi e alla Repubblica Ceca, hanno preferito astenersi. A sostenere fino all’ultimo il no per questa risoluzione, naturalmente, gli Stati Uniti e Israele. Per entrambi un vero e proprio Stato palestinese, che viva in pace e sicurezza accanto ad Israele, può scaturire solo da un negoziato che porti a un definitivo e duraturo accordo di pace. Per Hillary Clinton la risoluzione «non sancisce la nascita dello Stato palestinese», anzi la reputa «controproducente  per il principio due popoli, due Stati». Per quanto concerne il nostro Paese, sono giunte le dichiarazioni dell’ambasciatore Cesare Maria Ragaglini, rappresentante permanente al Palazzo di Vetro: «Abbiamo deciso di votare sì alla luce dell’approccio costruttivo del presidente Abu Mazen sulla ripresa senza condizione dei negoziati».

Il timore più grande da parte d’Israele, dopo questa votazione, è il fatto che da questo momento in poi la Palestina avrà accesso a molti trattati e organizzazioni internazionali, che finora gli erano preclusi. A partire dalla Corte penale internazionale, davanti alla quale i palestinesi potrebbero decidere di portare Israele per denunciare la questione dei Territori Occupati.

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| ansa.it; comefunziona.net

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