Stop immigrazione in Regno Unito: no di Londra ai disoccupati europei

Immigrazione europea in Regno Unito: Londra chiude le porte ai cittadini comunitari disoccupati

LONDRA – Il mastodontico flusso di migranti europei diretti in Regno Unito per cercare lavoro potrebbe arrestarsi bruscamente nei prossimi mesi. Londra chiude le porte all’ingresso di cittadini europei disoccupati, scongiurando quindi l’aumento di erogazione di assegni di disoccupazione, sussidi alle famiglie e servizi sanitari per i non britannici che speravano di far fortuna oltre la Manica.

NO AI DISOCCUPATI EUROPEI IN REGNO UNITO - Questa la drastica richiesta di Theresa May, ministro dell’Interno di Londra che inneggia a una riforma della libera circolazione nell’Ue, volta ad autorizzare la presenza in Regno Unito ai soli cittadini europei già possessori di un posto di lavoro, tentando di arrestare l’aumento dell’immigrazione dei disoccupati stranieri in Gran Bretagna. Secondo il ministro May, l’Unione europea necessita di ristabilire le corrette premesse del principio di libera circolazione nell’Ue, secondo cui questa libertà di movimento sarebbe destinata ai soli lavoratori. Il sistema che gestisce l’immigrazione in Unione europea sarebbe per Londra’fuori controllo’.

Il massiccio aumento di migranti in Regno Unito dagli anni Settanta ad oggi

MIGRANTI SEMPRE IN AUMENTO - Per la May il livello di migranti disoccupati in Regno Unito – più che raddoppiato rispetto al 2010 – non è sostenibile e sta sovraccaricando i servizi pubblici e le infrastrutture. Diventa quindi essenziale ‘rinegoziare’ i rapporti fra Ue e Uk.

Secondo i dati ufficiali, dal marzo 2014 al marzo 2015 si sarebbero introdotti in Regno Unito più di 330 mila migranti, di cui 57 mila italiani, rasentando il massimo storico di unità straniere entrate nel Paese. Anche gli studenti europei, trasferiti nei centri universitari britannici, sono stati invitati a considerare come temporaneo il periodo di permanenza in Regno Unito.

IN VISTA DEL REFERENDUM - La posizione del ministro è netta: la libera circolazione nell’Unione europea deve intendersi necessariamente come “libertà di movimento verso il lavoro” e non più come “libertà di attraversare le frontiere per cercare un lavoro o usufruire delle politiche previdenziali”, pratica ormai consolidata in Regno Unito. Non potendo vietare l’ingresso in Regno Unito di cittadini europei, anche di coloro sprovvisti di occupazione, Londra non ha potuto onorare a pieno gli impegni presi per gestire l’immigrazione: questo uno degli argomenti spinosi discussi da Cameron con Bruxelles, correlato al referendum in Regno Unito sulla sua scelta di appartenenza all’Unione europea.

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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