Statale 107 Bis, ‘Muri Muti’. Abbattere le barriere col suono della diversità

L'esordio in studio dei calabresi Statale 107 Bis è un mix di generi sinonimo di lotta all'isolazionismo dei nostri (tristi) giorni

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“Il 2016 è stato l’anno del ritorno dei muri in tutto il mondo e la nostra Unione Europea, che sull’abbattimento delle frontiere ha fondato la propria ragione d’essere, non fa eccezione. Mentre i proclami la vogliono senza confini né pareti, i muri e le barriere continuano a crescere creando divisioni e stabilendo un dentro e un fuori. Alla faccia dell’Unione somigliamo sempre più ad una setta”. Questo si legge in quella sorta di piccola lettera aperta – in realtà rivolta a chiunque voglia recepire un qualunque messaggio nell’era dell’ipercomunicabilità a botta di hashtag o poco più – che i calabresi Statale 107 Bis accompagnano alla circolazione del loro primo e interessante album in studio Muri Muti, autoprodotto ma affidato a La Cupula per la distribuzione.

Ed è esattamente questo il concetto che sta alla base non solo dell’idea discografica ma anche (e soprattutto) della conformazione ideologica e stilistica di Alessandro Facente (voce e tromba), Gustavo Tigano (voce e sax tenore), Salvatore Locanto (basso e voce), Giuseppe Tavernese (sax contralto e soprano), Giuseppe Aiello (chitarra), Rosario Bonofiglio (percussioni) e Nello Chinni (batteria). Il sano e intelligente mix di ska, folk, swing, spunti rock e derivazioni blues riscontrabile in un album eclettico e frizzante come Muri Muti costituisce una mescolanza di generi e impostazioni compositive che il progetto Statale 107 Bis innalza a metafora assoluta di contaminazione contenutistica ma anche relativa ad un potenziale direzionamento eterogeneo in termini di pubblico ricettore.

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Se un album come Muri Muti, infatti, fa del suo andirivieni stilistico il pilastro portante di un’identità precisa (quella della band) ma anche di un considerevole riferimento culturale che più attuale non potrebbe essere, molteplici sono, al contempo, le caratteristiche gustative di un intero progetto di spessore rivolto a qualsiasi tipo di orecchie proprio per estendere a dismisura (o almeno provarci) il raggio d’azione di ogni singolo messaggio rivelatore.

Il progetto Statale 107 Bis, con Muri Muti, gioca la non facile carta dell’ironia e della giovialità ma prende seriamente di petto il concetto di barriera come anche quello di confine (geografico ma prevalentemente interiore) per farne il bersaglio principale al ritmo di una sperimentazione che da sonora diventa artefice della messa al bando di ogni spregevole razzia di commistione di generi musicali e umani.

Contaminazione è la parola chiave per sfatare il tabù di ogni isolazionismo fine a se stesso, tanto nel coraggio di caricarsi sulle spalle generi cotti e stracotti quanto in quello insito nel fare di essi il veicolo trainante per un’energia uditiva che, al contrario, fine a se stessa non è. Anzi, l’andirivieni di generi e contatti/contrasti umani sembra quasi essere sinonimo di necessità assoluta per la costruzione di un possibile antidoto ad ogni metafora di chiusura. Contrariamente a chi predilige una maggiore durezza e compattezza nel dispiegamento di forze telluriche in un desiderio sovrumano di differenziazione dal marcio ideologico e culturale, gli Statale 107 Bis sono capaci di mettere in pratica i propri intenti con la forza della positività ironica, carta tutt’altro che semplice da giocare in una realtà intasata da nervosismi cronici e crisi da contagio migrante invasivo.

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Pertanto, tra le viscere di un album come Muri Muti non può che nascere, crescere e maturare una sana predisposizione verso certe diramazioni funky (Randagio), “poppeggianti” ma saggiamente melodiche (Lui, lei e Saturno), puramente armoniche (Bar Betta) o addirittura jazz originarie (Fumo), mentre oltre a pur giusti ammiccamenti overground (La scimmia) si fanno spazio spunti marcatamente ska (Pena d’amor, Sinfonia per cicale) e soluzioni puramente pop-rock (Questo deserto) che non tardano a lasciare ampio spazio a derivazioni mediterranee degne della propria stessa genesi millenaria (Morra).

In Muri Muti, così come nel folto background degli Statale 107 Bis, c’è davvero tanta versatilità e tanta capacità strumentale al servizio di un’intelligenza (prima di tutto) sincera, corposamente matura e consapevole dei propri scopi primari. Senza dubbio un gioiellino di coraggio concettuale sostenuto da un motore creativo non di poco conto.

Voto: 7

Stefano Gallone

@SteGallone

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