Stipendio ai deputati in cella, il M5S ci ‘riprova’. La Camera respinge

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Francantonio Genovese, deputato Pd agli arresti domiciliari

Serve «una iniziativa legislativa». È la risposta dell’ufficio di presidenza della Camera alla richiesta del Movimento 5 Stelle di togliere lo stipendio a Francantonio Genovese, il deputato Pd agli arresti domiciliari, e a quei deputati finiti, ahimè, in cella. La Camera, dunque, gli continuerà a pagare l’indennità parlamentare pari a 5.246,54 euro netti (10.435 euro lordi).

NORMA DI BUON SENSO, MA… - “Una norma di buon senso” hanno commentato in molti. Peccato che tutti, escluso il M5s e un astenuto, hanno votato contro. Per i questori della Camera una eventuale sospensione dello stipendio ai deputati arrestati deve essere decisa con una legge e non con una delibera dell’Ufficio di Presidenza o a carattere regolamentare. Ora i 5 stelle vogliono spostare la battaglia in Aula e vedere lì cosa succede.

SOSPENSIONE INDENNITÀ DEPUTATI IN CARCERE – Genovese, in carcere dallo scorso 15 maggio, percepisce dunque ancora l’indennità legata alla sua carica, prevista dalla Costituzione. Il deputato siciliano non riceve però la diaria e i rimborsi. Quello che il M5s chiedeva era una sospensione dello stipendio e di fermare l’erogazione del vitalizio e della pensione agli ex deputati condannati per reati particolarmente gravi, come quelli di mafia. «Genovese (Pd) è agli arresti domiciliari, i cittadini che lo pagano a fare?», scriveva ieri Di Maio (M5s) su Facebook. «I cittadini italiani stanno pagando lo stipendio ad un politico agli arresti domiciliari e a tutti quelli arrestati. Chiedo agli elettori di Pd, Forza Italia, etc. cosa ne pensano. I partiti oggi hanno dato un pessimo esempio al Paese. Gli stessi partiti che si riempiono la bocca con la lotta alla corruzione. Non quella intellettuale…».

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CASO CUFFARO - Un caso simile era esploso in Sicilia dove il M5s aveva presentato un subemendamento alla spending review di Monti per estendere la sospensione del vitalizio ai reati di mafia, oltre a quelli contro la pubblica  amministrazione, e bloccare lo stipendio a Totò Cuffaro, da 3 anni in carcere. La norma fu però bocciata dall’aula perché, spiegava il presidente  dell’Ars, Giovanni Ardizzone (Udc), la materia penale era di  competenza dello Stato, non dell’Ars. L’ex presidente della Regione Sicilia da tre anni riceveva infatti dall’Assemblea regionale siciliana un vitalizio mensile da ex deputato di 6 mila euro lordi.

Dopo poco tempo l’annuncio dell’Ars: «Cuffaro pur condannato per reati legati alla mafia rientrerebbe nel decreto Mondi perché i giudici gli hanno contestato nel medesimo processo anche il reato di rivelazione di segreto d’ufficio, per non parlare del danno all’immagine della Regione con conseguente interdizione dai pubblici uffici». Ma i legali dell’ex governatore hanno già detto che impugneranno il provvedimento che definiscono “illegittimo”.

SERVE UNA LEGGE - La questione alla Camera, riferita alla situazione Genovese, era stata ritenuta «meritevole di attenzione» dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, ma i questori hanno confermato che è si può intervenire solo con una legge.

Redazione

 

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