Stati Uniti: continua il dibattito sull’immigrazione

La senatrice dell'Arizona Jan Brewer

Roma – Nel 2010 la governatrice dell’Arizona Jan Brewer ha firmato la legge SB 1070, che autorizza le forze dell’ordine ad arrestare chiunque – ma di certo il colore della pelle inciderà molto sulla “scelta” – sia anche solo sospettato di vivere illegalmente negli Stati Uniti, considerando un criminale chi vive, lavora o cerca lavoro negli States senza permesso di soggiorno.

«L’Arizona ha dimostrato molta pazienza e ha aspettato abbastanza a lungo che Washington risolvesse il problema dell’immigrazione illegale. Ma decenni di rinvii e di politiche sbagliate hanno creato per noi una situazione pericolosa e insostenibile» commentò nel 2010 la stessa senatrice Brewer quando fu accusata di aver avallato una legge considerata irresponsabile e illegale.

Dallo scorso 25 aprile i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti hanno iniziato a esaminare la contestata – e antidemocratica – legge, per stabilire se il provvedimento varato in Arizona scavalchi le direttive federali in materia d’immigrazione e quanto i singoli Stati possano legiferare autonomamente in merito.

Gli Stati Uniti da sempre cercano di difendere i propri confini e di ridurre l’immigrazione clandestina e gli Stati al confine con il Messico sono da sempre in prima fila per combattere il transito illecito di persone e, soprattutto, di droga.

Le Border Patrol, però, non sono molto efficaci, né tantomeno lo sono le misure repressive da Ghestapo applicate nel Paese più democratico del mondo. L’Arizona poi è la più trafficata via di transito che porta dal Messico agli Stati Uniti clandestini e partite di droga. Questo perché il confine si estende per centinaia di chilometri nel mezzo del deserto e le pattuglie di frontiera non sono in grado di coprire tutto il territorio interessato: un percorso lungo e duro, ma relativamente sicuro.

Già nel 2010 il dipartimento di Giustizia aveva presentato ricorso contro la legge e il presidente Obama, insieme a Nancy Pelosi più altri sedici deputati democratici della California – sostengono che la SB 1070 sia in contrasto con le leggi federali.

Ma insieme all’Arizona altri sedici Stati appoggiano certi vergognosi provvedimenti: Florida, South Carolina, Utah, mentre l’Alabama lo scorso anno ha varato una legge che vieta agli immigrati irregolari di frequentare college e università pubbliche o di prendere in affitto un immobile.

La necessità di controllare le sacche di criminalità che gravitano intorno all’immigrazione clandestina è condivisibile, soprattutto considerando la grande presenza di irregolari in Arizona – si parla di circa 450 mila unità sugli 11 milioni circa presenti in tutti gli Usa – ma le misure repressive previste dalla SB 1070 sono contrarie alla legge del buonsenso: proibire a un irregolare di  affittare uno stabile o di frequentare le scuole pubbliche è un ottimo sistema per spingerlo a delinquere come estrema forma di sostentamento.

La sentenza della Corte Suprema dovrebbe arrivare a giugno, nel bel mezzo della campagna elettorale per le presidenziali di novembre che vedrà – già sta accadendo – Obama e Romney darsi del filo da torcere per guadagnare il voto dell’elettorato latinoamericano, anche se sotto questo punto di vista Obama ha già vinto: in caso di sentenza contraria alla legge il presidente in carica conquisterà i voti per il suo impegno in merito, in caso di sentenza favorevole, invece, gli elettori latinoamericani avranno tutto l’interesse a recarsi alle urne e a votare democratico, schierandosi con chi cerca di risolvere i loro problemi.

Non resta che aspettare il parere degli otto – Elena Kagan, il nono giudice, non si esprimerà perché in passato ha rappresentato il governo federale proprio davanti allo stesso organo di giudizio – giudici della più alta Corte degli Stati Uniti. In  caso la situazione finisse in stallo – con un quattro a quattro per intenderci – si adotterà la decisione della corte d’appello del nono circuito, il tribunale che nel2010 ha sospeso i provvedimenti più severi della SB 1070.

Francesca Penza

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