Quello stop sbagliato da Iniesta che grida: ‘Spagna, è finita’

La fine del ciclo vincente della Spagna di Del Bosque racchiusa nell'errore di un uomo simbolo: Andrés Iniesta e uno stop sbagliato

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Andrés Iniesta (Facebook Fifa World Cup)

Ci sono tanti modi per dichiarare finito un ciclo. Quello della Spagna apparentemente potrebbe passare da un dato di fatto incontrovertibile: 2 sconfitte, 7 gol subiti ed 1 solo realizzato (su rigore) in due partite ai mondiali di Brasile 2014. Da testa di serie, da favorita. Con l’impressione di non essere più una spanna sopra gli altri, certo, ma neanche six feet under. Eppure la scritta game over sulla travolgente Spagna di Del Bosque non l’hanno fatta calare 7 gol al passivo e un Casillas in gita scolastica, no. È bastato molto di meno, ma allo stesso tempo molto di più: uno stop di Andrés Iniesta. 

INIESTA, IL GIOCOLIERE TASCABILE - Un funambolo pacato e silenzioso, Andrés. Un metro e 70 per 65 chili, 30 anni compiuti da poco e la sconvolgente semplicità nel destreggiarsi nella giungla di centrocampo a colpi di fioretto e non di machete. Iniesta è uno di quelli che non fa uno stop se ha l’avversario a mezzo metro. O meglio, lo fa a modo suo: chiama l’uomo sé con un movimento del corpo, accarezza la palla con l’interno o con l’esterno e, un frame di telecamera HD dopo, è già 2 metri al di là dell’avversario. Iniesta è uno che ha gli occhi dietro la testa, che il movimento del compagno non lo vede ma lo sente. Dà la palla nello spazio verde, sapendo che lì non c’è ancora nessuno, ma qualcuno sta per arrivarci e ha la maglia del suo stesso colore.

Iniesta è uno che non ha segnato tantissimo in carriera (33 gol in 14 stagioni al Barcellona, in pratica 4 all’anno tra campionato e coppe), ma quando ha deciso che doveva mettere dentro qualche pallone importante lo ha fatto. Tipo inventandosi un tracciante terra-aria all’ultimo minuto della semifinale di Champions League contro il Chelsea, o scaraventando in porta un diagonale da consumato uomo d’area nella finale mondiale contro l’Olanda, quando l’ultimo minuto se ne stava per andare già per la seconda volta, all’11′ del secondo tempo supplementare. Iniesta, assieme a Xavi, è stato l’uomo simbolo della Spagna del tiki taka.

STOP AL TIKI TAKA - Ed il tiki taka, ieri, è definitivamente morto con un semplice gesto. In primis con gli acciacchi fisici di Iniesta, che lo hanno costretto a ripetuti stop & go in carriera. Ma soprattutto con quello stop a metà del secondo tempo di Spagna – Cile. Che di straordinario, per una volta, non ha avuto nulla. Perché Don Andrès quello stop lo ha sbagliato. Era il 70′ circa e la Spagna aveva altri 20 minuti a disposizione per cercare un gol e poi la bolgia finale, e sperare in un pareggio quanto mai immeritato. Ma la sensazione era che 3/4 della squadra fosse già al check-in per l’imbarco. Iniesta riceve palla dalla propria difesa, spalle alla metà campo avversaria. Due giocatori del Cile, Isla e Gutierrez, gli ringhiano alle spalle arrivando di gran corsa. Ora fa un velo e li lascia sul posto. No, macché: la tocca appena, li spiazza e li manda al bar a farsi una caipirinha. E se fa la ruleta? Niente di tutto ciò. Andrés Iniesta lo stop lo sbaglia.

Sbaglia il controllo come farebbe un giocatore normale, lui che normale non è mai stato. La tocca con un internaccio a seguire, ma non si sa bene per seguire cosa. La palla scappa via di un metro e i centrocampisti del Cile la fagocitano come una feijoada dopo 15 giorni di dieta. Se li avesse lasciati con i tacchetti piantati nell’erba del Maracanã sarebbe stato tutto straordinariamente normale. Ma Iniesta che sbaglia uno stop come un Ciaramitaro qualunque – il buon Maurizio ci capirà se lo usiamo come termine di paragone – fa troppo rumore. E di fronte alla semplicità e all’innocenza di un tocco di palla sbagliato, il centrocampo spagnolo che viaggia in prima (marcia, non classe) rispetto all’alta velocità cilena passa banalmente in secondo piano. “Iniesta ha sbagliato uno stop” è un oooh di stupore che riecheggia tra le urla del catino di Rio de Janeiro e negli occhi annegati dalle lacrime dei tifosi spagnoli. La Spagna del tiki taka ha avuto lunga vita, ma è morta definitivamente ieri sera. Augurandoci che non arrivi il Fuentes di turno a oltraggiarne il cadavere.

Francesco Guarino
@fraguarino

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