Storia dell’arte, l’abolizione della disciplina sarebbe una bufala

Da ieri circola sul web la notizia dell' abolizione definitiva della Storia dell'arte nelle scuole italiane ma molti siti la smentiscono. Qual è la verità?

Il manuale di Storia dell'arte italiana più usato negli istituti scolastici

Il manuale di Storia dell’arte italiana più usato negli istituti scolastici

Roma – La notizia che da ieri circola sul web e che sta sollevando centinaia di polemiche è  quella della definitiva abolizione della storia dell’arte come disciplina di studio nelle scuole italiane. Secondo l’articolo online che ne ha dato notizia e che si trova sul sito www.ilmediano.it, «La Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati dice no alla reintegrazione delle materie artistiche nelle scuole italiane. Il Paese, spiega, non è in grado di sostenerne la spesa». Tuttavia, le maggiori testate online che si dedicano specificatamente all’arte non ne hanno dato notizia, se non per smentire il sopraccitato articolo.

QUAL E’ LA VERITA’ SUL DESTINO DELLA DISCIPLINA? – In particolare, alcuni siti web smentiscono la definitiva cancellazione della storia dell’arte come materia di studio nelle scuole italiane, affermando che in realtà si tratta di un processo in atto da anni e che non si è ancora concluso e dichiarando che l’emendamento parlamentare preso in considerazione sarebbe datato. Dunque, la verità sul destino della disciplina sarebbe che il suo insegnamento nelle scuole italiane  è stato si fortemente ridotto, ma non abolito del tutto. Come tutti sappiamo, il processo di riduzione delle ore di insegnamento della storia dell’arte all’interno dei programmi scolastici degli istituti italiani è iniziato con l’entrata in vigore della Riforma Gelmini, ovvero a partire da settembre del 2009.

PRIMA DELLA RIFORMA GELMINI – Prima di allora la Storia dell’arte veniva insegnata negli istituti d’Arte e nei licei artistici, negli istituti magistrali, nei licei classici e scientifici, negli istituti tecnici e professionali, spesso attraverso sottocategorie della disciplina quali Disegno e Linguaggio artistico-visivo, Storia delle Arti Visive, Disegno Professionale, Plastica e Disegno e altri.

DOPO LA RIFORMA – Dopo la Riforma Gelmini e nel corso di circa un triennio, è stata eliminata la Storia dell’arte come materia di studio e

Mariastella Gelmini

Mariastella Gelmini

insegnamenti come Disegno e Disegno e Storia dell’arte nelle seguenti scuole: istituti professionali e tecnici, licei delle Scienze Umane e Linguistici, dove la Storia dell’arte viene eliminata definitivamente nei bienni e nei successivi tre anni viene abolito il Disegno come materia di studio. Nei licei scientifici a indirizzo Sportivo, negli istituti per geometri (per i quali, peraltro, lo studio della disciplina è sempre stato negato). Nei Licei classici l’insegnamento della Storia dell’arte non è più previsto negli anni del ginnasio, ma persiste nel triennio finale. La Riforma Gelmini, inoltre, ha soppresso gli Istituti d’Arte che sono stati obbligati a ridefinirsi come Istituti Professionali o Licei Artistici.

LA PETIZIONE – Lo scorso ottobre era stato lanciato anche un appello al ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, firmato da migliaia di docenti di Storia dell’arte indignati, su un noto portale di petizioni online. In esso si legge: «Nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza, impedire ai ragazzi di maturare un’ adeguata conoscenza del proprio patrimonio storico-artistico significa ostacolare una formazione culturale degna di questo nome, ma anche impedire la formazione di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura. Se non si impara la storia dei luoghi e dei monumenti che ci circondano, come si potrà capire chi siamo e maturare quel valore imprescindibile del rispetto per i luoghi e gli spazi comuni?».

L'attuale ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza

L’attuale ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza

L’EMENDAMENTO DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE – La notizia della definitiva abolizione della disciplina divulgata ieri dal sito web sopraccitato si riferiva in particolare a un emendamento presentato da Celeste Costantino, deputata di Sel, per il ‘Ripristino della Storia dell’arte nella Scuola secondaria’, risalente però all’ottobre 2013. In seguito, col Disegno Di Legge del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, Misure urgenti in materia di Istruzione, Università e Ricerca, i lavori di ripristino delle ore di Storia dell’arte negli Istituti scolastici italiani sono partiti ma ad oggi, di fatto, ancora nulla è cambiato.

LA SMENTITA UFFICIALE – In ogni caso, riguardo alla notizia diffusa ieri sulla definitiva eliminazione della disciplina dagli istituti scolastici, è arrivata anche la risposta di ArtTribune, che la definisce una vera e propria ‘bufala mediatica’. In particolare, sull’articolo pubblicato ieri online, si legge: «Abbiamo sentito al telefono l’onorevole Simona Flavia Malpezzi, deputata Pd, tra i membri della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera […]. Alla domanda su cosa fosse successo in commissione, viste le notizie circolate […] a proposito di una presunta bocciatura del progetto di integrazione delle ore di storia dell’arte, Malpezzi ha risposto secca: Tutte balle. Non è accaduto proprio nulla. Stiamo lavorando per portare avanti il proposito del Ministro (Carrozza nda): aumentare le ore di storia dall’arte, ma anche quelle di educazione musicale. La notizia è uscita su qualche blog ed è stata ripresa senza effettuare opportune verifiche. Anzi, smentiremo presto con un comunicato».

IL COMUNICATO STAMPA – E il comunicato non è tardato ad arrivare. In esso si legge, tra l’altro: «Non sappiamo quali siano le fonti su cui si basa questa notizia, ma sarebbe bastato, per esempio, consultare i resoconti dei lavori della Commissione per scoprire, invece, che il Partito Democratico ha proposto, evitando disorganiche richieste di aumento orario per diverse discipline, il monitoraggio di tutta la Riforma Gelmini, quadri orari compresi, e un riordino delle classi di concorso che consenta di mettere mano agli errori compiuti dal duo Tremonti-Gelmini».

In conclusione, quindi, pare che la volontà di riparare agli errori della Riforma Gelmini ci sia; quelle che mancano, come al solito, sono le risorse finanziarie. Dopo i tagli alla Cultura del governo Berlusconi, poi di quello tecnico di Monti e dopo le larghe intese di Letta e Alfano la domanda fondamentale è «Dove trovare i fondi?», domanda che lascia tutti senza risposta.

Mariangela Campo

Foto: www.libreriamedievale.com; www.riparteilfuturo.it; www.artemagazine.it

Fonti: www.ilmediano.it; www.artribune.it; www.artemdocere.jimdo.com.; www.artsblog.it

 

 

 

 

 

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