Stato e Vaticano, i soldi persi dall’Italia

Roma – Quattro bozze finanziare in meno di un mese. Modifiche, aggiustatine, revisioni, proteste e ancora i conti che non tornano. Tante le perplessità e i punti interrogativi che attraversano la mente dei cittadini italiani. Il debito pubblico, cresciuto di un ulteriore 2,5 percento rispetto alla fine del 2010 (fonte BankItalia), ha quasi raggiunto i livelli record del triennio 1994-96, attestandosi al 119 percento. In totale l’Italia è indebitata per quasi 1900 miliardi di euro, per la precisione 1890,60. A parte gli sterili numeri, che non ci danno l’immagine reale della grave situazione in cui versa il Bel Paese, ciò che fa impazzire gli italiani è il fatto che gli si chiede di fare sacrifici senza saperne lo scopo. All’aumento della spesa pubblica, infatti, non è seguito nessun beneficio visibile per la popolazione nel suo complesso. Industriali, lavoratori, disoccupati e inoccupati, pensionati e via dicendo, dichiarano tutti il proprio disagio e malessere. Ma allora quell’aumento del 2,5 percento a cosa è servito, per cosa sono stati spesi quei soldi? Quel che è certo è che non hanno calmierato la crisi, anzi l’hanno peggiorata.

 

Berlusconi e il Papa

Accanto a queste considerazioni di carattere generale e a quelle particolari della mancata incidenza della lotta all’evasione fiscale e della riduzione del costo della politica, va tenuto in debito conto anche la mancata entrata al Fisco dei contributi degli enti cosiddetti extraterritoriali, tra cui la Chiesa. Il Vaticano gode di personalità internazionale e ciò gli permette di agire in modo totalmente autonomo, anche in campo economico, all’interno dello Stato Italiano. La sua autonomia sarebbe pienamente condivisa se agisse solo come capo spirituale della comunità cristiana, ma il Vaticano agisce anche in campo economico, producendo ricchezze che sono totalmente esentasse, così come le sue proprietà immobiliari. Anche un suo ordine religioso, il Sovrano Ordine Militare di Malta, che gestisce diversi ospedali e ambulatori medici in Italia, si sottrae al Fisco in relazione ai suoi beni. L’ente, anch’esso con personalità giuridica internazionale, ha anche avuto un contenzioso con l’INPS, visto che sono nate delle controversie con lo Stato Italiano in merito ai rapporti con i propri dipendenti, in quanto aveva disatteso diritti individuali costituzionalmente garantiti (quello del lavoro e dell’equa retribuzione). Un contenzioso che nel 2003 si aggirava attorno ai 33 milioni di euro.

 

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

Tralasciando la questione morale e democratica secondo cui ogni cittadino dello Stato, e anche chi opera all’interno dello Stato senza avere la cittadinanza italiana, deve contribuire in base alle sue possibilità economiche, c’è da chiedersi se l’Italia si troverebbe in pareggio di bilancio se avesse nelle sue casse tutte queste entrate mancate. Chissà se qualche economista ha fatto questi calcoli. Giulio Tremonti probabilmente no, viste le manovre economiche che ha posto in essere, ma d’altronde non si può pretendere una conoscenza della finanza e dell’economia da premio Nobel da parte di un laureato in giurisprudenza.

Sabina Sestu

Foto: repubblica; caramella-fondente.blog.kataweb; blitzquotidiano.it;

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