Stato-mafia. Napolitano alle toghe: “Solo insinuazioni. Ora riformare la Giustizia”

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Giorgio Napolitano

Roma – ‹‹Un’informazione sensazionalistica e marginali settori della politica – hanno lavorato – per  insinuare nel modo più gratuito il sospetto di interferenze, smentite da tutti gli interessati, da parte della presidenza della Repubblica››. E questo è inaccettabile al punto che il ricorso alla Consulta sulla liceità delle intercettazioni disposte dalla procura di Palermo è ‹‹una decisione obbligata per chi abbia giurato dinanzi al Parlamento di osservare lealmente la Costituzione››.

Questa la replica – riportata dall’inviato dell’Ansa Fabriszio Finzi – che ieri il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha rivolto alle toghe che lo accusano di aver tentato “interferenze” sul caso Nicola Mancino, l’ex ministro sotto indagine per falsa testimonianza in merito alle inchieste sulla trattativa Stato-mafia. Durante un’intervento nella nuova sede di Scandicci della scuola di formazione per giovani magistrati, il presidente della Repubblica, ha parlato quasi a sorpresa della vicenda sconfessando l’operato dei magistrati intorno alla sua figura e a quella del suo consigliere, Loris D’Ambrosio, deceduto di recente.

Nulla è stato fatto per favorire Nicola Mancino, ribadisce il Capo dello Stato che ha scelto l’ex manicomio di Castelpulci, dove morì il poeta Dino Campana, per chiudere una  vicenda che – dichiara il presidente – lo ha scosso sul piano personale e allarmato su quello istituzionale.

E Scandicci – spiega Finzi – all’indomani dell’intervento di Napolitano, si scuote sul “caso Mancino”. Gli studenti, pare, sono stati muniti di un volume con tutti gli interventi del capo dello Stato in materia di giustizia. Qui, anche una lettera inedita di D’Ambrosio per il presidente. Il tono del consigliere giuridico è preoccupato per l’evolvere della vicenda e stanco (D’Ambrosio morirà di infarto pochi giorni dopo). La risposta del Capo dello Stato datata 19 giugno 2012 è solidale con il consigliere: ‹‹l’affetto e la stima che le ho dimostrato in questi anni restano intangibili, neppure sfiorati dai tentativi di colpire lei per colpire me››, scrive Napolitano.

La divulgazione delle carte da parte del Quirinale era un passo obbligato: necessario ristabilire il senso delle Istituzioni dopo il duro attacco fatto dai pm della Procura di Palermo. I magistrati, infatti, pochi giorni fa avevano prodotto un memoriale difensivo per la Procura a proposito del conflitto di attribuzione sollevato dal presidente sulle intercettazioni operate dagli inquirenti. La sintesi definiva la richiesta quirinalizia come atto di immunità per un ‹‹sovrano››. Da qui la stizza di Napolitano e la conseguente auto-difesa. Istituzioni ai ferri corti.

Quindi, appare chiaro come – secondo il Capo dello Stato – D’Ambrosio sia stato “sacrificato” ma non inutilmente.  Rendendo pubblico il carteggio, infatti, Napolitano ha voluto anche mettere in luce ‹‹i contrasti” in essere tra le diverse Procure che stanno indagando sulla trattativa Stato-mafia e i suoi depistaggi. Il 18 giugno di quest’anno, D’Ambrosio scriveva a Napolitano: tutti conoscevano ‹‹le criticità ed i gravi contrasti›› tra le Procure ma che a questi ‹‹contrasti›› nessuno riusciva a porvi ‹‹rimedio››. ‹‹Mi ha turbato leggere nei resoconti di un’audizione all’Antimafia le dichiarazioni di chi ammette che – aggiungeva D’Ambrosio – della cosiddetta trattativa Stato-mafia uffici giudiziari danno interpretazioni diversificate e spesso confliggenti, ma che ciò è fisiologicamente irrimediabile››. In sintesi, si legge, c’era un’inerzia colpevole è generalizzata ad affrontare di petto una situazione di fatto, ovvero ciò che osservava Mancino nelle telefonate con il Quirinale.

La replica di Napolitano, a D’Ambrosio fu immediata: ‹‹Le sue condotte sono state ineccepibili, scrive il Capo dello Stato, e assolutamente obiettiva e puntuale è la sua denuncia dei comportamenti perversi e calunniosi – funzionali a un esercizio distorto del proprio ruolo – di quanti, magistrati giornalisti o politici, non esitano a prendere per bersaglio anche lei e me››. In Quell’occasione Napolitano respinse le dimissioni del consigliere.

Perciò, il presidente ieri ha invitato i magistrati a ritrovare ‹‹senso della misura›› e ‹‹assoluta imparzialità›› e ad avere il coraggio di accettare una riforma della Giustizia che è ormai ‹‹un imperativo” per ‹‹una rinnovata efficienza del sistema giustizia››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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